Bcc e casse rurali hanno finanziato oltre 2 miliardi di euro in microcrediti

Il Microcredito è una forma di finanziamento assistito che consente l’accesso al credito a coloro che hanno difficoltà a rivolgersi alle normali istituzioni finanziarie, non potendo fornire le garanzie richieste

Le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali italiane si confermano il primo soggetto erogatore di microcredito. Nel nostro Paese, dal 2005 al 2018, siano stati attivati 390 programmi di microcredito, che hanno consentito ad oltre 166 mila soggetti di accedere a prestiti per un valore totale di oltre 2 miliardi di euro. Il valore medio dei prestiti si attesta a 12 mila euro.

Il dato è emerso questa mattina a Roma, nella Sala “ISMA” del Senato, nell’ambito della presentazione del XIII Rapporto “Microcredito sociale ed imprenditoriale: dati ed analisi dell’evoluzione in Italia” a cura della società “CBorgomeo&Co” promosso da Confcooperative, Federcasse (l’Associazione Nazionale delle BCC e Casse Rurali) e con il contributo di Fondosviluppo (edizioni ECRA).

Il Microcredito è una forma di finanziamento assistito che consente l’accesso al credito ai “soggetti non bancabili”, ossia  a coloro che hanno difficoltà a rivolgersi alle normali istituzioni finanziarie, non potendo fornire le garanzie richieste.

Lo strumento del microcredito, nella forma di “microcredito imprenditoriale”, si rivolge a tutti coloro che intendono avviare o potenziare un’attività di microimpresa o di lavoro autonomo e/o che hanno problemi di accesso al credito tradizionale.

In particolare, ha evidenziato il Rapporto, nel periodo 2004 – 2018 sono stati 82 i programmi di microcredito gestiti o promossi direttamente dalle BCC (ai sensi dell’art. 111 del Testo Unico Bancario) per un importo pari – rispettivamente – a 23 milioni di euro per il microcredito sociale ed a 54 milioni per il microcredito imprenditoriale. A questi si sono aggiunti 5 milioni per iniziative di prevenzione dell’usura.

Nel solo ultimo anno, invece, sono stati di poco superiore al migliaio i nuovi finanziamenti, per un totale di 23,4milioni di euro. Anche in questo caso oltre il 90% dei prestiti hanno riguardato il microcredito imprenditoriale. L’importo medio dei finanziamenti è stato, infine, di 22.500 euro per il microcredito di impresa e 3.500 euro  per quello sociale.

“La cooperazione sociale e del credito – ha detto il segretario generale di Confcooperative Marco Venturelli– svolgono in questo ambito un compito fondamentale di creazione di sinergie con territori, diocesi ed associazionismo per intercettare i bisogni e dare risposte immediate”.

“Il microcredito si conferma uno straordinario strumento di inclusione sociale ed economica” ha sottolineato invece il Direttore generale di Federcasse Sergio Gatti: “che punta su una risorsa rara come la fiducia; alla acquisizione di nuove competenze e ad una crescita dell’autostima da parte dei beneficiari”. “La creazione di lavoro, la riduzione delle disuguaglianze e la lotta all’usura – ha detto Gatti – restano l’obiettivo della mutualità bancaria che prende da sempre anche la forma del microcredito impiegando il risparmio dei territori. Nuovi orizzonti di servizio si aprono nell’intreccio della sostenibilità sociale nella transizione ecologica e nell’utilizzo delle risorse europee”.

Il Rapporto, più in generale, ha evidenziato come nel nostro Paese, dal 2005 al 2018, siano stati attivati 390 programmi di microcredito, che hanno consentito ad oltre 166 mila soggetti di accedere a prestiti per un valore totale di oltre 2 miliardi di euro. Il valore medio dei prestiti si attesta a 12 mila euro.

Nel solo ultimo anno, invece, il Rapporto ha censito 139 programmi, per 180 milioni di erogazioni. Da segnalare, le “novità” rappresentate dal censimento di iniziative promosse da organismi anti-usura, a testimonianza che nella situazione sociale ed economica del Paese il tema dell’accesso al credito (anche di piccola entità) rappresenta un elemento chiave di contrasto al fenomeno del sovra-indebitamento.

C’è necessità di dare una risposta sempre più “organica” alla domanda di piccolo credito che nasce dal basso (in questo senso migliorando la previsione normativa oggi demandata all’art.111 del Testo Unico Bancario) per  Carlo Borgomeo, che ha lanciato la proposta di costituire un Fondo di Garanzia unico nazionale per il microcredito, per evitare una dispersione di risorse oggi evidente.

Proposte nei confronti delle quali il Sottosegretario Baretta ha espresso massima attenzione, a sua volta sottolineando come promuovere e rendere il microcredito sempre più efficace significhi lavorare ad un “modello” di economia più vicina alle esigenze reali delle persone, in una logica inclusiva e sostenibile. Per Baretta, un piano organico di rafforzamento dello strumento microcredito dovrebbe avere come obiettivi primari l’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e del welfare sussidiario.