“La cooperazione è radice strutturale dell’economia sociale”, così Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative definisce il suo ruolo chiave nella società. Un’affermazione che richiama il ruolo profondo che il movimento cooperativo ha assunto nel tempo all’interno del tessuto economico e civile del Paese, contribuendo a costruire un modello nel quale l’attività economica non viene considerata separata dalla dimensione sociale, ma strettamente legata ai bisogni delle persone e delle comunità.
Secondo Manca, la cooperazione interpreta infatti un modello alternativo di economia e società fondato “sulla centralità della persona, delle reti e delle relazioni sociali”. Un concetto che si contrappone a una visione puramente finanziaria dell’economia, nella quale il profitto rappresenta l’unico parametro di valutazione. Nel modello cooperativo, invece, il valore prodotto non si misura soltanto in termini economici, ma anche nella capacità di generare inclusione, partecipazione, solidarietà e opportunità diffuse.
La centralità della persona significa mettere al primo posto i bisogni concreti delle famiglie, dei lavoratori, degli anziani, dei giovani e delle persone più fragili. Significa costruire servizi che non siano semplicemente prestazioni, ma strumenti capaci di creare dignità, autonomia e coesione sociale. In questo senso, il sistema cooperativo viene spesso riconosciuto per la sua presenza nei settori dell’assistenza, dell’educazione, della sanità, dell’inserimento lavorativo e del welfare territoriale, ambiti nei quali la dimensione umana rappresenta un elemento essenziale.
Il riferimento alle reti e alle relazioni sociali evidenzia inoltre il valore della cooperazione come esperienza collettiva. Le cooperative nascono infatti dalla partecipazione condivisa e dalla capacità delle persone di unirsi attorno a bisogni comuni, trasformando la collaborazione in uno strumento di crescita economica e sociale. Le relazioni diventano così un elemento strutturale del modello cooperativo, perché permettono di costruire fiducia, prossimità e senso di appartenenza all’interno delle comunità.
In una fase storica segnata dall’aumento delle disuguaglianze sociali, dall’isolamento e dalla frammentazione dei rapporti umani, il richiamo alla centralità delle relazioni assume un significato ancora più rilevante. La cooperazione viene vista come una risposta capace di rafforzare il legame tra le persone e i territori, creando reti di sostegno che aiutano a contrastare fenomeni di esclusione sociale e marginalità.
Il concetto di economia sociale richiamato da Anna Manca si inserisce inoltre in un dibattito sempre più attuale sul futuro dei modelli economici europei. La crescita delle fragilità sociali, le trasformazioni del mercato del lavoro e le difficoltà che attraversano molte comunità locali stanno infatti riportando al centro il tema di un’economia capace di coniugare sviluppo e responsabilità sociale. In questo contesto, il modello cooperativo viene indicato come una delle esperienze più significative di economia partecipativa, fondata sulla mutualità e sulla condivisione degli obiettivi.
La cooperazione svolge anche una funzione importante nella costruzione della prossimità sociale. Nei piccoli comuni, nelle aree periferiche e nei territori più fragili, le cooperative rappresentano spesso un presidio capace di mantenere vivi servizi essenziali e occasioni di partecipazione. Non soltanto imprese, quindi, ma realtà che contribuiscono a rafforzare il tessuto sociale e a mantenere unite le comunità.
L’idea di una società fondata sulla centralità della persona richiama anche il valore della partecipazione democratica, elemento che storicamente caratterizza il mondo cooperativo. La cooperazione si fonda infatti sul coinvolgimento diretto dei soci e sulla condivisione delle responsabilità, promuovendo modelli organizzativi nei quali il rapporto umano e la collaborazione assumono un ruolo centrale.
Le parole della vicepresidente di Confcooperative mettono così in evidenza una visione dell’economia nella quale crescita e solidarietà non vengono considerate alternative, ma parti di uno stesso percorso. Una prospettiva che punta a costruire comunità più inclusive, capaci di affrontare le trasformazioni sociali mantenendo al centro il valore delle persone, delle relazioni e del bene comune.

