Ci sono momenti nei quali molti fatti, apparentemente diversi tra loro, sembrano indicare una stessa direzione. Questo numero de La Voce ne raccoglie parecchi: cresciamo, apriamo nuove filiali, rinnoviamo quelle esistenti, otteniamo risultati economici importanti, sviluppiamo nuovi servizi e continuiamo a sostenere iniziative che nascono dalle nostre comunità.
La domanda, allora, non è soltanto quanto stiamo crescendo. È che banca vogliamo continuare a essere mentre cambiamo.
È una domanda che sento particolarmente, perché riguarda la nostra identità.
L’ingresso delle filiali di Cantello, Lavena Ponte Tresa, Luino e Varese Biumo è certamente uno dei passaggi più importanti della nostra storia recente. Porta con sé oltre 13mila nuovi clienti, 35 nuovi colleghi e soprattutto nuove comunità nelle quali dovremo farci conoscere e conquistare fiducia giorno dopo giorno.
Ma la stessa idea di banca si ritrova nella scelta di investire nelle sedi di Cassano Magnago e Parabiago, nel lavoro della nostra mutua di comunità, nelle iniziative che sosteniamo e nelle relazioni che continuiamo a costruire con associazioni, imprese e realtà sociali.
E la ritrovo anche nella riflessione che abbiamo voluto proporre in occasione della festa di San Francesco.
Parlare di economia francescana può sembrare lontano dalla quotidianità di una banca. Non lo è affatto. Interrogarsi sul significato dell’utile, sul rapporto tra ricchezza e responsabilità, sulla necessità che il valore prodotto torni a generare valore significa parlare direttamente del nostro modo di essere Credito Cooperativo.
Una Bcc deve naturalmente essere efficiente, patrimonialmente solida e capace di produrre risultati. La nostra semestrale conferma che lo siamo. Ma per noi il risultato economico non può essere il punto finale del percorso. Deve consentirci di rafforzare la banca, finanziare famiglie e imprese, sostenere progetti, creare opportunità e restituire alle comunità una parte di ciò che quelle stesse comunità hanno contribuito a generare.
È un principio antico e, nello stesso tempo, estremamente attuale.
Lo è ancora di più in un momento nel quale cambia profondamente il rapporto tra banche e territori. In queste pagine raccontiamo che nel Varesotto, in dieci anni, sono scomparsi 178 sportelli. Non è un dato che utilizziamo per giudicare le scelte degli altri. Ci aiuta però a comprendere meglio le nostre.
Noi continuiamo a credere nella presenza fisica, pur investendo nella tecnologia. Continuiamo a credere nelle persone, pur sapendo che moltissime operazioni possono ormai essere svolte a distanza. Continuiamo a credere che conoscere un territorio aiuti a prendere decisioni migliori.
E continuiamo soprattutto a credere nella reciprocità.
È la stessa logica che ritroviamo nella crescita di Ccr Insieme, nei progetti sociali, culturali e sportivi che sosteniamo e nel rapporto con i nostri soci. Realtà diverse, unite dall’idea che una banca cooperativa non viva semplicemente in un territorio, ma insieme a esso.
In quasi 130 anni siamo cambiati molte volte. Cambieremo ancora, perché non esiste identità che possa conservarsi restando immobile.
La sfida è evolvere senza perdere ciò che ci rende riconoscibili.
Essere più grandi può darci più strumenti, più competenze e più possibilità. Sta a noi fare in modo che significhi anche essere ancora più capaci di generare valore condiviso.

