«Per accedere al credito servono idee e progetti»

Tiziano Schiera avverte che la Bcc deve discernere tra chi vuole solo “tappare le falle” e gli imprenditori che hanno un futuro: «Non è più il tempo di nascondersi ma di mettere le carte sul tavolo»

«Ognuno faccia la sua parte. Le banche facciano le banche (e soltanto quello) e le aziende le aziende. Io posso dire che la Bcc non si tira indietro; come sempre si sta prendendo tutte le sue responsabilità. Lo stesso facciano le imprese». Così Tiziano Schiera, responsabile Credito e affidamenti della nostra Bcc, su un tema chiave per l’economia reale, sulla leva che può sollevare le sorti dei suoi motori. E se questo è valido in condizioni di normalità, figuriamoci oggi, dopo mesi di magra e imprese con il fiato sempre più corto. Se quindi si è allungata, da qualche tempo in qua, la coda di chi bussa agli sportelli, le banche devono alzare la soglia d’attenzione. Il credito non è operazione a pioggia, tanto più quando sono tanti gli assetati. 08Selezionare, scegliere diventa allora fondamentale per fare bene la banca e per fare veramente del bene al tessuto imprenditoriale. «Per fare chiarezza sul tema del credito -prosegue Schiera- occorre distinguere guardando alla situazione che sta vivendo il territorio. È molto diversa la situazione fra i due fruitori del credito, le famiglie e le imprese. Se le prime possono risentire del momento difficile, la tradizionale attitudine al risparmio adesso paga. È vero, possono accusare qualche problema in più; può servire un supplemento di fatica per far quadrare il bilancio, ma l’indigenza non si può dire diffusa. Sono pochissime le famiglie a non farcela. Diversa è la situazione delle imprese». Una delle note dolenti del sistema impresa in Italia si rivela proprio in momenti come questi: le debolezze vengono a galla e le richieste di aiuto si fanno più frequenti. «Le aziende con cui lavoriamo hanno generalmente una capitalizzazione modesta, si appoggiano al credito e, quando si riducono i margini, il rischio di insolvenze lievita. Per questa tipologia di imprese la crisi può essere fatale. E, infatti, da qui arrivano le richieste di aiuto più pressanti». E proprio in questi momenti conosci le banche e puoi apprezzarne le differenze. La Bcc, che differente si è sempre dimostrata, proprio in un momento come questo si conferma tale, ma a delle precise condizioni. «Non abbiamo difficoltà a venire incontro a queste richieste – ribadisce Schiera-, ma l’impegno deve essere reciproco. Alle aziende noi prestiamo ascolto, vogliamo continuare  a dare credito, ma non a scatola chiusa e senza una precisa assunzione di responsabilità della controparte. Per prima cosa a un’azienda chiediamo dati precisi, chiediamo di dettagliare con estrema trasparenza la propria situazione. Purtroppo devo constatare che, a volte, registriamo o carenza o scarsa attendibilità delle informazioni, specie di quelle prospettiche. È chiaro che per concedere credito noi dobbiamo capire se l’azienda avrà un futuro o se i soldi richiesti servono soltanto per tappare delle falle senza reali possibilità di ripresa. In momenti difficili come questi le richieste si moltiplicano e dobbiamo distinguere fra chi chiede risorse forte di un progetto e chi al credito vuole accedere impropriamente, senza un disegno per la propria impresa». La Banca, quindi, non restringe i cordoni, come peraltro dimostrato dall’andamento dei crediti nella prima parte del 2009, ma vuole vederci chiaro, perché dare credito a chi non se lo merita non significa fare banca come la Bcc ha sempre fatto e vuole continuare a fare. «È comprensibile che un imprenditore voglia provare tutto per mantenere in vita l’azienda -afferma Schiera- però una banca deve sapere selezionare fra chi ha la possibilità di andare avanti e chi, realisticamente, non ha prospettive. 09Per tutelare i nostri soci chiediamo che un’impresa venga da noi mettendo le sue carte su tavolo. Questo non accade sempre: abbiamo sempre registrato una certa resistenza da parte delle aziende a essere esaustive, anche in tempi migliori; figuriamoci oggi». E proprio per scongiurare i rischi di crediti impropri la nostra Bcc, che da tempo pone grande attenzione all’analisi e al controllo, ha intensificato questa attività di verifica. «Non siamo diventati più cattivi -puntualizza Schiera-. Per essere veramente di aiuto al territorio dobbiamo concedere credito a chi lo merita. 10Non è un lavoro semplice, comporta grande attenzione ed è anche oneroso, ma la Bcc intende tutelare i propri soci dalle brutte sorprese. Da qui una valutazione delle richieste che ci pervengono sempre più approfondita, ma -ripeto- per svolgere ancora meglio la nostra missione di banca, non perché si voglia chiudere la porta in faccia agli imprenditori proprio nel momento del bisogno». E se la crisi da cui le imprese stanno lottando per uscire è stata frutto di operazioni finanziarie che non brillavano per limpidezza, serve trasparenza, da parte di tutti, per gettare le basi della ripresa. Ecco l’altra variabile della questione credito: reciprocità, condivisione, assunzione di responsabilità. In ultima analisi, spirito di intrapresa. «È normale che un’azienda chieda supporto, ma il supporto serve anche da parte loro -nota ancora Schiera-. Gli imprenditori devono essere persuasi che l’aiuto non può essere univoco. Bisogna aiutarsi, bisogna essere disponibili a metterci del proprio. Quanto capitalizzato negli anni buoni torna utile adesso, in tempi più grami. A fronte di questa disponibilità la Banca si attiva, perché diventa veramente partner dell’impresa, ossia quello che, per vocazione e per statuto, vuole essere. Fa testo, in questo senso, la nostra collaborazione con i consorzi di garanzia: è la dimostrazione dell’apertura di credito che concediamo a tutti gli imprenditori con idee, prospettive e disponibilità a rischiare». Se una crisi può essere cartina di tornasole di un sistema economico, come ha retto l’urto della crisi il territorio in questi mesi? Ne esce scalfita l’immagine di un Nord Ovest operoso, sempre pronto a rimboccarsi le maniche e a dare il meglio quando le cose non sembrano andare per il verso giusto? «Il nostro territorio non è altro rispetto alla situazione generale – risponde Schiera- ha risentito dei problemi che dagli Usa sono arrivati all’altra sponda dell’Atlantico, ma ha confermato la solidità delle sua basi; Altomilanese e Varesotto hanno 12 13 risorse e professionalità maturate nel corso di decenni; strutturalmente sono attrezzati per reagire alle congiunture più difficili. C’è un’incognita a suggerire la massima attenzione: quanto durerà ancora la crisi? Quali saranno i suoi strascichi? Molte imprese sono resistite, ma cominciano ad avere il fiato grosso; se non cambierà il vento al più presto le conseguenze potrebbero essere dolorose ». Il perché si intuisce: se fino a oggi le famiglie non sono state le più penalizzate dalla crisi, l’eventuale chiusura di imprese non risparmierebbe i lavoratori. «Noi siamo perfettamente consapevoli delle conseguenze sociali che le difficoltà di un’azienda comportano – conclude il responsabile Credito e affidamenti- e per questo tendiamo la mano a quelle imprese che vogliono realmente collaborare. Ma la qualità del credito non può e non deve abbassarsi. Chi ne renderebbe conto ai nostri Soci?».

PER APPROFONDIRE

Morsa del credito, l’analisi di ABI

Impieghi: obiettivo qualità, oggi più che mai. Specie in momenti di crisi, quando è più facile il corto circuito tra fare credito e recuperarlo. Quando -come riporta il rapporto estivo di ABI- crescono le sofferenze, a luglio attestate su un +10,94% rispetto a dodici mesi prima. E quando le cose non funzionano come dovrebbero lo sport più diffuso diventa il rimpallo delle responsabilità. Contro le banche si punta l’indice accusandole di stretta creditizia, ma ABI dimostra il contrario: i finanziamenti a famiglie e imprese crescono (in positivo dell’1% su scala nazionale, mentre guardando in casa BCC ad agosto la percentuale è un lusinghiero + 13% anno su anno). Il punto è un altro, il ritmo più lento di questa crescita. A luglio il tasso di crescita dei prestiti alle imprese si è attestato sull’1,3% contro il 2,42% di giugno. Un confronto ancora più schiacciante è quello con il 2008. Il +1,32% di luglio 2009 sfigura al cospetto dell’11,35% di incremento messo a segno dodici mesi addietro. Ad accelerare in modo consistente, invece, sono i crediti difficilmente recuperabili, come detto a luglio quasi l’11% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. In numeri, la sofferenza si traduce nella cifra record di 50,6 miliardi di euro. Niente di strano; le dinamiche del credito non possono che riflettere la congiuntura debole (fabbisogno statale sempre più vorace, pil negativo, indice della produzione industriale che, nel primo semestre, fletteva ancora rispetto a dodici mesi prima e che solo a luglio ha marcato un + 1% nel confronto con giugno). E se fare credito diventa più rischioso, le banche si attrezzano restringendo le condizioni di accesso. Lo conferma un’indagine Invind: un terzo dell’imprese, nei primi mesi del 2009, si è trovata paletti più alti rispetto all’ottobre 2008. I rischi sono aumentati, le perdite sui crediti peseranno sugli utili 2009.

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