Guerini ha ricordato come la svolta sia arrivata dopo la crisi economica del 2011, una fase che ha spinto istituzioni e governi a interrogarsi sulla necessità di individuare nuovi modelli di sviluppo. “Dopo la crisi del 2011 è emersa la necessità di un modello economico capace di produrre ricadute sociali”, ha spiegato, evidenziando come da quel momento l’attenzione dell’Unione Europea verso l’economia sociale sia progressivamente aumentata.
Nel suo intervento, Guerini ha sottolineato che oggi l’economia sociale rappresenta una realtà strutturale nel panorama europeo. Secondo i dati richiamati durante il confronto, quasi il 10% del Pil europeo viene generato da organizzazioni dell’economia sociale, mentre 163 milioni di cittadini europei sono soci di una cooperativa. Numeri che testimoniano la diffusione e il radicamento di queste realtà nei diversi Paesi dell’Unione.
“Le cooperative rappresentano un pilastro dell’economia sociale europea”, ha affermato Guerini, richiamando il ruolo svolto dal mondo cooperativo nella costruzione di reti economiche e sociali capaci di mantenere un forte legame con i territori e con le comunità locali.
L’esponente dell’economia sociale ha inoltre ricordato come l’Unione Europea abbia avviato un piano di sviluppo dedicato al settore, invitando gli Stati membri a dotarsi di una propria strategia nazionale. “Oggi 21 Paesi su 27, tra cui l’Italia, stanno lavorando in questa direzione”, ha spiegato, evidenziando come il tema sia ormai entrato stabilmente nell’agenda europea.
Guardando alle prospettive future, Guerini ha indicato anche i principali ambiti sui quali si concentreranno le politiche europee nei prossimi anni: appalti pubblici, normativa sugli aiuti di Stato e accesso ai finanziamenti. Temi considerati centrali per accompagnare la crescita e il consolidamento dell’economia sociale all’interno del sistema economico europeo.

