Il Natale solidale aumenta la fiducia nelle imprese che lo sostengono

In questo periodo natalizio il consumismo può diventare un fenomeno positivo e da incentivare qualora sia collegato alla solidarietà in modo diretto ed indiretto. 

“Bisognerebbe che il consumismo solidale diventasse una costante e rientrasse nelle abitudini di consumerismo (consumo razionale) in modo da dare una continuità al finanziamento dei progetti in essere.  – spiega in un recente articolo Giorgio Fiorentini, Docente senior dell’ Area Public Management & Policy  della SDA Bocconi – Da eventi speciali di consumismo solidale natalizio ad una attività di consumo solidale costante, per esempio tramite uno spazio fisso e riconoscibile dedicato solo a questo tipo di attività, al ‘cause related marketing’ ove le imprese profit offrono una quota dei loro ricavi per i progetti sociali nonché attivare delle sedute di ‘borsa della solidarietà’ ove si acquistano azioni collegate a progetti di solidarietà.

È una offerta di prodotti e di servizi il cui acquisto crea le condizioni per mantenere l’attività di non profit che per tutto l’anno continuano a svolgere la propria attività a favore di fasce deboli della popolazione milanese e del mondo. Quindi, il consumismo, che è considerato, giustamente, come una propensione al consumo di beni e servizi voluttuari e non essenziali ed è una seconda scelta patologica del consumo, paradossalmente, in questo periodo natalizio, diventa un fenomeno positivo e da incentivare qualora sia collegato alla solidarietà in modo diretto ed indiretto.

La povertà è di tutte le città, è una componente strutturale perché ci sarà sempre una ‘povertà più povera’.

E, quindi, si interviene con servizi di emergenza continua e di pronto intervento, si offrono stanze attrezzate ed calde, ma bisogna presidiare alcune aree appena sgomberate per non far ritornare i senza tetto. Tutto questo si fa non per nascondere, ma per prevenire, intervenire e riparare. La narrazione sembra una mozione di sentimenti. Invece, ci interpella e ci chiede risposte organizzative e mobilitazione di risorse. Una filiera dei servizi di emergenza (già esistente) non solo parcellizzata per il caldo, per il freddo, per gli anziani, per i minori, ma integrata tramite una costante vigilanza e con azioni di prevenzione di sistema. Un pronto intervento al pari di ciò che avviene per l’acqua, il gas, l’energia ecc. Le risorse sono scarse e il comune, probabilmente, non può far fronte a tutto questo autonomamente. La povertà ha bisogno di mobilitare non solo le coscienze, ma anche i portafogli e la generosità, ma in modo continuativo ed anche fuori dagli schemi”.