Gender gap e alfabetizzazione finanziaria, Magda Bianco della Banca d’Italia indica la strada: scuola, formazione mirata e progetti efficaci per colmare il divario

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“Alfabetizzazione finanziaria è la comprensione di alcuni concetti di base e la capacità di usare questi concetti per vivere meglio, per assicurarsi benefici importanti dall’accesso ai prodotti e ai servizi finanziari e aumentare il nostro benessere finanziario nella vita di tutti i giorni”.

Ridurre il divario di genere nelle competenze economiche è possibile, ma richiede interventi mirati e strutturali che partano dalla scuola e coinvolgano anche la formazione degli adulti. È questo il messaggio emerso dall’intervento di Magda Bianco, capo del Dipartimento tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, al convegno di Idee, donne del Credito Cooperativo, che ha posto al centro dell’attenzione il ruolo dell’alfabetizzazione finanziaria come strumento concreto per rafforzare l’indipendenza economica delle donne e favorire scelte più consapevoli nella vita quotidiana.

“Il gender gap, il gap tra uomini e donne, ha davvero moltissime dimensioni: quelle che riguardano l’istruzione, il mercato del lavoro, i divari retributivi, i divari pensionistici. Qui consideriamo un tema che può avere effetti e relazioni con molte di queste dimensioni, che è l’alfabetizzazione finanziaria”, ha spiegato Bianco.

Comprendere i concetti finanziari di base e saperli utilizzare nella vita di tutti i giorni, ha sottolineato, significa poter accedere con maggiore consapevolezza agli strumenti economici disponibili e migliorare il proprio benessere. “Alfabetizzazione finanziaria è la comprensione di alcuni concetti di base e la capacità di usare questi concetti per vivere meglio, per assicurarsi benefici importanti dall’accesso ai prodotti e ai servizi finanziari e aumentare il nostro benessere finanziario nella vita di tutti i giorni”.

Secondo la dirigente della Banca d’Italia, queste competenze non riguardano solo scelte straordinarie, ma decisioni quotidiane che incidono sulla qualità della vita: dalla gestione del risparmio alla scelta di un conto corrente, dall’accesso al credito fino agli investimenti e alla pianificazione del futuro. “Le scelte quotidiane sono fatte di tantissime dimensioni finanziarie ed economiche: quanto e come risparmiamo, se e come aprire un conto, come prendere un prestito, come investire quello che risparmiamo, come assicurarci e come pensare al futuro e alla pensione”.

Numerosi studi dimostrano che possedere competenze finanziarie di base produce benefici concreti nel tempo. “Chi ha una maggiore competenza finanziaria è più capace di affrontare shock e difficoltà impreviste, è più in grado di indebitarsi nel modo giusto senza eccedere con un debito che poi non può controllare, riesce a investire meglio e nel lungo periodo accede a una maggiore ricchezza pensionistica”.

In questo quadro, l’alfabetizzazione finanziaria può rappresentare anche uno strumento di emancipazione. “Può aiutare in generale le donne ad avere una maggiore indipendenza economica e questo in molti casi si rivela una forma di prevenzione importante rispetto alla violenza economica o, nel caso peggiore, uno strumento per uscirne e contrastarla”.

Nonostante questo, i dati mostrano una situazione problematica per l’Italia. “Purtroppo i dati ci dicono che nel nostro Paese i livelli di competenze finanziarie sono bassi, più bassi che negli altri Paesi, e che esiste un gap di genere: le donne hanno competenze minori”.

Le indagini della Banca d’Italia evidenziano però anche un elemento importante: il divario si riduce tra chi partecipa al mercato del lavoro. “Se guardiamo ai lavoratori dipendenti o agli autonomi, quindi a chi lavora, questi divari si riducono molto. Il vero gap sta soprattutto tra le persone che non lavorano, e questo per le donne riguarda quasi metà della popolazione”.

Un dato particolarmente preoccupante riguarda i più giovani. “Mentre in molti Paesi il divario di genere tra ragazzi e ragazze quindicenni si è ormai annullato, in Italia è ancora molto elevato ed è addirittura aumentato tra l’indagine del 2018 e quella del 2022”.

Secondo Bianco, per affrontare il problema bisogna intervenire sulle sue cause profonde. Una delle radici principali riguarda il legame tra competenze finanziarie e competenze matematiche. “Le competenze finanziarie di base sono molto correlate a quelle in matematica e spesso le ragazze fanno meno bene nei test di matematica, come quelli Invalsi o PISA, e questo si porta dietro anche una più bassa competenza finanziaria”.

Ma non si tratta solo di capacità individuali. Anche il modo in cui la matematica viene insegnata può influire. “Tradizionalmente l’insegnamento ha un’impostazione abbastanza teorica e a volte competitiva. Alcuni esperimenti realizzati nella scuola primaria con modalità più inclusive e coinvolgenti mostrano invece che i divari si riducono moltissimo”.

Accanto alla scuola pesano anche fattori culturali e stereotipi. “Nella nostra cultura si parla poco di denaro in famiglia e, quando lo si fa, più spesso con i ragazzi che con le ragazze o comunque in modo diverso”.

A questi elementi si aggiungono differenze nei comportamenti e nella percezione di sé. “Molti studi mostrano che ragazze e ragazzi, così come uomini e donne, hanno attitudini diverse rispetto alla competizione e alla fiducia in se stessi. Tipicamente le ragazze hanno più paura di sbagliare e pensano di sapere meno di quello che in realtà sanno”.

Questo fenomeno emerge anche nelle indagini sulle competenze finanziarie. “Una parte del gap è spiegata proprio dalla self-confidence: le donne più spesso rispondono ‘non so’ alle domande, anche quando non è vero che non sanno, ma pensano di non essere abbastanza sicure della propria risposta”.

Per ridurre il divario, quindi, le politiche devono intervenire proprio su queste radici. “La prima cosa da fare è lavorare all’origine, quindi sulla scuola. L’educazione finanziaria a scuola è davvero la risposta sostenibile, vera e profonda di lungo periodo”.

Oggi l’educazione finanziaria è entrata nei programmi scolastici come parte dell’educazione civica, e questo rappresenta un passaggio importante. “La nostra esperienza come Banca d’Italia, maturata lavorando da anni con le scuole e con i docenti, ci dice che si può fare e che i benefici ci sono, e sono uguali per ragazzi e ragazze”.

Ma l’intervento non può fermarsi alle nuove generazioni. Occorre agire anche sugli adulti, soprattutto in un sistema finanziario sempre più complesso e digitalizzato. “Abbiamo un tema di oggi: gli adulti devono confrontarsi con un sistema finanziario che evolve rapidamente e offre tante opportunità ma anche tanti rischi. Servono quindi programmi di educazione finanziaria rivolti anche alle donne”.

Questi programmi devono però tenere conto delle specificità emerse dagli studi. “Qualunque progetto che si rivolga alle donne dovrebbe prima di tutto affrontare la convinzione di non essere in grado, distruggere questo stereotipo e poi lavorare con modalità coinvolgenti e legate all’esperienza concreta”.

Tra le iniziative promosse dalla Banca d’Italia c’è il progetto “Le Donne Contano”. “Una delle esperienze più riuscite è stata quella realizzata con un gruppo di sindacaliste, che dopo un periodo di formazione con noi hanno portato queste competenze nei luoghi di lavoro con altre donne”.

Infine, Bianco ha sottolineato l’importanza di valutare l’efficacia dei programmi. “Quando si fanno progetti di educazione finanziaria è fondamentale valutarne la qualità con metodi scientifici solidi, analizzare i dati e verificare nel tempo cosa funziona davvero”.

Percorsi di qualità, monitorati e costruiti sulle cause profonde delle disuguaglianze, possono quindi produrre risultati concreti. “Cambiare le cose si può”, ha concluso, indicando nell’educazione finanziaria uno degli strumenti più importanti per ridurre il divario di genere e rafforzare l’autonomia economica delle donne.

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