Logistica del futuro, tra ritardi e opportunità: i dati presentati a Confindustria Varese sull’uso dell’intelligenza artificiale

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l quadro delineato, emerso nel confronto tra mondo accademico e sistema produttivo promosso da Confindustria Varese, restituisce l’immagine di un’innovazione ancora in fase iniziale ma destinata a crescere rapidamente.

Nel pieno di una trasformazione che sta ridefinendo modelli organizzativi e catene del valore, l’intelligenza artificiale si impone come uno dei principali fattori di cambiamento per il mondo della logistica e della supply chain. È su questo fronte che si è concentrato il contributo di Fabrizio Dallari e Nicolò Trifone dell’Università LIUC, intervenuti nel corso dell’Assemblea del Gruppo merceologico “Infrastrutture, Trasporti e Turismo” di Confindustria Varese, ultimo appuntamento del ciclo 2026 delle assemblee dei settori che compongono la compagine associativa.

Proprio in questa sede, sulla base delle ricerche condotte dall’ateneo di Castellanza e presentate agli imprenditori del comparto, è emerso con chiarezza il ritardo ancora marcato nell’adozione di queste tecnologie: oggi il 72% delle aziende italiane non utilizza alcuna forma di intelligenza artificiale applicata alla logistica. Una quota pari al 20% si trova in fase di sperimentazione, mentre solo l’8% risulta pienamente operativa. Dati che fotografano una diffusione ancora limitata dell’AI, nonostante l’attenzione crescente che il tema sta suscitando tra le imprese.

Eppure, laddove viene introdotta, l’intelligenza artificiale assume un ruolo ben preciso. Come sottolineato dai relatori durante l’assise promossa da Confindustria Varese, le aziende tendono a considerarla non tanto come uno strumento di riduzione dei costi, quanto come un fattore di “decision intelligence”. Un supporto evoluto ai processi decisionali, capace di migliorare la pianificazione, ottimizzare i flussi e aumentare la capacità di previsione in un contesto caratterizzato da crescente complessità.

Lo sguardo si proietta ora sul breve periodo, dove le prospettive indicano un’accelerazione degli investimenti. Sempre secondo le analisi illustrate nel corso dell’assemblea del Gruppo “Infrastrutture, Trasporti e Turismo” di Confindustria Varese, il 58% delle aziende italiane prevede di avviare progetti legati all’intelligenza artificiale nei prossimi 24 mesi, spesso partendo da iniziative pilota. Un approccio graduale, che consente di testare le tecnologie e costruire competenze interne.

Chi ha già investito in questo ambito appare intenzionato a proseguire lungo il percorso intrapreso, mentre le realtà che si avvicinano oggi all’AI si trovano ad affrontare ostacoli iniziali legati soprattutto alla carenza di competenze specifiche. Non è tanto la disponibilità di risorse economiche a rappresentare il principale freno, quanto la difficoltà nel reperire professionalità in grado di gestire e valorizzare queste soluzioni.

Il quadro delineato, emerso nel confronto tra mondo accademico e sistema produttivo promosso da Confindustria Varese, restituisce quindi l’immagine di un’innovazione ancora in fase iniziale ma destinata a crescere rapidamente. La sfida, per le imprese, non sarà soltanto tecnologica, ma anche culturale e organizzativa: un passaggio necessario per trasformare l’intelligenza artificiale da opportunità potenziale a leva concreta di competitività.

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