Cento anni per il museo degli Studi Patri al chiostrino di Gallarate, che riapre domenica 15 marzo

Museo degli Studi Patri al chiostrino di Gallarate
Museo degli Studi Patri al chiostrino di Gallarate
Il Museo, con la ricca biblioteca tematica e dal prezioso archivio di documenti sulla città, costituisce un significativo osservatorio sulla storia  artistica e archeologica del territorio gallaratese.

La Società Gallaratese per gli Studi Patri celebrera due anniversari che ne raccontano la profondità storica e il valore civico: i 130 anni dalla fondazione e i 100 anni dall’apertura del Museo al Chiostrino, inaugurato nel 1926 come luogo deputato alla conservazione e allo studio della memoria locale. Il museo riaprirà domenica 15 marzo.

Il Museo, completato dalla ricca biblioteca tematica e dal prezioso archivio di documenti sulla città, costituisce un significativo osservatorio sulla storia  artistica e archeologica del territorio gallaratese.

L’attuale edificio del Museo viene donato alla Studi Patri con atto formale il 31 marzo 1925 dalla Società Immobiliare “Case e Alloggi Macchi & C.” dopo che, negli anni precedenti, a partire dal 1911 era stato sottoposto ad accurati restauri diretti dal Cavalier Enrico Macchi.

La prestigiosa sede del Museo archeologico – storico – artistico della Società Gallaratese per gli Studi Patri è quanto rimane di un convento francescano edificato nel 1234 di cui, la parte superstite, costituisce metà del chiostro settentrionale dei due che esistevano in origine.

L’attività di raccolta e studio promossa dalla Società, anche sotto l’impulso dell’allora Conservatore  Mario Bertolone, richiama presto la necessità di un sistematico organo di stampa e nel 1930 esce il primo numero della “Rassegna Gallaratese di Storia ed Arte” diretta da Giuseppe Macchi.

Nel 1952 la Società cura la realizzazione di una mostra sulle “Opere d’arte nel Gallaratese”, allestita presso l’Asilo Infantile Ponti; questa iniziativa ancora una volta sancisce il ruolo territoriale del sodalizio.

L’intensa attività degli anni successivi induce la necessità di un ampliamento della sede del Museo, così il 28 maggio 1961 viene inaugurato il nuovo salone annesso all’edificio dell’antico convento. Nella stessa circostanza viene inaugurato il nuovo allestimento delle sale museali con la parziale esposizione delle collezioni riordinate dal Conservatore Mario Buffoni e dall’archivista Carlotta Cotta Sacconaghi.

Il rinnovo del consiglio societario del 1965 dà avvio all’elaborazione del progetto di restauro architettonico dell’edificio del Museo che negli anni successivi assorbirà la gran parte delle energie della Società. I lavori di risanamento e restauro prendono avvio nel 1970 e due anni dopo, l’8 ottobre del 1972, alla presenza di numerose personalità, viene celebrata l’inaugurazione del rinnovato Museo che viene definitivamente aperto al pubblico nel dicembre del 1973.

Oggi il cortile e il portico del chiostro gotico, sede del Museo, ospitano un sarcofago e un coperchio di sarcofago romani, alcuni materiali medievali tra cui elementi architettonici, lapidi e due statue provenienti dal castello di Jerago.

Le collezioni archeologiche, disposte secondo un criterio cronologico, occupano le prime tre sale del museo: nella prima sono ospitati i reperti preistorici provenienti dalle stazioni palafitticole del varesotto, cui va ascritta anche una notevole piroga monoxile dal lago di Monate, e il cospicuo materiale protostorico da Malpensa, Golasecca e Castelletto Ticino.

La seconda sala ospita una pregevole raccolta di epigrafi e parte dei reperti romani che continuano anche nella terza sala dove, oltre alla ricostruzione di una tomba alla cappuccina rinvenuta a Gallarate, si colloca il pluteo marmoreo della Basilica di San Giovanni di Castelseprio. Al piano superiore è ositata la pinacoteca, la raccolta di stemmi ed epigrafi e la collezione di sculture e bozzetti.

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