Un principio chiaro, netto, non negoziabile: una testa, un voto. Nelle Bcc ogni socio conta allo stesso modo, si può comprare una sola azione. È questa la differenza sostanziale rispetto al sistema bancario tradizionale, dove il peso decisionale è proporzionale alle quote detenute. Qui, invece, la governance è distribuita, partecipata, radicata nella comunità. Non è il denaro a determinare il potere, ma la persona.
Al Castello di Padernello, nella giornata conclusiva dedicata all’economia civile, Michele Dorigatti ha riportato al centro del dibattito il valore fondante delle Banche di Credito Cooperativo: la democrazia economica.
Dorigatti ha sottolineato come questo elemento non sia solo un valore etico, ma anche una leva concreta per affrontare le trasformazioni in atto. In un’epoca segnata da profonde disuguaglianze e da una crescente distanza tra finanza e territorio, il modello cooperativo rappresenta una risposta capace di rimettere al centro i soci e le comunità locali. Le BCC, infatti, non operano per massimizzare il profitto di pochi, ma per generare sviluppo diffuso e sostenibile.
Proprio per questo, ha evidenziato il direttore della Fondazione don Lorenzo Guetti, è fondamentale rafforzare la rete tra centri culturali e realtà cooperative. Serve una maggiore consapevolezza collettiva per contrastare i luoghi comuni che spesso descrivono le cooperative come realtà meno efficienti o marginali. Al contrario, la loro forza risiede proprio nella capacità di coniugare partecipazione e solidità, valori e risultati.
In questo quadro, il principio “una testa, un voto” diventa anche uno strumento di resilienza. Di fronte alle grandi sfide contemporanee – dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla crisi energetica all’inverno demografico – le BCC possono contare su una struttura decisionale inclusiva, capace di leggere i bisogni reali dei territori e di rispondere in modo condiviso.
Non si tratta, dunque, solo di un modello alternativo, ma di una visione precisa di economia: una finanza che non si limita a erogare credito, ma costruisce relazioni, fiducia e futuro. E che proprio nella democrazia interna trova la propria forza più autentica.

