Federcasse: serve proporzionalità nell’applicare le regole europee per tutelare le piccole banche

L'esterno della sede Bcc di Buguggiate
La diversità delle banche con totale attivi inferiori ai 30 miliardi di euro (less significant) e a 5 miliardi (banche piccole e non complesse) deve essere assicurata nei fatti. 

 Le regole di Basilea sul capitale, imposte nell’UE a tutte le banche indipendentemente da dimensioni, finalità imprenditoriali, complessità e rischiosità stanno portando a diseconomie regolamentari e a una conseguente distorsione concorrenziale a danno delle banche piccole e medie. E’ quello che chiede Federcasse all’Europa.

Le banche di minori dimensioni, come le BCC-Casse Rurali e Casse Raiffeisen, nel periodo della pandemia hanno svolto un ruolo irrinunciabile nel sostenere famiglie ed imprese grazie proprio al loro modello organizzativo ed alla loro funzione obiettivo (non finalizzata al profitto individuale ma ad un vantaggio collettivo).

 L’elemento della proporzionalità deve caratterizzare il quadro normativo e di conseguenza gli assetti di supervisione, mediante un’applicazione semplificata – a parità di sicurezza naturalmente – di regole comuni in grado di contenere i costi amministrativi, organizzativi, di capitale e di risoluzione per le banche con modelli di business semplici. La diversità delle banche con totale attivi inferiori ai 30 miliardi di euro (less significant) e a 5 miliardi (banche piccole e non complesse) deve essere assicurata nei fatti. 

Federcasse inoltre chiede che l’approccio al rischio e alla volatilità su cui si basano gli Accordi di Basilea, sostanzialmente basato sull’utilizzo di riferimenti al passato (1-3 anni), così come il complessivo approccio micro-prudenziale, possa convergere verso un modello rivolto “in avanti”, in grado di misurarsi con le sfide e la velocità richiesta dalla transizioneverso sistemi economici contemporaneamente sostenibili sotto i profili sociali, ambientali e di governo societario. 

 Federcasse valuta con favore la proposta, avanzata ieri a Bruxelles dal vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis in occasione della presentazione del Documento di recepimento nella normativa europea delle “regole finali di Basilea” (cd. Basilea 3+), del loro rinvio al 2025 “al fine di concentrarsi sulla gestione dei rischi finanziari derivanti dal Covid e sul finanziamento della ripresa”. 

Ciononostante, Federcasse – che si riserva di entrare nel merito di un documento molto complesso e che ha bisogno di analisi attenta – ricorda come l’adozione dei nuovi interventi di rafforzamento della disciplina prudenziale del settore bancario dovrà necessariamente considerare il quadro macroeconomico di riferimento radicalmente mutato a seguito della pandemia. Così come sono radicalmente cambiati i paradigmi di sviluppo, rispetto a quando – nel dicembre 2017 – furono conclusi dal Comitato di Basilea questi Accordi. Siamo ora nel pieno del Green deal e Fit for 55, del Next Generation UE e di norme sulla finanza sostenibile che puntano ad uno sviluppo inclusivo e alla just transition. 

Per Federcasse, occorre valutare gli effetti delle nuove regole sull’offerta di credito indispensabile per attuare in modo veloce e inclusivo le transizioni energetica, digitale, dei processi produttivi, degli stili di vita delle persone. Gli inasprimenti patrimoniali non possono frenare questa fase complessa di riconversione strutturale dell’economia europea a costo di frenare la competitività delle nostre imprese rispetto a quelle le cui Autorità adeguano le norme di Basilea alle caratteristiche dei propri Paesi, come in Svizzera, Stati Uniti, Canada, Australia e presto Gran Bretagna. 

In particolare, sono necessari una modalità e un approccio di recepimento degli Accordi finali di Basilea 3+ che non ripetano gli schemi adottati (one size fits all) in occasione del recepimento di Basilea 2 e Basilea 3. 

Federcasse conferma l’urgenza, rappresentata in più occasioni insieme alle Capogruppo dei Gruppi Bancari Cooperativi Iccrea e Cassa Centrale Banca, di modificare la normativa CRR2 per risolvere il paradosso delle BCC e Casse Rurali, classificate singolarmente come banche sistemiche (o significant) – e quindi sottoposte a norme e ad assetti di vigilanza pensati per banche oggettivamente sistemiche – per il solo fatto di essere azioniste e affiliate a Gruppi Bancari Cooperativi di dimensioni significative. 

La Federazione Italiana del Credito Cooperativo accentuerà il proprio impegno in collaborazione con l’ABI, l’Associazione Europea delle Banche Cooperative (EACB), Confcooperative e in genere il mondo delle imprese.