Si toglie un privilegio ai politici. Stop dall’Ufficio legislativo del ministero del Lavoro

Si tratta di un dettaglio tecnico, che che modifica di molto la situazione e mette fine a un privilegio di cui hanno goduto molti politici. 

L’Ufficio legislativo del ministero del Lavoro ha deciso che il vitalizio dei parlamentari e dei consiglieri regionali è stato equiparato alla pensione, e come tale va trattato. E’ arrivato, inoltre, un parere contrario al privilegio che consente di scaricare sulla collettività i contributi figurativi per la previdenza dei  politici.

Fino ad oggi le persone che ricoprivano un incarico elettivo, in parlamento, in senato o in regione, potevano maturare oltre al vitalizio per la loro attività politica, anche la pensione del lavoro che avevano lasciato per dedicarsi alla politica, il tutto con soldi in grandissima parte pubblici. La loro attività lavorativa, pur essendo interrotta, continuava a fargli maturare anni validi per la pensione. Bastava che versassero l’8% della loro vecchia retribuzione sospesa, affinché la restante parte gli fosse data in maniera figurata dall’Inps o dal loro ente di gestione pensionistica, e quindi pagata con i soldi di noi tutti cittadini. La loro pensione ordinaria, veniva pagata, quindi, quasi interamente dai contribuenti italiani, per tutto il periodo impegno politico.

Questa pensione di anni non lavorati, inoltre, fino ad oggi si poteva sommare ai vitalizi maturati come trattamento pensionistici per gli anni fatti in politica, perché i vitalizi non venivano considerati una pensione.

Cosa cambia nella sostanza? Molto: i due redditi non sono più cumulabili e i contributi della pensione del lavoro che si è lasciato per fare politica non saranno più pagati dalla collettività.

 

L’Ufficio legislativo del ministero del Lavoro ha messo fine a questo privilegio. Si tratta di un dettaglio tecnico, che che modifica di molto la situazione e mette fine a un privilegio di cui hanno goduto molti politici.

Il vitalizio fino ad oggi non era considerato una pensione, come a tutti gli effetti è. L’Ufficio legislativo del ministero del Lavoro ha messo fine a questo privilegio. “I vitalizi – scrive – debbano ritenersi del tutto corrispondenti a gestioni previdenziali obbligatorie”.