Un anno con la Teresa della compagnia “Felice Musazzi”

13Tante risate….. per 360 giorni. E’ questa la promessa che la Compagnia dialettale legnanese “Felice Musazzi” fa ai soci della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Il calendario della nostra banca, infatti, scandirà il passare dei mesi con le divertenti battute e le immortali immagini degli attori che portano avanti la tradizione del maestro della risata legnanese. Ma non solo. Il logo della Bcc apparirà in calce alle locandine, ai manifesti e sui programmi di sala del nuovo spettacolo “Chi vusa pusè la vacca l’è sua”, che Antonio Provasio, nelle vesti di una moderna Teresa, porterà in scena per la stagione teatrale 2003/2004. Dopo il successo di “Và là batel…ca sem sù tutti”, che ha visto 120 repliche per più di 80mila spettatori, Antonio Provasio rivisita in chiave moderna un altro dei testi sacri di Felice Musazzi, quello che lo vide debuttare a Roma, al Teatro Sistina, nel 1970, chiamato da Garinei e Giovannini. “Chi grida di più ha sempre ragione, questa è in sintesi la morale del nuovo spettacolo”, spiega Antonio Provasio. “Si parte dal paradiso terrestre, nel senso che Teresa sogna di essere Eva e con AdamoGiovanni tiene testa anche all’Arcangelo Gabriele, ma si è solo addormentata in un bosco dove si è recata con Giovanni, Mabilia e tutte le donne del cortile. Anche Mabilia sogna di essere una star del varietà e di scendere le scale come Wanda Osiris. Dopo il sogno, però, resta solo la dura realtà e il riso, fino ad ora goliardico e sgangherato, si fa amaro. Dopo la gita fuori porta si torna in città, dove ci si scontra con la disoccupazione”. “La Franco Tosi, una delle aziende che hanno fatto la storia e la ricchezza di Legnano, chiude -continua Provasio/Teresa-, e gli operai con le famiglie sono costretti a trasferirsi in Lomellina per lavorare nelle risaie. Per ora non voglio dirvi di più, ma sappiate che il finale, come sempre, è a sorpresa”. Un lavoro impegnativo quello di “Chi vusa pusè la vacca l’è sua”, che vede all’opera 40 tra attori, tecnici e coreografi. Più di cento le date già fissate per la prossima tourné, che vedrà la Compagnia teatrale Felice Musazzi, calcare le scene di grandi e piccole città, da Milano in maggio, a Varese ad inizio anno, a Busto Arsizio a fine novembre, a Legnano per capodanno, a Saronno per il debutto, e in tanti altri centri ancora. Vanno in scena le storie del cortili lombardi, della gente semplice, vera, che li ha abitati, dei contadini. Il cortile: la catasta dei povercrist sopravissuti alle guerre, alle carestie, alle immigrazioni, alle lavoro nelle industrie e alla loro crisi. “Ringhiere che si arrotolano sui ballatoi, scale consunte dal saliscendi di generazioni ogni porta una stanza, spesso l’unica. Il vicino è così vicino, che vive con te”: questa è la vita che Felice Musazzi ha iniziato a rappresentare con I Legnanesi nel lontano 1949 all’oratorio di Legnarello, e di cui oggi la Compagnia “Felice Musazzi” riporta in scena i testi e lo spirito. L’intento è di continuare il percorso tracciato da Felice Musazzi, facendo conoscere ai giovani i più grandi successi del loro ispiratore e la capacità di sognare della povera gente, a cui per sentirsi sui grandi palcoscenici americani bastava indossare dei lustrini. Un proposito che ha accolto il favore della famiglia del noto artista legnanese che ha garantito, oltre al nome, la memoria storica e la consulenza per le riprese delle riviste scritte in oltre quarant’anni di attività. L’attuale Teresa è Antonio Provasio che per nove anni ha recitato con Musazzi, imparando direttamente dal grande artista a muoversi sul palco e a calarsi nel personaggio. Lui, un uomo, che, come Musazzi, interpreta una donna, come se fosse ancora in vigore il divieto ecclesiastico che impediva ai due sessi di recitare assieme. Così che i ruoli femminili venivano interpretati dagli stessi uomini travestiti. E si recita, come allora, in dialetto. “Del resto – commenta Antonio Provasio- noi siamo il territorio e siamo quelli che fanno rivivere la storia, vuoi per il vissuto di Felice Musazzi, vuoi per la lombardità delle nostre radici, per il dialetto. Tutte queste nostre caratteristiche ci hanno portato a scegliere la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate come banca d’appoggio. Siamo contenti di avere fatto questa fusione di immagine e di averli come sponsor per questa stagione, per continuare ancora a parlare delle nostre radici e dei cortili da cui tutti noi veniamo”. Il tempo è passato, nei vecchi paesi e nella Legnano di Musazzi sono arrivati i condomini, che hanno cancellato le corti e, con esse, un piccolo mondo fatto di chiacchiere, liti, lenzuola sul filo di ferro, pozzanghere, ruggine sui scorrimani. Ma la compagnia teatrale Felice Musazzi ha resistito. Potremmo dire che la ringhiera le corre ancora nell’anima. E, per rubare le parole ad Antonio Provasio, quelle che dice nel gran finale degli spettacoli: “ricurdevas genti che un popol che gà minga da memoria gà minga da storia (ricordate gente che un popolo che non ha memoria non ha storia): noi veniamo di cortili, non dalle villette a schiera”. Riflettori, prego: …e’ di scena il cortile lombardo.

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