L’Aquila: il Museo Nazionale d’Abruzzo rinasce nell’ex mattatoio

Il museo e le sue opere, restaurate, finalmente restituiti all'Aquila e ai suoi cittadini dopo il terremoto del 2009. La sede ristrutturata con tecnologie antisismiche

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Un museo e le sue opere d’arte finalmente restituiti all’Aquila e ai cittadini.
Il 19 dicembre è stato inaugurato all’Aquila il Munda, Museo nazionale d’Abruzzo: presenti il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo Dario Franceschini, il segretario generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia, il direttore del Polo Museale d’Abruzzo Lucia Arbace, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

Il Munda ha sede nell’ex Mattatoio comunale, completamente ristrutturato con tecnologie antisismiche e ripensato per questa sua nuova funzione. Si trova poco lontano dalla celebre Fontana delle 99 Cannelle, in un’area legata alla fondazione della città.

Il restauro del complesso è stato interamente finanziato dallo Stato, tramite il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo, nell’ambito del progetto Mumex dedicato ai grandi musei attrattori del Mezzogiorno d’Italia.

Esposte oltre cento opere di diverse epoche e tipologie (reperti archeologici, sculture lignee e dipinti fino al XVIII secolo) che rappresentano il meglio delle collezioni del museo e raccontano l’identità dell’intera regione.

Il progetto adotta soluzioni allestitive innovative sul piano della prevenzione rischi e valorizza sia la dimensione narrativa del percorso, sia i collegamenti dei beni con le chiese, i monumenti e in generale il patrimonio culturale del territorio. In mostra ci sono alcune delle più belle e antiche Madonne d’Abruzzo, come la Madonna di Lettopalena del XII secolo e la Madonna de Ambro della prima metà del XIII secolo, e capolavori noti come il Trittico di Beffi e il Cristo e l’adultera di Mattia Preti.

Molte delle opere esposte sono state recuperate tra le macerie dopo il terremoto del 2009. Hanno trovato nuova vita grazie ad attenti restauri, ai quali hanno contribuito anche istituzioni estere e soggetti privati. Fra di esse ci sono il duecentesco Cristo deposto, proveniente dal Duomo di Penne, che in occasione del sisma era precipitato rovinosamente con gravissime conseguenze; e la pala con la Madonna e santi di Giovanni Paolo Cardone, proveniente da una distrutta chiesa cappuccina, per il restauro della quale è stato messa a punto una nuova metodologia di distensione della tela.