«Davvero grazie per il contributo che questa banca ha dato al gruppo in questi anni». È stato un riconoscimento esplicito del ruolo e del lavoro della nostra Bcc quello che Francesco Romito, vicedirettore generale vicario e Chief financial officer di Bcc Banca Iccrea, ha rivolto ai soci nel suo intervento.
Da lì, Romito ha accompagnato la platea dentro la dimensione del Gruppo, spiegando con chiarezza il senso di un percorso che, a quasi sette anni dalla nascita del Gruppo Bcc Iccrea, ha profondamente trasformato il credito cooperativo. «Oggi siamo una struttura rafforzata, capace di coniugare radicamento territoriale e solidità sistemica –ha detto–. Un’evoluzione che ci ha portato a essere tra i gruppi meglio patrimonializzati in Europa, come dimostrano anche gli stress test della Banca Centrale Europea».
I numeri raccontano questa crescita: 111 Bcc, oltre 5 milioni di clienti, più di 17,5 miliardi di patrimonio, circa 95 miliardi di finanziamenti e 130 miliardi di raccolta. Dati che, nelle parole di Romito, non servono ad aggiungere complessità, ma a collocare i risultati delle singole banche in un contesto più ampio, capace di dare forza e prospettiva. Anche i risultati della Bcc si inseriscono infatti in questa dimensione, beneficiando di una struttura che amplifica stabilità e capacità di azione.
Una forza che, ha spiegato, ha prima di tutto una funzione di resistenza. Resistenza nel tempo, ma anche tra generazioni. «Significa garantire che su questo territorio continui a esserci una banca di credito cooperativo capace di servire la comunità», ha sottolineato, richiamando le centinaia di iniziative locali sostenute ogni anno: interventi nella formazione, nello sport, nella cultura, nel supporto alle fasce più fragili. Un modello che si ripete in tutta Italia e che trova nella dimensione di gruppo una garanzia di continuità anche in scenari complessi.
Ed è proprio la complessità del contesto internazionale –tra tensioni geopolitiche, inflazione e incertezza sui mercati– a rendere ancora più evidente il valore di questa solidità. «Gli stress test dimostrano che anche in scenari molto avversi il gruppo è in grado di reggere», ha ricordato Romito, indicando nella patrimonializzazione uno dei pilastri della tenuta.
Accanto alla capacità di resistere, emerge la capacità di investire. È questo il secondo grande tema affrontato: la possibilità, oggi concreta, di sostenere lo sviluppo economico, sociale e culturale dei territori. Un ruolo che richiama direttamente la missione delle Bcc: finanziare famiglie e piccole e medie imprese, accompagnare la crescita locale, restare vicino all’economia reale.

Per farlo, però, non basta guardare al passato. Serve evolvere. Romito ha insistito su questo punto, sottolineando come digitalizzazione e intelligenza artificiale rappresentino sfide da governare. «Non possiamo fermare il cambiamento, dobbiamo entrarci dentro». L’obiettivo è migliorare il servizio: rendere più efficaci le persone e rafforzare la capacità di relazione con clienti e soci. In questa prospettiva si inserisce anche una scelta significativa: la crescita della forza lavoro prevista dal piano triennale, in controtendenza rispetto al sistema bancario. Un segnale chiaro di un modello che continua a investire sulle persone, considerandole un elemento centrale e non sostituibile.
Altro punto qualificante è la presenza territoriale. In vent’anni, ha ricordato Romito, si è passati da uno sportello su 25 a uno su otto riconducibile alle banche oggi parte del gruppo. E in oltre 400 comuni le Bcc rappresentano l’unica presenza bancaria, garantendo inclusione finanziaria e accesso ai servizi. A questo si affianca un impegno diffuso sul piano delle iniziative. Nell’ultimo anno il gruppo ha sostenuto oltre 25mila progetti, per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro, tra cultura, sport, sanità e inclusione sociale. «È un’azione capillare –ha spiegato–, forse meno visibile rispetto a quella dei grandi gruppi, ma proprio per questo più radicata e spesso più efficace».
Infine, il tema della sostenibilità, affrontato senza inseguire le mode del momento. «Il credito cooperativo resta coerente nel proprio impegno», ha evidenziato Romito, richiamando l’attenzione all’ambiente, all’impatto sociale e al buon governo. Un lavoro che oggi si traduce anche nella volontà di misurare sempre meglio il valore generato: dall’attività creditizia al supporto alle comunità.
Un percorso che trova conferma nel piano strategico del gruppo, dove sostenibilità e sviluppo dei territori restano centrali. E che, nelle parole finali di Romito, richiama ancora una volta il contributo delle singole banche: «Continuate su questa strada». Perché è proprio nella capacità di tenere insieme solidità, innovazione e radicamento locale che il credito cooperativo continua a costruire il proprio futuro.
Giuseppe Barni
presidente del comitato esecutivo
«La scelta di entrare nel Gruppo è stata una decisione strategica, maturata con responsabilità e visione. Non era un passaggio scontato, ma una scelta di prospettiva. Oggi i numeri che abbiamo ascoltato confermano la bontà di quel percorso: abbiamo rafforzato la solidità della nostra banca senza perdere il legame con il territorio. È questa la sfida che avevamo davanti, ed è la direzione che continuiamo a seguire».


