Varese e la regione transfrontaliera nel 2025 ha retto meglio delle attese

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L'analisi dell'evoluzione economica del 2025 e dei primi mesi del 2026 per l'area transfrontaliera ticinese: “Un'economia, quattro territori: la congiuntura insubrica a confronto”.

L’economia dell’area insubrica ha mostrato nel 2025 una capacità di tenuta superiore alle attese, ma i dati raccontano anche un quadro più fragile di quanto possa emergere dai soli indicatori aggregati. Ticino e territori italiani di confine condividono infatti alcune sfide strutturali: l’invecchiamento della popolazione, la difficoltà nel reperire personale qualificato, la dipendenza da alcuni comparti trainanti e squilibri interni che rischiano di essere nascosti dai risultati complessivi.

L’analisi nasce dal lavoro congiunto del gruppo “Analisi e armonizzazione dei dati” della Regio Insubrica, che mette a confronto le informazioni dell’Ufficio di statistica del Canton Ticino e delle Camere di Commercio di Como-Lecco, Varese e Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, con l’obiettivo di leggere le dinamiche economiche oltre i confini amministrativi.

Il 2025 si è chiuso per l’economia svizzera con una crescita reale del Pil dell’1,5%, mentre il Ticino ha registrato un incremento stimato dell’1,6%. Un risultato positivo, ma concentrato soprattutto nei primi mesi dell’anno e sostenuto in particolare dal comparto chimico-farmaceutico e dall’effetto di anticipazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti in vista dei dazi annunciati dall’amministrazione americana. Nella seconda parte dell’anno, però, la spinta iniziale si è progressivamente esaurita, lasciando spazio a un rallentamento.
A pesare sul quadro economico sono state le tensioni internazionali, dalla debolezza della domanda europea ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, fino alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Per il 2026 la Confederazione prevede una crescita dello 0,9%, con un possibile recupero all’1,6% nel 2027, ma in uno scenario caratterizzato da un’incertezza particolarmente elevata.

Uno dei nodi principali riguarda il mercato del lavoro. In Ticino, all’inizio del 2025, gli occupati erano cresciuti del 3,1% su base annua, grazie soprattutto alla componente dei residenti, mentre i lavoratori frontalieri iniziavano a mostrare segnali di rallentamento. Nel primo trimestre 2026 il quadro è diventato più complesso: l’occupazione è tornata a crescere, ma contemporaneamente la disoccupazione ha raggiunto il 7,6% secondo la definizione ILO, un livello superiore alla media storica. Parallelamente, il 21,2% delle aziende interpellate ha segnalato difficoltà nel reperire personale qualificato.

È una delle contraddizioni più evidenti dell’attuale fase economica: da una parte persone in cerca di lavoro, dall’altra imprese che non trovano le competenze necessarie. Alla base vi sono fattori demografici, con una popolazione sempre più anziana e un ricambio generazionale meno favorevole, ma anche un disallineamento tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato.

Sul fronte dell’export, il 2025 ha mostrato una forte volatilità. Le esportazioni ticinesi sono cresciute del 4,4% nel primo trimestre, trainate soprattutto dai prodotti farmaceutici e dagli Stati Uniti, ma successivamente hanno registrato una brusca inversione: -9,8% nel secondo trimestre e -9,2% nel primo trimestre 2026. Il settore farmaceutico si è confermato comunque centrale, rappresentando circa un quinto dell’export cantonale e crescendo dell’1,3%. Positive anche le apparecchiature elettriche (+9,5%) e i prodotti alimentari (+13,4%), mentre sono arretrati metalli (-21,6%), prodotti chimici (-11,1%), macchine (-3,4%) e abbigliamento (-3,8%).

Diversa la dinamica dei territori italiani confinanti. Varese ha chiuso il 2025 con una crescita dell’export del 21,7%, sostenuta soprattutto dai mezzi di trasporto, dal comparto aerospaziale e dai macchinari. L’area lariana ha raggiunto un nuovo record complessivo (+1%), con una crescita particolarmente significativa per Lecco (+7,1%), mentre il Verbano Cusio Ossola ha registrato una sostanziale stabilità (-1%) e Novara un’espansione del 4,6%.

Anche il manifatturiero evidenzia una fase di transizione. In Ticino il primo trimestre 2025 è stato positivo grazie alle esportazioni anticipate verso gli Stati Uniti, ma senza il contributo della farmaceutica molte imprese hanno dovuto affrontare ordini insufficienti sia sul mercato interno sia su quello internazionale. La situazione è peggiorata con le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno inciso sulle aspettative delle imprese, sugli ordini esteri e sui costi energetici.

Il settore delle costruzioni presenta invece un andamento a due velocità. L’edilizia residenziale mostra segnali di tenuta, con le domande di costruzione cresciute del 30,2% nel quarto trimestre 2025, sostenute dai bassi tassi ipotecari e dagli incentivi al risanamento energetico. Più difficile la situazione del genio civile: oltre il 60% delle imprese segnala la domanda insufficiente come ostacolo principale e le riserve di lavoro restano ferme intorno ai tre mesi.

Un altro indicatore della prudenza dei consumatori arriva dal commercio al dettaglio. In Ticino la situazione degli affari è rimasta leggermente negativa per tutto il 2025, mentre la fiducia dei consumatori svizzeri è rimasta sotto i -30 punti. Tra i problemi emergono scorte elevate, concorrenza degli acquisti online e oltre frontiera e un cambiamento nelle abitudini di consumo.

Il turismo rappresenta invece uno dei pochi comparti con una crescita diffusa. In Ticino i pernottamenti sono aumentati del 3,2% nel 2025, con una crescita sia del settore alberghiero (+3,7%) sia di quello paralberghiero (+2,5%). Nei primi cinque mesi del 2026 gli alberghi hanno registrato un ulteriore aumento del 7,4%. Tuttavia, la crescita dei visitatori non si è tradotta automaticamente in maggiori benefici per tutti: ristorazione e commercio al dettaglio continuano infatti a mostrare difficoltà.

Anche oltre confine il turismo conferma una dinamica positiva: nel 2025 le presenze sono cresciute del 13,6% a Varese, del 10,5% nell’area lariana e del 5,2% nel Novarese e Verbano Cusio Ossola, con una forte componente internazionale.

Il quadro complessivo restituisce quindi l’immagine di un territorio che ha saputo reagire agli shock esterni, ma che entra nel 2026 con margini più ridotti. La crescita del 2025 è stata sostenuta in molti casi da fattori temporanei, mentre restano aperte questioni strutturali come la carenza di competenze, l’invecchiamento demografico e la necessità per imprese e territori di diversificare i propri punti di forza.

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