Altomilanese: timido recupero della produzione industriale

L’impatto della crisi sanitaria in Italia è stato infatti molto disomogeneo sui comparti industriali. Se da un lato la produzione di beni essenziali è stata solo sfiorata dal lockdown, dall’altro la domanda di beni di consumo durevoli ne ha risentito in modo maggiore.

 L’11% delle imprese del campione ha chiuso il 2020 con una crescita dei ricavi, a fronte di un 73% che ha registrato una contrazione, in alcuni casi anche marcata. Le prospettive per il 2021 mostrano però un clima di ottimismo: sale al 43% la quota delle imprese che prevede un aumento dei ricavi, contro il 16% che ipotizza una diminuzione. 

In lieve progresso anche il flusso di nuovi ordinativi nazionali ed esteri. 

Sostanzialmente stabili rispetto al terzo trimestre i livelli occupazionali. 

Anche se dall’analisi condotta sono emerse alcune note positive, nel complesso il clima di fiducia delle imprese resta improntato alla cautela. L’impatto della pandemia ha portato infatti molte aziende ad accumulare più debito per finanziare il capitale circolante. Fattori questi che, unitamente alla riduzione della redditività e della capacità di autofinanziamento, contribuiscono a mantenere compressa la propensione a investire. Dal 53% della precedente rilevazione è calata al 45% la quota di imprese che ha in programma investimenti per i prossimi sei mesi. 

Settore Meccanico. Quarto trimestre 2020 in miglioramento per produzione industriale, fatturato, ordinativi interni ed esteri. Con riferimento all’anno appena trascorso, va segnalato che l’83% delle imprese meccaniche – al di sopra quindi della media del campione – ha visto una contrazione delle vendite, e solo l’11% una crescita. Le aspettative di fatturato per il 2021 sono tuttavia positive per il 56% delle aziende, con un 33% del campione che si aspetta il mantenimento dei livelli 2020 e solo l’11% una flessione dei ricavi. 

Scende al 56% la percentuale di imprese che intende effettuare investimenti (era il 68% lo scorso trimestre). Stabili invece i livelli occupazionali. 

Settore Tessile-Abbigliamento e Calzaturiero. Il comparto moda ha subito una frenata della produzione industriale e una più marcata decrescita del fatturato. In discesa anche gli ordinativi, soprattutto interni, che risentono del basso livello dei consumi. Il rincaro dei costi delle materie prime che si è verificato nel quarto trimestre è stato per lo più assorbito dalle imprese, con conseguente erosione di marginalità. 

A fronte di un ribasso del fatturato 2020, le previsioni per quest’anno sono per un consolidamento degli attuali livelli di vendite. Si mantiene molto contenuta l’intenzione di investire da parte delle aziende del settore. 

Settori Lavorazione Materie Plastiche e Chimico. Produzione e fatturato in aumento rispetto al passato trimestre, con gli ordinativi esteri in sviluppo e quelli interni in recupero. Sono risultati in leggera espansione i costi delle materie prime e in calo i livelli delle scorte. Nel complesso anche il chimico-plastico ha avuto una riduzione delle vendite nel 2020 rispetto al 2019. Con riferimento ai prossimi sei mesi e all’intero anno, le aziende si dividono equamente tra chi prevede un segno più e chi un consolidamento. La volontà di fare investimenti si conferma piuttosto cauta, e riguarda circa il 50% delle aziende del campione.