Più facile opporsi ai comportamenti scorretti delle aziende con le nuove regole per la class action

Il procedimento passa dal Codice del consumo al Codice di civile. Questa modifica renderà più facile per tutti tutelare i propri diritti.

Si definitivo del senato alla riforma della class action. Sarà più facile chiedere i danni alle aziende per comportamento scorretti. Il procedimento passa dal Codice del consumo al Codice di civile. Questa modifica renderà più facile per tutti tutelare i propri diritti. Può proporre una class action chiunque ritenga di avere subìto una lesione di «diritti individuali omogenei». A proporre l’azione potranno essere anche le associazioni dei consumatori. Il passaggio di competenza passa dalle sezione specializzate in materia di impresa di tribunali e Corti d’Appello.

Con le nuove regole si avrà anche una certezza sui tempi dei ricorsi. La nuova class action viene infatti articolata in tre fasi: la prima e la seconda relative, rispettivamente, all’ammissibilità dell’azione e alla decisione sul merito, e l’ultima relativa alla liquidazione delle somme dovute agli aderenti all’azione. Il tribunale avrà 30 giorni di tempo per decidere sull’ammissibilità dell’azione, la relativa ordinanza andrà pubblicata entro 15 giorni e sarà reclamabile entro 30 giorni in Corte d’appello, che decide con ordinanza entro 30 giorni.

La riforma prevede una doppia fase di adesione, fortemente criticata da Confindustria: si potrà aderire all’azione di classe, non solo, nella fase immediatamente successiva alla pubblicazione dell’ordinanza che ammette l’azione, ma anche in una fase successiva, ovvero dopo la pronuncia della sentenza che definisce il giudizio, e che dunque accerta la responsabilità del convenuto. Anche in questo caso sarà il Tribunale, con la sentenza che accoglie l’azione, ad assegnare un termine per l’adesione.

La legge non è retroattiva. Non sono consentiti ricorsi su contenziosi del passato.

La nuova legge prevede 100mila euro la sanzione massima per chi rifiuta senza motivo di esibire le prove o le distrugge. In caso di condanna, il Tribunale potrà, su richiesta del P.M. o delle parti, ordinare alla parte soccombente di adottare le misure idonee a eliminare o ridurre gli effetti delle violazioni accertate.