Come funziona la prima certificazione della parità di genere per le aziende, il Bollino Rosa

E' stata lanciata dal Winning Women Institute. Una società impegnata nella diffusione del principio della gender equality all’interno del mondo del lavoro.

Molte multinazionali hanno già scelto il percorso della Certificazione sulla parità di genere, il cosiddetto bollino rosa, che attesta l’uguale trattamento tra uomini e donne sul posto di lavoro. Si tratta di una Certificazione che viene rilasciata a seguito di un’ispezione molto analitica. E trasparente, con la collaborazione di una società di terza parte (RIA Grant Thornton), secondo il Dynamic Model Gender Rating (DMGR). Modello di Certificazione studiato da Winning Women Institute e validato da un Comitato scientifico composto da esperti del settore e professori universitari.

Per ottenere il bollino rosa occorre superare tre step: il pre-audit, compiuto da Winning women institute, che misura lo stato attuale della parità di genere nell’azienda esaminata; l’audit, realizzato da un ente terzo, la società di revisione contabile e auditing Ria Grant Thornton, che garantisce correttezza e trasparenza del processo e che, in base agli indicatori del mo- dello Winning women institute, emette o meno la certificazione.

Con questo strumento non si certificano la “buona volontà” o le “buone intenzioni” delle aziende sul tema della gender equality. Si certificano solo le aziende con un elevato standard quantitativo e qualitativo. Da questo punto di vista, si valuta oggettivamente lo stato dell’arte dell’azienda che deve raggiunge un predeterminato standard di qualità.

Le donne in azienda in Italia e nel mondo

Secondo il report internazionale “Grant Thornton Women in business 2018” la percentuale di donne in posizioni manageriali in Italia sale dal 27% al 34%, confermandosi tra i primi 10 paesi al mondo. In Italia si è, però, fermi all’11% come percentuale delle signore con ruolo di amministratore delegato. Tra agli stati con più alta percentuale di signore con posizioni manageriali prima in classifica è la Russia (45%), a seguire le Filippine e Lituania a pari merito (39%). L’Italia (29%) è tra le prime 10 mentre a fondo della classifica si posizionano Giappone (7%), Germania (15%) e India (16%).

Le donne in carriera percepiscono le competenze e le doti legate al concetto e modalità di leadership in modo differente rispetto agli uomini e il fattore del salario più adeguato rappresenta un elemento di motivazione rilevante per le donne manager, secondo i dati emersi dalla ricerca Grant Thornton.

In Europa si stima che una posizione di leadership su tre in azienda è ricoperta da una donna, con una retribuzione media inferiore del 23% rispetto ai colleghi uomini (Elaborazione Ria Grant Thornton su dati Istat 2017). In Italia ben 8 milioni sono le donne capofamiglia e 2,5 milioni le signore che portano a casa uno stipendio più alto del marito (Elaborazione Ria Grant Thornton su dati Istat 2017).

In termini di condizioni di accesso al credito riservate alle imprenditrici e aspiranti tali, secondo stime Aidda, le donne hanno il 62,2% delle possibilità di veder rifiutata la propria richiesta di prestito (contro il 47% riservato ai colleghi maschi), nonostante risulti da uno studio effettuato nel 2013 da Banca di Italia che le donne siano molto più puntuali nella restituzione della somma prestata

“L’esperienza di revisione e consulenza del nostro network in 140 nazioni dimostra che spesso le imprese che hanno investito di più nel sostenere la carriera delle donne e in una maggiore presenza femminile sono poi quelle più innovative e competitive sui mercati. – spiega Maurizio Finicelli, partner di Ria Grant Thornton – In Italia la nostra società è presente in 17 città con quasi 300 professionisti ed ha un numero di colleghe che è superiore a quello dei maschi”.