“Diamo lavoro”: dalla Diocesi di Milano patto con le imprese per l’occupazione

La terza fase del Fondo famiglia lavoro punta sulla riqualificazione professionale di chi è disoccupato. Percorsi di reinserimento da 3 a 6 mesi con diciotto diverse associazioni d'impresa

Il Cardinale Angelo Scola ha annunciato che “Fondo famiglia lavoro” della Diocesi di Milano passa alla fase tre, pensando soprattutto ai giovani e stringendo un patto con imprese e associazioni l’occupazione. Diciotto realtà hanno già aderito: fra di esse c’è per esempio Coldiretti Lombardia, che offrirà tirocini nelle aziende agricole.

Istituito la notte di Natale del 2008, all’inizio della crisi economica, il Fondo famiglia lavoro della Diocesi si è evoluto nel tempo adattandosi alle mutazioni del contesto. Ora sono stati messi a punto nuovi strumenti per rendere questa iniziativa ancora più efficace e, a conclusione dell’Anno Santo, il Fondo Famiglia Lavoro riparte, rinnovandosi profondamente e richiamando imprenditori, lavoratori, terzo settore, parrocchie a fare ciascuno la propria parte fino in fondo per uscire dalla lunga crisi economica.

Due le novità principali introdotte dal nuovo statuto.

Primo. Rispetto al passato, il Fondo concentra tutte le risorse e gli sforzi per favorire la ricollocazione nel mercato del lavoro attraverso lo strumento del tirocinio. Se, infatti, già nella seconda fase l’erogazione diretta di sussidi era stata superata a favore di una pluralità di interventi, ora la riqualificazione professionale diventa la preoccupazione esclusiva. Ciò significa che tutte le donazioni raccolte vengono impiegate per finanziare questa misura.

Secondo. Per favorire i reinserimenti lavorativi dei propri beneficiari, il Fondo stringe un patto con le imprese. Alle associazioni imprenditoriali viene proposta una lettera d’intenti per l’adesione al progetto con la quale si impegnano a promuovere presso i propri associati l’avvio dei tirocini. Ma non solo. Con la firma dell’intesa, le associazioni imprenditoriali indicano all’Arcivescovo il proprio rappresentante per il neo costituito Comitato dei Sostenitori, entrando così negli organi statutari del Fondo Famiglia e Lavoro 3.0 e diventando corresponsabili dei progetti.

Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana e segretario generale del Fondo Famiglia Lavoro: «Già nella seconda fase avevamo dedicato i due terzi delle risorse raccolte per finanziare le misure dell’area lavoro: sostenendo per esempio la ricerca attiva, corsi di formazione professionale, tirocini. Con questa terza fase investiamo tutti i nostri sforzi sulla ricollocazione. In questo modo il Fondo diventerà uno strumento più preciso e quindi ci auguriamo anche più efficace. Naturalmente sarà anche più selettivo. Ovviamente ciò non significa che lasceremo indietro chi non avrà i requisiti per accedervi. Costoro potranno continuare a contare sull’aiuto garantito dai centri di ascolto, dai servizi, dalle strutture di accoglienza di Caritas Ambrosiana. Il Fondo specializzandosi diventerà così complementare a questo sistema di welfare e potrà rispondere meglio al suo compito che è scritto nel nome sin da quando è stato pensato: il lavoro».

Destinatari del Fondo sono le persone residenti sul territorio della Diocesi ambrosiana, con almeno un figlio a carico e disoccupate da non prima del mese di luglio 2015, oppure che, alla stessa data, abbiano cessato di beneficiare delle provvidenze pubbliche previste a favore di chi ha peso il lavoro.
Per queste persone il Fondo, attraverso la rete delle associazioni aderenti, predisporrà percorsi di reinserimento nelle imprese che avranno espresso la loro disponibilità, attraverso l’istituto del tirocinio di reinserimento lavorativo. Per tutta la durata del progetto, da tre a sei mesi, ogni tirocinante riceverà un borsa lavoro, non inferiore a 400 euro mensili, come indennità, finanziata dal Fondo.

Per accedere agli aiuti, le persone che hanno perso il lavoro dovranno rivolgersi agli oltre 70 distretti del Fondo Famiglia Lavoro operativi nei decanti della Diocesi di Milano già nelle precedenti fasi.

“Esperti del lavoro” – volontari scelti tra chi ha maturato già esperienze nell’ambito della selezione e ricerca professionale – valuteranno i profili e individueranno i percorsi formativi insieme ai rappresentanti territoriali indicati dalle associazioni imprenditoriali, in base anche alle opportunità del mercato del lavoro locale.
I tirocini così individuati, una volta approvati dal consiglio di gestione del Fondo Famiglia Lavoro, saranno erogati dalla Fondazione San Carlo che coordinerà le attività avvalendosi anche dell’apporto degli altri enti presenti in diocesi accreditati dalla Regione Lombardia per la formazione professionale.
Il tirocinio non garantisce in nessun modo l’assunzione, ma favorisce l’incontro tra il beneficiario e l’impresa che può gettare le premesse per un effettivo rapporto di lavoro.

Hanno già sottoscritto la lettera d’intenti le seguenti associazioni di impresa: Acli Milanesi, Aslam, Assolombarda, Camera di Commercio di Milano, Coldiretti Lombardia, Compagnia delle Opere di Milano, Confapindustria Lombardia, Confartigianato Lombardia, Confartigianato Milano Monza Brianza, Confcommercio Lombardia, Confcooperative, Economia di Comunione, GiGroup, Manpower, Randstad, Ucid, Umana, Unione Artigiani della Provincia di Milano.

“E’ un progetto sociale importante, a cui aderiamo con convinzione. Come associazione vogliamo fare la nostra parte, individuando opportunità di tirocinio all’interno delle nostre aziende agricole per chi, a causa della crisi, non ha un lavoro e ha necessità di formarsi per aumentare le proprie possibilità di reinserimento professionale”. Così Alessandro Rota, Presidente della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza Brianza.

La fase tre del Fondo Famiglia Lavoro parte con una dotazione iniziale di 500 mila euro, 200 mila provenienti dall’8 per mille alla Chiesa cattolica che la Diocesi ha deciso di destinare a questa iniziativa, e 300 mila dalle offerte singole di molti cittadini che in questi anni hanno permesso di raccogliere e distribuire decine di milioni di euro a chi ha perso il lavoro.
Il Fondo si alimenterà con le offerte di fedeli, cittadini, imprese e fondazioni e opererà fino al 31 dicembre 2018. Nello statuto è prevista la possibilità di proroga oltre tale data a seguito di provvedimento dell’Arcivescovo, sentito il parre degli organi del Fondo.