Non si ereditano le sanzioni pecuniarie. Lo ha stabilito la Cassazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n 6500/2019

Il caso dibattuto riguardava un’erroneo pagamento dell’Imu, ma la sentenza si estende a tutte le sanzioni di tipo pecuniario. Il motivo per la Cassazione è chiaro: le sanzioni pecuniarie amministrative derivanti dalla violazione delle norme tributarie hanno carattere afflittivo e vanno inquadrate nella categoria dell’illecito amministrativo di natura punitiva. Per tale motivo, dunque, non si trasmettono agli eredi.

I ricorrenti per cassazione erano gli eredi dell’originaria parte in causa contro il Comune di Roma Capitale. La vicenda riguardava la sanzione per un illecito amministrativo. In particolare, quest’ultimo non avrebbe adempiuto al pagamento dei canoni ICI relativi ad un proprio terreno ritenuto edificabile.

Il principio della intrasmissibilità delle sanzioni amministrative, comminate per la violazione della legge tributaria, agli eredi del de cuius, è principio che si ricava direttamente dalla legge.

Gli artt. 3 e 15 della L. 7 gennaio 1929, n. 4 esplicitamente considerano la pena pecuniaria nascente dalla violazione, per cui l’obbligazione per il pagamento della pena pecuniaria sorge al momento della violazione stessa ed il successivo provvedimento di irrogazione, non un provvedimento costitutivo, ma un semplice provvedimento di liquidazione di un’obbligazione già sorta, con valore dichiarativo (Cassazione 30 novembre 1985, dec. n. 5980).

Ne deriva che l’applicazione della sanzione pecuniaria così disposta non può che essere diretta nei soli confronti dell’autore della violazione medesima, “salvo diversa disposizione di legge”.