Risparmio, fondamenta per il futuro

Gli italiani provano a risparmiare nonostante la crisi. E sono più fiduciosi nel domani. È quanto è emerso dalla Giornata Mondiale del Risparmio che si è svolta il 31 ottobre. La nostra Bcc offre soluzioni adatte a chi vuole tutelare il proprio salvadanaio

Gli italiani sono storicamente dei grandi risparmiatori. Delle “formichine” che, briciola dopo briciola, mettono da parte pensando al futuro. La crisi ha in parte compromesso questa attitudine, ma senza scalfire le buone intenzioni: la metà delle famiglie italiane ha una propensione al risparmio, anche se solo il 28% riesce a mettere da parte qualcosa, la percentuale più bassa di sempre. Un quadro dettagliato, e non privo di qualche sorpresa, è emerso in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio del 31 ottobre, 09durante la quale sono stati presentati i dati dell’indagine Acri Ipsos “Gli italiani e il risparmio”. Organizzata dall’Associazione delle fondazioni di origine bancaria e delle casse di risparmio italiano (Acn), la Giornata Mondiale del Risparmio rappresenta un’occasione di riflessione e impegno che coinvolge banche, istituzioni pubbliche e cittadini. «Il risparmio – ha affermato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia – è materia prima fondamentale per lo sviluppo equilibrato di un paese. Rende le famiglie meno vulnerabili alle congiunture sfavorevoli,  consentendo loro di guardare al futuro con fiducia». I dati emersi dall’indagine parlano chiaro: gli italiani risparmiano, anche se sempre più a fatica. La percentuale di soldi accantonati dai nostri connazionali, da sempre tra le più alte al mondo, sta calando da oltre 20 anni: fino al 2005 gli italiani riuscivano a mettere da parte, mediamente, il 21% del proprio reddito, oggi il 17%. Si tratta del livello più basso degli ultimi anni, addirittura al di sotto della media europea. Il 40% degli italiani consumano tutto ciò che guadagnano, mentre il 31% è costretto a indebitarsi o a spendere i risparmi accumulati in passato. Eppure la voglia di una sicurezza economica resta alta, come da tradizione, tanto che ben il 47% degli italiani sostiene di non vivere tranquillo senza risparmiare, una percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti (era il 44% nel 2011 e il 41% nel 2010). Il maggior numero di risparmiatori si concentra al Nord, anche se questa è l’area che registra il maggior calo: dal 43% dello scorso anno al 33% di oggi. Le categorie più colpite dalla difficoltà di risparmio sono i commercianti, gli artigiani e, in generale, coloro che hanno un titolo di studio più modesto. A offrire una chiave di lettura della situazione ci ha pensato Visco, che ha dichiarato: «A comprimere il risparmio contribuisce soprattutto la caduta del reddito delle famiglie, pari al 9% in termini reali nell’ultimo  quinquennio». La crisi stritola insomma le famiglie, che si vedono costrette a rinunce e sforzi, come testimonia lo stravolgimento in atto nel modo di spendere il denaro tratteggiato dallo studio: non più solo una riduzione dei consumi, ma un cambio di scelte e abitudini che è generato dalla reale contrazione del potere d’acquisto delle famiglie. Si taglia quindi su pasti fuori casa, abbigliamento, viaggi e vacanze. Un quadro a tinte fosche, da cui emerge però qualche sprazzo di sereno: gli italiani che si dicono fiduciosi sul futuro dell’economia globale sono il 45% del totale, in aumento rispetto al 2011. Due italiani su tre ritengono che la crisi che attanaglia il Paese sia molto grave e che durerà almeno altri tre anni, ma guardano con maggiore ottimismo al futuro rispetto allo scorso anno. «Sembrano dati che smentiscono che ci sia rassegnazione, fatalismo.10 Purtroppo si registra una ulteriore contrazione della capacità di risparmio, evidentemente per la crisi e per la disoccupazione, non solo quella giovanile» ha commentato il presidente Acri Giuseppe Guzzetti. A mancare, tuttavia, è la consapevolezza circa l’importanza del risparmio privato per le sorti dell’Italia. In altre parole, la maggior parte degli italiani non capisce quale sia il rapporto tra il saldo del proprio conto in banca e il benessere generale del Paese. «Il risparmio è visto come una azione necessaria per cautelarsi dai rischi futuri più che per cogliere opportunità, come invece era negli anni passati – afferma il consigliere del nostro Cda, Giuseppe Barni -. Si cerca di mettere da parte qualcosa per avere più tranquillità nel futuro in caso di imprevisti, non tanto per finanziare un progetto di studio o lavorativo». Un ulteriore trend preoccupante che emerge dall’indagine “Gli italiani e il risparmio” riguarda l’orientamento agli investimenti degli italiani. L’atteggiamento dominante è quello della prudenza: visto che si fa tanta fatica a mettere da parte dei soldi, si vuole essere tutelati sul fatto che si tratti di un investimento sicuro. Il risparmiatore è attento soprattutto alla rischiosità dell’investimento, ma non si ritiene in grado di identificare facilmente un investimento sicuro (solo il 19% pensa di esserlo). Si mette da parte soprattutto pensando a sé e ai propri cari (70%) e quasi un quarto degli italiani avverte anche l’utilità collettiva del risparmio personale e tiene conto dell’interesse del paese (24%). Continua quindi a essere alta la preferenza delle famiglie per la liquidità, che tocca due italiani su tre. Cala invece, complice il mercato, la voglia di “mattone” che rimane l’investimento ideale solo per il 35% degli Italiani. Prima della crisi, nel 2006, lo era per il 70%, per il 54% nel 2010, per il 43% nel 2011. Il rischio di questa situazione è che si venga a creare di un circolo vizioso: se l’economia cresce poco, si riduce la capacità di risparmio, le famiglie si sentono più incerte e sfiduciate e la crescita frena ulteriormente. «Non bisogna dimenticare che il risparmio non è solo una sicurezza in caso di avversità, ma anche la base per intraprendere un’esperienza imprenditoriale – puntualizza Barni che, non a caso, è imprenditore -. Bisogna avere da parte un gruzzolo, non necessariamente una somma molto elevata, per mettere in piedi un’impresa, ossia per avviare un’attività in proprio. La costruzione di un capitale di rischio, fondamenta di ogni impresa, è insomma la linfa per la nostra economia». Il monito di Barni è rivolto soprattutto ai giovani: «Per avviare un’attività imprenditoriale e per realizzare il proprio sogno c’è bisogno, oggi come ieri, di un piccolo capitale da investire. Si possono racimolare anche tanti piccoli gruzzoli, magari da parenti o amici che credono nell’idea imprenditoriale, attingendo un po’ di qui e di là per avere una base da cui partire. Serve gente che ha voglia di intraprendere, di fare e di rischiare». Il primo passo da fare è quindi ripristinare una cultura del risparmio, che deve iniziare fin da piccoli. Un ritorno insomma ai valori antichi che, purtroppo, stanno progressivamente andando perduti: «È vero che ci sono meno soldi, ma è vero anche che, rispetto al passato, è cambiata la cultura – dice il consigliere Mario Pozzi -. Il tenore di vita si è alzato e si hanno esigenze di spesa che una volta non c’erano. Oggi ci sono molti fronzoli, bisogna ritornare alle cose essenziali e bisogna ridare priorità ai valori importanti, senza sperperare». Insomma, basta fare le cicale, bisogna tornare a fare le formiche e a mettere da parte ogni granellino. Come facevano i nostri nonni: «Nella nostra cultura il risparmio è sempre stato sacro. C’erano meno pretese e lo stile di vita era diverso, c’erano molte meno possibilità di spendere. Quello che bisogna fare oggi è imparare dal passato, rinunciare qualcosa e darsi delle priorità. Bisogna spendere meno e risparmiare, perché i tempi sono difficili. Basta poco, ma se fatto con costanza alla fine si hanno dei risultati». Si tratta un po’ delle vecchie abitudini di una volta: non a caso, quando nasceva un bambino, si correva in banca ad aprire un libretto di risparmio, dove genitori, nonni e parenti versavano dei soldi per garantire un capitale per sostenere gli studi o affrontare la vita da grandi. «Quella del libretto di risparmio è una buona pratica che purtroppo si sta perdendo – osserva Pozzi -. Secondo una stima della nostra Bcc, negli anni Settanta e Ottanta nel territorio mediamente una famiglia su tre apriva un libretto di risparmio per i nuovi nati, invitando i nonni e i parenti a fare piccoli versamenti negli anni, in occasione di feste e compleanni. Negli anni Novanta solo una famiglia su sei pensava ad accumulare un piccolo capitale per i propri figli e oggi stimiamo che soltanto una famiglia su cinquanta mantenga viva la tradizione. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un impoverimento complessivo per le nostre comunità. E, invece, proprio in questi anni di crisi è necessario imparare la lezione del passato e tornare a puntare sulla cultura del risparmio, che va insegnata con i fatti alle nuove generazioni». Oggi i libretti di risparmio si fanno ancora, ma in misura ridotta: di fatto si tratta di un moderno salvadanaio dove vanno a finire le mance dei parenti che si ricevono negli anni, con un interesse che è molto basso. «È un cassettino che non costa niente e dà qualche frutto, anche se è poco remurato – afferma Adalberto Tomasello, responsabile Area Mercato della nostra Bcc -. Si tratta di uno strumento da non sottovalutare in quanto è uno strumento importante per educare al risparmio fin da piccolissimi. Spesso è il primo passo, prima di accedere ad altre forme di investimento più vantaggioso». Oggi ci sono infatti altre forme per gestire i risparmio. Una fra tutte sono i Pac, ovvero i piani d’accumulo del capitale. «Si tratta di uno strumento finanziario adatto ad accumulare risparmio. Anzi, è lo strumento principe» spiega Tomasello. I Pac consentono di mettere da parte una somma prefissata con cadenze regolari (mensile, bimestrale e semestrale): «Si concorda un importo minimo da versare e si formalizza un piano pluriennale organizzando un piano di risparmio – spiega ancora il responsabile dell’Area Mercato -. Il mercato di riferimento su cui si investe è quello finanziario: è consigliabile perché, nel lungo periodo, ci sono soddisfazioni nel rendimento. Il vantaggio è che ogni mese si interviene e in questo modo non si risente delle fluttuazioni del mercato finanziario. Non ci sono rischi e in qualsiasi momento si può scegliere di monetizzare o di interrompere i versamenti». Nel mercato attuale, con le obbligazione che rendono pochissimo, i Pac sono quindi una delle soluzioni preferite da piccoli e grandi risparmiatori, che spesso lo usano in modo complementare alla gestione dei flussi finanziari, per reinvestire il flusso delle cedole programmando un investimento. Il Pac serve per educare finanziariamente il cliente: si comincia con un Pac oggi che può servire un domani per finanziare l’acquisto dell’automobile, gli studi all’università o l’avvio di un’attività imprenditoriale. Insomma, il Pac è la base per il futuro. Da costruire insieme.

 

PER APPROFONDIRE

Hanno detto:

VISCO
Ignazio Visco

«Il risparmio è materia prima fondamentale per lo sviluppo equilibrato di un paese. Rende le famiglie meno vulnerabili alle congiunture sfavorevoli, consentendo di guardare al futuro con fiducia».

 

 

 

 

GUAZZETTI
Giuseppe Guzzetti

“I dati smentiscono che ci sia rassegnazione. Purtroppo si registra una contrazione della capacità di risparmio, per la crisi e per la disoccupazione, non solo quella giovanile”

 

 

 

 

BARNI_GIUSEPPE
Giuseppe Barni

«Il risparmio non è solo una sicurezza in caso di avversità, ma anche la base per avviare un’esperienza imprenditoriale. Bisogna avere da parte un gruzzolo per mettere in piedi un’attività in proprio».

 

 

 

 

Pozzi
Mario Pozzi

«Una volta c’erano meno pretese e lo stile di vita era diverso, c’erano molte meno possibilità di spendere. Quello che bisogna fare oggi è imparare dal passato, rinunciare qualcosa e darsi delle priorità»

 

 

 

 

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Adalberto Tomasello

“Il Pac è lo strumento finanziario più adatto ad accumulare risparmio. Consente di mettere da parte una somma prefissata con cadenze regolari formalizzando un piano pluriennale di risparmio”

 

 

 

 

«Il risparmio è la benzina per la nostra Bcc»

Da più parti arriva l’invito a “rimettere in moto l’economia”. Ripartire, ovvero invertire la tendenza, per contrastare una crisi che dura da troppo tempo. Ripartire significa anche riprendere in mano i valori di base; guardare agli elementi fondanti, quelli che hanno permesso crescita e sviluppo. Per una Banca di Credito Cooperativo, ripartire significa porre l’accento su un aspetto fondamentale: il risparmio. Non solamente perché qui si evidenzia il vero significato di una banca del territorio, ma soprattutto perché solo attraverso il risparmio è possibile mettere mattone su mattone per guardare al futuro. «Il risparmio è la benzina di una banca locale», afferma Ignazio Parrinello, vice presidente vicario della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «Ciò che ci differenzia profondamente è la destinazione dei nostri impieghi: da statuto, le Bcc sono obbligate a investire più del 90 per cento di quanto raccolto nell’ area di loro competenza. Necessario è però che il territorio sostenga le Bcc affidando loro i propri risparmi». Il titolo dato all’ ottantottesima giornata mondiale del risparmio è eloquente: “La sfida per la ripresa poggia sul risparmio”. In particolare per una realtà che non cerca artifici finanziari, ma fa del territorio il proprio punto di riferimento. Continua Parrinello: «Risparmio oggi non è solamente il salvadanaio, ovvero il tradizionale conto corrente, ma è anche il risparmio come prodotto finanziario, ovvero quello gestito (attraverso i fondi) e quello amministrato. Parliamo dei titoli di Stato e delle obbligazioni della Banca. La Bcc nel rispondere ai propri valori compie una doppia azione: da una parte opera un’educazione al risparmio, come si legge del resto nell’ articolo 2 dello statuto delle Bcc. Cioè non solamente promuove una prudente gestione, ma indirizza il cliente cercando di capire le sue esigenze». Dall’ altra, agisce affinché il volano di sviluppo dal territorio e per il territorio possa essere continuamente alimentato. «Faccio solo un esempio: dalle ultime statistiche, in provincia di Varese molto di quanto raccolto dalle banche viene destinato all’ esterno della provincia. La nostra Bcc è obbligata a guardare alla propria area di competenza e ad investire qui la quasi totalità della raccolta. È una differenza fondamentale che rende una banca locale vero motore di sviluppo per il proprio territorio, nell’ interesse dell’economia reale. Un motore alimentato dalla benzina del risparmio». Questo rapporto biunivoco con il territorio fa leva su un elemento fondante del Credito Cooperativo: la reciprocità. «Quel dare per avere che amplifica gli sforzi fatti da ciascuno», sottolinea il direttore generale della nostra Bcc, Luca Barni: «Oggi la reciprocità è sinonimo di fare sistema -spiega-. Non è più possibile chiedere solamente, ma è necessario instaurare un rapporto dove le parti siano disposte a muoversi in una logica di diritti e doveri. Nel rapporto di reciprocità, rapporto che per il Credito Cooperativo non solo è fondante, ma è anche alla base della mutualità, si fa sistema. Reciprocità è tornare a crescere. E non a caso il nostro claim, “aiutiamoci a crescere”, contiene questi elementi di reciprocità e di fiducia verso il futuro».

 

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