Con i fondi del Pnnr l’ospedale di Varese cambia una delle due macchine per la risonanza magnetica

Risonanza magnetica
Risonanza magnetica (foto credits shutterstock)
La nuova macchina, del valore di quasi 1 milione di euro, è già in funzione.
Grazie ai fondi del PNRR, è stata sostituita una delle due Risonanze Magnetiche dell’Ospedale di Circolo di Varese. La nuova macchina, del valore di quasi 1 milione di euro, è già in funzione.
Nel periodo intercorso dalla rimozione dell’apparecchiatura precedente, per ovviare al fermo della macchina, da un lato è stata potenziata l’attività della macchina installata a Tradate, anch’essa sostituita grazie ai fondi del PNRR lo scorso anno, dall’altro, per circa un mese e mezzo, ha funzionato una seconda Risonanza posizionata su un tir fermo accanto al Padiglione Santa Maria.
Complessivamente, sono state più di 550 le indagini di Risonanza magnetica eseguite, 330 delle quali dal personale della Neuroradiologia, e le restanti dalla Radiologia.
“La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici, prodotti da un grande magnete, senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti, come invece avviene con la TC (tomografia computerizzata). È in grado di fornire un’immagine tridimensionale delle parti interne del corpo e viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare soprattutto gli organi interni, insieme allo scheletro e alle articolazioni. Ciò fa si che la risonanza magnetica venga sfruttata in numerosi campi di studio, come la neurologia, la neurochirurgia, l’urologia, la traumatologia, l’ortopedia, la gastroenterologia, la cardiologia e l’oncologia”, spiega Airc, fondazione per la ricerca sul cancro.

In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.

Per eseguire l’esame, alla paziente viene chiesto di stendersi su un lettino, che viene fatto scorrere dentro a un’apposita macchina, e di restare ferma e rilassata per tutta la durata dell’esame.

Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto; il più comune è il gadolinio. In questo caso sarà necessario qualche minuto per far sì che si distribuisca omogeneamente nel corpo. L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare la potenza del segnale di alcuni tessuti”.

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