Il messaggio di speranza del Governatore della Banca d’Italia

Fabio Panetta
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Fabio Panetta: "Un’inversione di tendenza è possibile. L’Italia ha concorso a fondare l’Unione europea: ora può e deve concorrere al suo progresso. È con la forza di questa prospettiva che dobbiamo guardare con fiducia al futuro"

“Non riesco a credere che un Paese con la nostra storia, le nostre risorse, le nostre potenzialità, che insieme agli altri Stati membri ha saputo creare una comunità che ha garantito sviluppo, benessere e convivenza pacifica a milioni di europei, non possa oggi superare difficoltà che sono sotto gli occhi di tutti, su cui tutti concordiamo”, spiega Fabio Panetta, il Governatore della Banca d’Italia.

“All’avvio del mercato unico, trent’anni fa, la Commissione europea presieduta da Jacques Delors pubblicava il Libro bianco su crescita, competitività e occupazione. L’ambizione era proporre una riflessione sul futuro dell’economia comunitaria.

Colpisce che i cambiamenti dello scenario globale su cui si rifletteva allora siano gli stessi che oggi guidano i nostri ragionamenti: geopolitica, tecnologia, demografia, finanza.

Certo, allora ci si interrogava sull’emergere di nuovi concorrenti sulla scena mondiale e la fine dell’Unione sovietica, oggi sulla frammentazione economicaglobale. Allora ci si confrontava con la prima, capillare diffusione delle tecnologie dell’informazione, oggi con la robotica e l’intelligenza artificiale. Allora il tema era la prospettiva dell’invecchiamento della popolazione, oggi è l’organizzazione di unasocietà già invecchiata, che stenta ad adattarsi ai cambiamenti in atto. Allora ci si interrogava sulla crescente interdipendenza dei mercati finanziari in un contesto di libero movimento dei capitali, oggi sulla valenza strategica delle valute in un sistemafinanziario internazionale divenuto parte delle dispute geopolitiche.

Se allora l’avvio del mercato unico era il culmine di un lungo processo di integrazione realizzato nel tragico ricordo delle distruzioni della Seconda guerra mondiale, oggi l’avanzamento dell’integrazione europea è la risposta ai mutati equilibri geopolitici e al rischio di irrilevanza cui i singoli Stati membri sarebbero altrimenti condannati dalla cruda aritmetica dei numeri.

Da noi si è molto discusso di declino all’inizio di questo secolo. Si apriva in queglianni la forbice tra la crescita della nostra economia e quella del resto dell’Europa, che pure non brillava nel confronto con gli Stati Uniti. Crisi e shock successivi hanno colpito l’economia italiana con durezza.

Alcuni degli indicatori che in quella fase alimentavano i timori di declino sembrano oggi dirci che un’inversione di tendenza è possibile.

Il capitale umano ha un ruolo decisivo. Il ritardo rispetto a molti paesi avanzati nelle competenze lavorative di giovani e adulti si riflette in un’occupazionesbilanciata verso le professioni meno qualificate. Competenze e conoscenze, da nutrire erivitalizzare lungo tutto l’arco della vita, sono il cardine non solo del progressoeconomico, ma anche e soprattutto di quello civile.

Ma è sul fronte della tecnologia che si giocherà la partita del futuro, per noi come per il resto d’Europa. Servirà valorizzare la ricerca, accompagnare il sistemaproduttivo nella sua trasformazione proteggendo i più svantaggiati, creare un ambiente normativo, economico e finanziario che favorisca l’assunzione di rischi imprenditoriali nei settori innovativi e che limiti il potere monopolistico di pochi grandi attori.

L’Italia ha concorso a fondare l’Unione europea: ora può e deve concorrere al suo progresso. È con la forza di questa prospettiva che dobbiamo guardare con fiducia al futuro.

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