Bcc, la forza della vicinanza: quando il presidio del territorio diventa un vantaggio competitivo

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Più credito, migliore qualità degli impieghi, occupazione in crescita e una solidità patrimoniale ai vertici del sistema bancario. I dati confermano che la presenza fisica sui territori non è un retaggio del passato, ma un fattore che crea valore economico e rafforza la relazione con famiglie e imprese.

In un’epoca in cui la digitalizzazione sta trasformando profondamente il settore bancario, il valore della prossimità non si misura soltanto nel numero di sportelli aperti, ma nella capacità di conoscere persone, imprese e comunità. I numeri del Credito Cooperativo dimostrano come il presidio territoriale continui a rappresentare un vantaggio competitivo, capace di generare risultati economici, qualità del credito e sviluppo locale.

La presenza fisica delle Banche di Credito Cooperativo va letta infatti in una duplice chiave. Da un lato quella distributiva, perché garantisce l’accessibilità ai servizi finanziari anche nelle aree meno servite. Dall’altro quella relazionale, perché consente di costruire rapporti continuativi con famiglie e imprese, favorendo una conoscenza diretta delle esigenze dei clienti e una migliore valutazione del merito creditizio. È proprio questa vicinanza che permette alle BCC di accompagnare le imprese nelle diverse fasi del loro sviluppo, sostenendole anche nei momenti più complessi e rafforzando la continuità delle relazioni creditizie.

I risultati confermano l’efficacia di questo modello. Tra il 2016 e il 2025 lo stock degli impieghi lordi delle BCC è cresciuto da circa 133 miliardi a oltre 145 miliardi di euro, con un incremento del 9%, mentre nello stesso periodo il complesso dell’industria bancaria ha registrato una contrazione del 6%. Una dinamica che evidenzia come la capacità di restare vicini ai territori si traduca anche in una crescita del business.

Il ruolo delle BCC emerge con particolare evidenza nei comparti produttivi più strettamente legati all’economia reale. Quasi un quarto del credito destinato alle imprese artigiane e della piccola manifattura (23,6%) proviene dalle banche cooperative, così come il 25,5% dei finanziamenti alle attività turistiche e il 24,9% di quelli destinati all’agricoltura e alla pesca. Significativa è anche la presenza nel settore delle costruzioni e delle attività immobiliari, dove la quota raggiunge il 16%, nel commercio con l’11,3% e nel credito alle famiglie consumatrici, pari al 10,3% del totale erogato dall’industria bancaria.

La relazione diretta con la clientela produce effetti positivi anche sulla qualità del credito. La conoscenza approfondita del contesto economico locale, delle imprese e delle famiglie consente infatti valutazioni più accurate e un monitoraggio costante dei rapporti. Non è un caso che il rapporto tra crediti deteriorati lordi e impieghi delle BCC sia sceso dal 20,5% del marzo 2016 al 2,8% di fine 2025, segnando uno dei miglioramenti più significativi registrati nell’ultimo decennio.

Alla crescita degli impieghi si accompagna un rafforzamento della solidità patrimoniale. A fine 2025 i fondi propri delle BCC ammontano a 28,8 miliardi di euro, in aumento del 47% rispetto a dieci anni prima. Oltre il 98% del patrimonio è costituito da capitale primario di classe 1, una quota nettamente superiore alla media dell’industria bancaria, mentre il CET1 ratio raggiunge il 30,3%, quasi il doppio del 15,7% registrato dal sistema bancario nel suo complesso. Indicatori che testimoniano la capacità delle BCC di coniugare crescita, prudenza e sostenibilità.

Anche sul fronte dell’occupazione emerge un dato che racconta la centralità del presidio territoriale. Le BCC impiegano oggi oltre 30 mila persone, che diventano più di 38 mila considerando le strutture di servizio del sistema, con oltre mille occupati in più rispetto al 2023. Ancora più significativo è il fatto che la quota di dipendenti impiegati direttamente negli sportelli sia aumentata dal 61,2% del 2016 al 62,7% del 2025. Nello stesso periodo, nelle altre banche la percentuale è scesa dal 63% al 50,6%, segno di una progressiva riduzione della presenza fisica sul territorio.

È una scelta che riflette una precisa strategia. Mentre il settore bancario tende a concentrare attività e servizi, il Credito Cooperativo continua a investire nella rete territoriale, considerandola non un costo da comprimere ma un asset competitivo. Perché la prossimità non rappresenta soltanto un elemento identitario: significa raccogliere informazioni di migliore qualità, comprendere più rapidamente i cambiamenti del tessuto economico locale, costruire fiducia e accompagnare imprese e famiglie con continuità.

L’esperienza degli ultimi dieci anni dimostra così che innovazione digitale e presenza fisica non sono modelli alternativi, ma complementari. La tecnologia rende i servizi più efficienti, mentre la relazione personale continua a fare la differenza quando si tratta di valutare un progetto imprenditoriale, sostenere un investimento o affrontare una fase di difficoltà. In questo equilibrio tra innovazione e vicinanza risiede uno degli elementi distintivi del modello cooperativo.

I dati raccontano dunque una realtà chiara: restare vicini alle persone e alle imprese non è soltanto una scelta coerente con la missione mutualistica delle Banche di Credito Cooperativo, ma rappresenta anche una leva di sviluppo. Il presidio territoriale genera valore distributivo, rafforza la qualità delle relazioni e si traduce in migliori risultati economici, dimostrando che la banca del territorio continua a essere una risorsa strategica per la crescita delle comunità e del Paese.

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