29 maggio 1176. Barbarossa sconfitto a Legnano. Sono passati 850 anni.

Battaglia di Legnano, Amos Cassioli (1860-1870, Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti)
Le perdite furono ingenti, ma la battaglia cambiò le sorti dell'Italia e la politica del Barbarossa.

Ci troviamo in un’epoca in cui i  Comuni avevano usurpato alcuni diritti regi e non riconoscevano più l’autorità dei funzionari imperiali. Federico Barbarossa, Figlio di Federico II di Hohenstaufen, duca di Svevia, e nipote di Corrado III di Germania, imperatore del Sacro Romano Impero, decide di scendere in Italia per ripristinare l’ordine. Dopo la distruzione di Tortona, si fa incoronare re d’Italia nel 1155. Le rivolte non si placano. Raggiunge Roma, dove soffoca la rivolta autonomista capeggiata da Arnaldo da Brescia, e, restituita la città al pontefice Adriano IV, si fa incoronare imperatore.

I disordini continuano e nel Nel 1158 Federico Barbarossa torna in Italia per riaffermare ancora una volta i propri diritti sui Comuni lombardi. Milano, Cremona, Bergamo e Mantova considerano la richiesta della nomina da parte regia dei podestà come inconciliabile con le libertà comunali riconosciute dai precedenti imperatori e si oppongono con fermezza. Da qui inizia tutta una serie di conflitti, che si concludono con una nuova discesa dell’imperatore in Italia nel 1176. Fu sconfitto nella battaglia di Legnano dalle milizie della Lega lombarda,  e fu costretto alla fine accettare i termini della pace, firmata sette anni dopo a Costanza.

La mattina del 29 maggio 1176 l’esercito della legasi muove a scaglioni alla volta di Legnano, ai margini dell’area sotto il controllo di Milano, per bloccare la via d’accesso a Milano a Federico Barbarossa. Legnano all’epoca era un borgo, distante poco più di venti chilometri dalla città milanese. A Legnano arriva per  per prima la cavalleria bresciana e milanese, poi anche il Carroccio con parte della fanteria, che si dispone davanti a un fossato, forse costruito per l’occasione alle spalle dei combattenti allo scopo di impedirgli di scappare, o forse, più semplicemente,  un dirupo che assicurava una difesa naturale da dietro.

Il Carroccio viene descritto dai cronisti come un carro a quattro ruote, trainato da tre coppie di buoi e rinforzato sulle fiancate con piastre di ferro. La sua funzionalità era legata alla presenza di una grande cassa a più ripiani, ricoperta di drappi rossi, nella quale era conservato tutto ciò che serviva per medicare i feriti, dagli unguenti alle bende, dagli olii agli sciroppi. Sopra alla cassa si stagliava un’asta, culminante con una croce d’oro dalla quale pendeva un vessillo con una croce rossa, l’immagine di sant’Ambrogio o quella del Signore. Dentro il carro trovavano posto trombettieri incaricati di trasmettere gli ordini, mentre il vescovo benediva coloro che si accingevano alla battaglia dal palco. Al Carroccio erano addetti un manutentore e un cappellano stipendiati dal Comune stesso. In battaglia, il mezzo indicava il punto di raccolta della fanteria, il baricentro dell’esercito, una sorta di mastio intorno al quale poteva arroccarsi l’estrema resistenza; come tale, svolgeva pertanto anche una funzione tattica nonché, ancora una volta, simbolica, poiché andava difeso a tutti i costi.

La battaglia. Ma gli esploratori italiani verso mezzogiorno si ritrovarono di fronte l’avanguardia dell’esercito imperiale, costituita da 300 cavalieri germanici. I due contingenti vennero subito alle armi, e probabilmente i lombardi vennero raggiunti da altri reparti di cavalleria, che resero ancor più pesante la superiorità numerica degli italiani. Avvertito dello scontro in atto vicino Legnano, Federico Barbarossa rifiutò di accettare il consiglio del suo stato maggiore, che gli suggeriva di sottrarsi a un combattimento prima di aver riunito tutti gli effettivi a disposizione; «ritenendo indecoroso per la dignità imperiale fuggire di fronte al nemico», scrive un annalista di Colonia, il Barbarossa intervenne nella battaglia alla testa del resto della cavalleria. L’irruzione di Federico Barbarossa sul campo di battaglia sopra Legnano spostò nuovamente l’equilibrio a favore degli imperiali, provocando infine la rotta degli avversari, che parve decisiva e definitiva. I tedeschi continuano ad attaccare per sfruttare la debolezza del nemico. La fanteria degli italiani si era disposta su diversi fronti, ma prima che i tedeschi riescano a sfondarli tutti gli italiani attaccano e la loro superiorità numerica si fa sentire. Gli imperiali non resistono a lungo. Cade il loro porta stendardo, che finisce sotto gli zoccoli del cavallo dopo che una lancia lo aveva trapassato, ma il colpo definitivo al morale dei tedeschi a Legnano lo ha dato la caduta da cavallo dello stesso Federico Barbarossa, che per un pezzo scompare nella calca. I tedeschi si ritirano così verso il Ticino.

Le perdite furono ingenti, ma la battaglia cambiò le sorti dell’Italia e la politica del Barbarossa.

Sono passati 850 anni da quella vittoria, che oggi siamo fieri di ricordare.

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