«Una squadra non è la somma dei singoli. Ma qualcosa che funziona solo se si impara a lavorare per gli altri, oltre che per sé». È stato questo, in estrema sintesi, il cuore della testimonianza di Maurizia Cacciatori, indimenticata capitana della Nazionale italiana di pallavolo, all’annuale convention dei nostri dipendenti.
Ma andiamo con ordine. Due giorni a Gardaland, costruiti con un obiettivo preciso: uscire dalla quotidianità per ritrovare il senso di quello che facciamo insieme. Il sabato è stato il momento più informale, tra attività di squadra, sfide e momenti condivisi. Un’occasione per stare insieme in modo diverso, rafforzando relazioni che nel lavoro di tutti i giorni fanno la differenza. La sera, poi, la cena e il karaoke hanno restituito un’altra immagine della squadra: quella della capacità di mettersi in gioco, senza ruoli.
La domenica mattina è stata il momento del “perché”.

Sul palco il presidente Roberto Scazzosi, il direttore generale Roberto Solbiati e il vice direttore generale Annibale Bernasconi. Numeri solidi, una banca che cresce e si posiziona ai vertici del Gruppo. Ma il messaggio è stato chiaro: quei risultati non sono un punto di arrivo, sono il livello raggiunto insieme. E da qui si riparte.

«Quando una banca cresce, non sta semplicemente aggiungendo numeri o filiali –ha sottolineato il presidente–. Sta assumendo una responsabilità più grande. La vera sfida è restare riconoscibili mentre si cresce». Un passaggio che si lega direttamente alle nuove prospettive, tra evoluzione organizzativa e ingresso di nuove persone.
Sulla stessa linea il direttore generale, che ha richiamato il valore di momenti come questo: «Non sono semplicemente un appuntamento nel calendario, ma occasioni per rafforzare relazioni e senso di appartenenza». E il vice direttore generale Bernasconi ha riportato tutto su un piano ancora più concreto: «Integrare non è far adattare gli altri, ma trovare un modo nuovo per lavorare insieme».
Un filo che attraversa anche il progetto “Ben-essere Insieme”, richiamato da Simone Mantovani, che ha sottolineato come non si tratti di un insieme di iniziative, ma di «uno strumento per costruire squadra, lavorando sul clima e sulla qualità delle relazioni».
È su questo terreno che si inserisce la testimonianza di Maurizia Cacciatori. Un racconto che parte da lontano, dalle difficoltà, dalle scelte, dagli errori. «Il talento è un dono, ma il sacrificio è una scelta», ha spiegato, ricordando come il passaggio decisivo sia stato abbandonare una visione individuale per comprendere davvero cosa significa essere squadra.
Il punto di svolta? «Capire che quel “mia” che si dice in campo non è possesso, è responsabilità». Non è essere i migliori, ma prendersi carico del risultato comune.
Da qui la metafora più potente del suo intervento: quella della “cameriera”, l’immagine con cui Julio Velasco le ha spiegato cosa significa essere leader. «Un leader è qualcuno che sa accogliere, capire chi ha davanti, adattarsi alle persone e metterle nelle condizioni di dare il meglio».

E ancora: «Le squadre vincenti non nascono mai per caso». Nascono da allenamento, responsabilità, capacità di cambiare. Nascono dal coraggio di uscire dalla propria zona di comfort e di non fermarsi mai alla frase più pericolosa: “Io ho sempre fatto così”.
Il passaggio più forte, forse, è quello sulla cultura del feedback: «Il feedback è uno straordinario privilegio. Sono proprio quelli più difficili che ci fanno crescere».
E alla fine tutto torna lì. Alla squadra.
Non a chi fa il punto, ma a chi crea le condizioni perché quel punto arrivi. Non alla prestazione individuale, ma alla capacità di sostenersi nei momenti difficili. «Il successo in solitaria non esiste. Nessuno vince da solo», ha detto senza giri di parole.
È questo il filo che ha tenuto insieme i due giorni. Non il luogo, non il programma. Le persone.
Perché, ancora una volta, è emerso con chiarezza che la forza della nostra banca non sta nel fare tutti la stessa cosa. Sta nel fare le cose insieme.









