Rimborsi automatici in bolletta per interruzioni di corrente: quando si possono avere

L'indennizzo massino previsto è di 300 euro. Verrà erogato sotto forma di sconti in bolletta.

Vediamo assieme cosa ha stabilito ARERA, l’autorità per l’energia, le reti e l’ambiente che ha recentemente reso noti gli indennizzi 2018 che i vari fornitori dovranno restituire ai loro utenti.

Quando scattano i rimborsi automatici. 

Il tempo massimo previsto per il ripristino dell’elettricità è di non più di 8 ore consecutive (o non consecutive se interviene una seconda interruzione entro un’ora dal ripristino provvisorio) per i clienti di Comuni con più di 50mila abitanti (alta concentrazione); non più di 12 ore consecutive per i clienti di Comuni con un numero di abitanti compreso tra 5mila e 50mila (media concentrazione); non oltre le 12 ore consecutive anche per i clienti di Comuni con meno di 5mila abitanti (bassa concentrazione). Per coloro che vivono poi ad altitudini superiori ai 1500 metri sul livello del mare, si applicano gli stessi tempi previsti per i clienti finali dei Comuni con meno di 5mila abitanti.

Trascorso questo lasso di tempo scattano i rimborsi automatici (quelli cioè che non devono essere richiesti) che saranno accreditati direttamente in bolletta sotto forma di sconto. Per le utenze domestiche con potenza uguale o inferiore ai 6 kWh si parte da un indennizzo minimo di 30 euro, che aumenta di 15 euro ogni 4 ore di interruzione ulteriore. L’indennizzo massimo riconosciuto agli utenti domestici è di 300 euro. Le somme saranno restituite ai consumatori vittime di disagi sotto forma di sconti in bolletta: nei prossimi conti energetici, dunque, potreste trovare un accredito che andrà a ridurre il totale da pagare al vostro fornitore.

Arera ha diffuso gli indennizzi relativi al 2018 che i vari fornitori dovranno restituire ai loro utenti: saranno 45 milioni di euro, derivanti dalle interruzioni non programmate e prolungate avvenute proprio nel corso dell’anno scorso. Frutto del risultato dovuto a 18,7 milioni di penalità nette per le interruzioni senza preavviso “lunghe” (maggiori di 3 minuti), che costituisce il saldo tra 15,2 milioni di premi e 33,9 milioni di sanzioni, e i 26,9 milioni restituiti per le interruzioni senza preavviso “lunghe e brevi” (con durata maggiore di un secondo), come differenza tra 36,6 milioni di premi e 63,5 milioni di penalità.

Cosa succede in caso di interruzione dell’elettricità per lavori sulla rete

Le interruzioni con preavviso per lavori programmati e le interruzioni senza preavviso. Le prime si verificano all’esecuzione di lavori di manutenzione e dovranno essere comunicate con almeno con 24 ore di anticipo in caso di emergenze o, nelle altre casistiche, con 3 giorni di anticipo.

Cosa succede in caso di interruzioni dell’elettricità per calamità natuali

In questo caso i rimborsi non vengono riconosciti

Il punto sul mercato elettrico italiano

Le dinamiche concorrenziali nel settore elettrico sono disomogenee tra le tipologie di clienti. Nel 2018 la crescita del numero dei venditori nel mercato libero non si arresta, raggiungendo il numero di 426, +35 unità rispetto al 2017.

Numerosi gruppi societari sono cresciuti anche a livello geografico, allargando la propria presenza sul territorio nazionale: quelli presenti su più della metà delle regioni italiane sono il 53%.
Per contro, la concentrazione a livello nazionale ha un andamento differenziato tra le varie tipologie di clienti.
Per i clienti domestici la quota di mercato libero del primo operatore scende al di sotto della metà, 49,3%, in termini di energia fornita, il 50,4% in termini di punti serviti; mentre complessivamente i primi tre servono il 67,0% del mercato in termini di energia e il 68,3% in termini di clienti.
L’incremento del numero degli operatori è associato ad una frammentazione delle quote di mercato più che ad una loro crescita media, a testimonianza di una facilità di ingresso nel mercato, ma di una difficoltà ad acquisire quote di clienti.
Nel 2018 il 60,4% dei clienti domestici è passato al libero mercato, scegliendo il venditore collegato all’impresa di distribuzione. In totale nel 2018 il 14,1% dei domestici ha cambiato fornitore e il 5,8% ha rinegoziato il contratto col proprio venditore (massimi storici).
Gli elementi critici per la concorrenzialità del mercato della vendita ai clienti domestici (come i fenomeni di concentrazione, il vantaggio competitivo degli esercenti la maggior tutela, la presenza di barriere alla crescita e la minore dinamicità dei clienti) continuano a rimanere significativi, seppure con lievi segnali di miglioramento.