I valori di sempre e gli obiettivi futuri riuniscono l’intera cooperazione del credito

Il direttore Luca Barni

Il percorso dell’autoriforma è davvero un potente treno in corsa che non deve e non può essere fermato. E sull’argomento non dico altro, perché sottoscrivo, frase per frase, l’editoriale del nostro presidente. Non voglio neppure tornare sul discorso del gruppo bancario unico della cooperazione del credito o del processo che ne ha portato a formarne tre, dal momento che ne ho già più volte parlato.
Invece, in positivo, merita una riflessione il documento che è stato congiuntamente firmato dai responsabili dei tre gruppi bancari cooperativi (Iccrea, Cassa Centrale Banca e Cassa Centrale Raiffeisen), ConfCooperative e Federcasse e che è stato diffuso dopo che hanno preso sempre più fiato le voci interne all’attuale maggioranza di governo circa un possibile slittamento della riforma.
In positivo, dicevo, perché al netto di ogni altra valutazione, tutti i protagonisti della cooperazione del credito hanno riconfermato che il processo di autoriforma salvaguarda, valorizza e tutela l’identità mutualistica, il ruolo e la capacità competitiva delle Bcc, delle Casse Rurali e delle Raiffeisenkassen «affinché queste possano continuare ad essere anche per il futuro protagoniste nel concorrere alla costruzione del bene comune», per citare le parole di quel documento.
Una ritrovata unità di vedute e di intenti per un movimento che conta oggi 1 milione e trecentomila soci, con oltre 270 banche locali radicate nei territori dei quali sono espressione, con quote di mercato rilevanti nel finanziamento dell’economia reale, delle famiglie e delle imprese. Banche, come la nostra, che affondano le proprie radici nella storia economica e sociale italiana, distinguendosi per la propria natura mutualistica. Banche autonome, ma legate da tempo da un sistema associativo e di servizi sussidiari, da sistemi bancari ed industriali e dai fondi di garanzia che operano in una logica solidaristica.
Insomma: valori su cui non si discute, che oggi vengono ribaditi con forza e che restano nel tempo.
«Non c’è e non ci potrà essere una buona Banca di Credito Cooperativo, una buona Cassa Rurale, una buona Raiffeisenkasse se non sarà una banca coerente e competitiva. Questo è il tema al centro di tutto», si legge ancora nel documento. E questo è davvero il cuore del ragionamento e dell’importanza dell’autoriforma.
Perché la salvaguardia ed il rafforzamento di un modello di “fare banca”, che caratterizza il credito cooperativo, realmente vicino alla gente, alle famiglie ed alle imprese, è condizionata dalla capacità di raccogliere e vincere le sfide di un mercato sempre più complesso e competitivo. L’evoluzione dell’industria bancaria, la normativa, la tecnologia incidono, vincolano, stravolgono i modelli industriali ed organizzativi e la capacità di interpretare la mutualità con efficacia e con efficienza, generando quella redditività indispensabile per garantire ulteriore solidità e le necessarie risorse per investire nel futuro.
Ed è proprio il gruppo bancario cooperativo nazionale l’unico strumento in grado di dare forza adeguata alla necessaria riorganizzazione e modernizzazione per superare le inefficienze di un elevato frazionamento del sistema e di confermare tutti i connotati di Bcc, Casse Rurali e Raiffeisenkassen: intermediari caratterizzati da finalità mutualistica, localismo, democraticità di funzionamento ed esclusione di speculazione privata.
Che, poi, sono i cardini della cooperazione, riconosciuta dall’articolo 45 della Costituzione Italiana.

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