La crescita che raccontiamo in questo numero de La Voce ha una condizione indispensabile: poggiare su basi solide. Mentre la nostra rete si allarga e la banca affronta uno dei passaggi dimensionali più importanti della sua storia recente, i risultati dei primi sei mesi del 2026 dicono che possiamo farlo partendo da un andamento economico che continua a rafforzarsi.
La semestrale al 30 giugno si chiude infatti con un utile netto di 7,562 milioni di euro, in crescita del 7,95% rispetto ai 7,006 milioni dello stesso periodo del 2025. L’utile dell’attività corrente al lordo delle imposte raggiunge 9,478 milioni, con un incremento del 9,52%.
Ma per capire davvero che cosa sta succedendo dentro la banca bisogna andare oltre il risultato finale e guardare alle componenti che lo hanno generato.
Il primo dato significativo arriva dal margine di interesse, che raggiunge 17,316 milioni di euro contro i 16,575 milioni del giugno 2025, con un incremento del 4,47%. Un risultato ancora più importante se consideriamo che nei primi tre mesi dell’anno il confronto con il 2025 era negativo. Nel secondo trimestre siamo quindi riusciti non soltanto a recuperare il ritardo, ma a invertire la tendenza, grazie anche alle iniziative strategiche adottate nella gestione della raccolta e del costo della provvista.
È un passaggio importante in uno scenario che negli ultimi anni ha visto il sistema bancario confrontarsi con variazioni molto rapide dei tassi e con i conseguenti effetti sui margini. La capacità di intervenire sulla struttura della raccolta e di governarne tempestivamente l’evoluzione ci ha permesso di riportare in territorio positivo una componente fondamentale del conto economico.
Ancora più marcata è la crescita delle commissioni nette, che passano dagli 8,619 milioni del primo semestre 2025 a 9,612 milioni: quasi un milione di euro in più in dodici mesi, pari a un incremento dell’11,53%.
È un risultato che assume un significato particolare nella strategia portata avanti negli ultimi anni dalla Direzione Generale. Lo sviluppo dei ricavi da servizi consente infatti di rendere il modello della banca meno dipendente dall’andamento dei tassi e, nello stesso tempo, misura la capacità di ampliare la relazione con la clientela attraverso consulenza, protezione, risparmio gestito e servizi capaci di rispondere a esigenze differenti.
«È un dato al quale attribuisco particolare importanza -sottolinea il direttore generale Roberto Solbiati- perché crescere nei servizi significa essere capaci di conoscere i clienti, comprenderne i bisogni e proporre soluzioni realmente utili. L’incremento dell’11,53% delle commissioni nette è un risultato che ci pone ai vertici delle banche del Gruppo BCC Iccrea e conferma la bontà di una linea sulla quale lavoriamo da anni. A questo si aggiunge il recupero del margine di interesse, frutto anche delle iniziative strategiche che abbiamo messo in campo negli ultimi mesi. Sono due componenti che insieme rafforzano strutturalmente la capacità della banca di produrre reddito».
L’effetto combinato si legge nel margine di intermediazione, che raggiunge 28,321 milioni di euro contro i 25,646 milioni di un anno prima: 2,675 milioni in più, pari a una crescita del 10,43%.
Nello stesso tempo migliora sensibilmente anche il costo del rischio. Le rettifiche nette per rischio di credito scendono dai 2,628 milioni del primo semestre 2025 a 1,418 milioni, con una riduzione del 46,05%. Il risultato netto della gestione finanziaria arriva così a 26,903 milioni di euro, il 16,88% in più rispetto a un anno prima.
Crescita dei ricavi e qualità del credito procedono quindi insieme. Ed è un elemento essenziale, perché un buon risultato economico acquista valore soprattutto quando non viene ottenuto aumentando l’esposizione al rischio, ma mantenendo attenzione alla qualità degli impieghi e alla sostenibilità nel tempo delle scelte compiute.
C’è poi un numero che racconta in maniera particolarmente efficace il modello sul quale stiamo lavorando. Nei primi sei mesi dell’anno le commissioni nette, pari a 9,612 milioni di euro, arrivano a coprire il 99,7% dei 9,641 milioni di costo del personale. In pratica, i ricavi netti generati dai servizi coprono ormai quasi integralmente il costo delle persone che lavorano nella banca. Un anno prima il rapporto era attorno al 95%.
Non significa naturalmente ridurre il valore delle persone a un rapporto contabile. Al contrario: significa costruire una struttura dei ricavi che ci consente di continuare a investire proprio sulle professionalità.
Al 30 giugno 2026 i nostri dipendenti erano 182, quattro in più rispetto ai 178 di un anno prima. Le spese per il personale sono cresciute del 6,07%, passando da 9,089 a 9,641 milioni di euro, un incremento che incorpora anche gli effetti degli aumenti contrattuali. È la fotografia di una banca che non ha scelto di inseguire l’efficienza riducendo il capitale umano, ma continua ad accrescere competenze e organico.
«Il fatto che i ricavi da servizi coprano ormai praticamente il 100% del costo del personale è particolarmente significativo -osserva Solbiati-. Da una parte dimostra la produttività della nostra struttura; dall’altra ci permette di continuare a investire sulle persone e sulle professionalità. È una scelta precisa: vogliamo una banca efficiente, ma sappiamo che la qualità della relazione con soci e clienti dipende ancora in grandissima parte dalla qualità delle persone che lavorano con noi».
Anche l’aumento dei costi operativi deve essere letto dentro questa prospettiva di sviluppo. Nel semestre sono saliti da 14,364 a 17,418 milioni di euro, con un incremento del 21,26%. Il dato incorpora però componenti direttamente collegate agli investimenti che la banca sta sostenendo per preparare il proprio futuro. Circa 1,3 milioni di euro sono infatti già stati spesati nei primi sei mesi dell’anno per il progetto di ampliamento della rete. Al netto di questa componente straordinaria, la crescita dei costi sarebbe sensibilmente inferiore. A ciò si aggiungono gli investimenti effettuati sulle nostre sedi e sugli ambienti di lavoro, proseguendo un percorso che negli ultimi anni ha interessato diverse filiali e che punta a rendere gli spazi più funzionali, accoglienti e adatti a un modello bancario sempre più orientato alla consulenza.
Una parte rilevante delle spese ha inoltre natura strutturale. Le altre spese amministrative ammontano a 8,508 milioni di euro e comprendono 4,190 milioni di costi intercompany. All’interno delle spese amministrative in senso stretto, questa componente arriva a incidere per il 63,73% ed è legata in larga misura ai servizi, alle infrastrutture e alle piattaforme messe a disposizione dal Gruppo BCC Iccrea per il funzionamento della banca.
«I numeri dei costi vanno letti insieme alle scelte che abbiamo compiuto -prosegue Solbiati-. Abbiamo sostenuto già nel primo semestre una parte importante degli oneri necessari a preparare la crescita della banca, abbiamo continuato a investire nelle persone e abbiamo proseguito gli interventi sulle nostre sedi. Non sono costi subiti: sono in larga parte investimenti che servono a costruire la banca dei prossimi anni».
È proprio questa lettura complessiva a dare significato alla semestrale. I ricavi crescono, il margine di interesse torna in territorio positivo rispetto all’anno precedente, i servizi accelerano, il costo del rischio diminuisce e l’utile aumenta. Contemporaneamente continuiamo a investire nella struttura, nelle sedi e nelle persone, assorbendo già nei conti una parte significativa degli oneri legati ai progetti di sviluppo.
«I risultati del primo semestre confermano la capacità della nostra Bcc di tenere insieme solidità e sviluppo -sottolinea il presidente Roberto Scazzosi-. Dietro questi numeri ci sono scelte che guardano al lungo periodo. Produciamo reddito per rafforzare la banca e avere maggiori possibilità di sostenere famiglie, imprese e comunità. È questo il significato che attribuiamo alla crescita: non un obiettivo fine a se stesso, ma uno strumento per continuare a svolgere sempre meglio il nostro ruolo di banca cooperativa».
La fotografia al 30 giugno racconta dunque una Bcc che cresce senza sacrificare la redditività e che, al contrario, utilizza la propria capacità di produrre risultati per investire sul futuro. È un equilibrio che diventa ancora più importante in una fase nella quale aumentano dimensioni, complessità e responsabilità.
«Perché diventare più grandi richiede inevitabilmente più struttura, più competenze e maggiori capacità organizzative -conclude il presidente-. Ma richiede soprattutto che la crescita poggi su fondamentali capaci di sostenerla nel tempo. E i primi sei mesi del 2026 dicono che quelle fondamenta ci sono».
Utile netto a 7,56 milioni di euro, margine di interesse +4,47%, commissioni nette +11,53% e margine di intermediazione +10,43%. I risultati al 30 giugno confermano la capacità della nostra banca di produrre reddito e investire nello sviluppo. Solbiati: «La crescita dei servizi ci pone ai vertici delle banche del Gruppo BCC Iccrea»

