Giornate del Fai: cosa vedere nel milanese e nel varesotto

Un fine settimana per riconnetterci alla storia e alla cultura dell’Italia

Sabato 26 e domenica 27 marzo, andranno in scena le “Giornate Fai di primavera”, un fine settimana – spiegano dall’associazione – per “riconnetterci alla storia e alla cultura dell’Italia” e “che permetterà ai visitatori di sentirsi parte dei territori in cui vivono e di cui spesso non conoscono appieno la bellezza e il valore”.

Saranno inatti aperti ville e palazzi storici, aree archeologiche, chiese di grande valore architettonico o storico artistico, esempi di archeologia industriale, castelli, biblioteche, collezioni d’arte e musei, alcuni dei quali sono spessi inaccessibili.

Le visite sono gratuite, anche se è consigliata un’offerta minima di 3 euro da devolvere al Fondo ambientale italiano, che si occupa proprio di conservare e promuovere le bellezze d’Italia. È fortemente consigliata la prenotazione sul sito per le visite. Tra Milano e l’hinterland saranno 25 le perole che sarà possibile ammirare. Eccole tutte, con le descrizioni che si possono trovare sul portale Fai.

Milano e Provincia

Attrezzeria Rancati, Cornaredo
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Durata della visita 45 minuti.
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Durata della visita 45 minuti.

L’Attrezzeria scenica “E.Rancati” è posizionata nel territorio di Cornaredo, area industriale e commerciale. Con il termine attrezzeria si indica quell’insieme di oggetti di scena: armi, mobili, gioielli, oggettistica, che si utilizzano per le rappresentazioni teatrali e cinematografiche.

La “bottega d’arte”, nata a Milano a metà ‘800, viene fondata da Pietro Zaffaroni con la moglie Giulia Sormani ed i fratelli di lei: Giuseppe ed Angelo. Alla morte del marito, Giulia sposò in seconde nozze Edoardo Rancati ( 1832 – 1897 ) scultore ed insegnante dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Grazie alle loro capacità riescono subito a farsi strada nel mondo del teatro, tanto da diventare fornitori ufficiali del Teatro alla Scala. Nel 1893 i fratelli Sormani rilevano una piccola attrezzeria romana, aprendo così la sede capitolina. Quest’ultima sviluppatasi, negli anni ‘50 avrà il suo apice con il periodo d’oro delle produzioni cinematografiche Italiane ed estere (tra i tanti film che ha servito, ricordiamo: la Dolce Vita, Roma città aperta, Cleopatra , Ben Hur ). Nel 1965 la sede milanese si trasferisce a Cornaredo dove tuttora produce oggetti di metallo, legno, cuoio e materiale plastico per set e palcoscenici di tutto il mondo. Tra le tante committenze è bene citare film come: Il Gladiatore, I Pirati dei Caraibi, Robin Hood, I Borgia, I Tudors , Exodus – dei e re.

La struttura è suddivisa in vari laboratori artigianali, dove si possono osservare le tecniche di produzione e lavorazione di vari materiali, dai metalli al legno. L’ attrezzeria Rancati, inoltre, custodisce un patrimonio di costumi, arredi, decorazioni di ogni forma e stile che hanno impreziosito le più importanti produzioni cinematografiche, teatrali e televisive da oltre un secolo e mezzo.

Certosa di Garegnano, Milano
Sabato: 10:00 – 17:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti.
Domenica: 13:00 – 17:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti.

Alle porte di Milano, nella periferia nord-ovest si trova una Certosa, nel quartiere di Garegnano. La struttura parzialmente amputata dalla viabilità autostradale resta un monumento di straordinario interesse tanto da dare il nome al viale che dall’arco della pace porta verso il Sempione: Viale Certosa. Sorgeva a soli quattro chilometri a ovest dalle mura cittadine di Milano nell’allora borgo rurale di Garegnano e venne realizzata – spiega l’atto di fondazione -col preciso intento di consentire ai monaci di vivere in ritiro solitario A tale scopo il Visconti la dotò di ampie proprietà terriere e immobiliari, campi, vigne e boschi siti nella Pieve di Trenno, le cui rendite potevano garantire il sostentamento dei monaci, e la esentò da ogni tassa e dazio, essendo l’ordine certosino un ordine dedito esclusivamente alla preghiera e alla contemplazione.

La Certosa venne fondata nel 1349, da Giovanni Visconti, Arcivescovo e Duca di Milano, che ne fece dono, con altri suoi beni personali, all’Ordine Certosino. Nel 1388 Luchino Novello Visconti, nipote di Giovanni, considerato il secondo fondatore, dona alla sua morte, tutti i suoi beni ai certosini. Nel sec. XV, l’aspetto della Certosa venne completamente trasformato. Nel 1782 i monaci dovettero abbandonare la Certosa in seguito alla soppressione del monastero decretata da Giuseppe II, Imperatore d’Austria, il quale aboliva tutti gli ordini contemplativi. I beni e i terreni del monastero furono messi in vendita con aste pubbliche, il chiostro grande venne destinato a deposito militare e successivamente distrutto. La chiesa venne adeguata al culto pubblico divenne a tutti gli effetti Parrocchia del paese di Garegnano, borgo tipicamente rurale che, dopo l’Unità d’Italia, si aggregò al Comune di Musocco e nel 1923 venne unito alla città di Milano.

Del complesso della Certosa, la cui costruzione iniziò nel 1349 poco rimane, infatti oggi si presenta in forme molto diverse, tra rinascimentali e barocche, come si può immediatamente notare dalla facciata di grande impatto visivo, progettata alla fine del XVI secolo da Vincenzo Seregni e dal grande Galeazzo Alessi, il noto architetto che a Milano stava realizzando Palazzo Marino e la Chiesa di San Barnaba. All’interno, celebre è la decorazione ad affresco, costituita da due distinti cicli pittorici, il primo del manierista Simone Peterzano, maestro del celebre Caravaggio (1578) e il secondo del maggiore interprete del barocco milanese del pieno seicento, Daniele Crespi (1629).

Ippodromo di San Siro, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 20 persone.

Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 20 persone.

L’Ippodromo Snai San Siro – di proprietà di Snaitech – è, insieme allo Stadio Giuseppe Meazza, uno dei centri più importanti dello sport milanese. Il quartiere di San Siro, da cui l’Ippodromo prende il nome, era fino al momento dall’annessione al comune di Milano nel 1873, un piccolo borgo rurale posto nella periferia occidentale della città. Di questa vecchia urbanistica è rimasto ben poco, ma l’Ippodromo rappresenta ancora, con i suoi ampi spazi verdi, un’oasi di pace e benessere nel cuore della città.

Progettato nel 1911, venne inaugurato solamente alla fine della Grande Guerra, nell’aprile 1920. La sua realizzazione fu affidata all’architetto Paolo Vietti Violi che vinse la gara commissionata dalla proprietà, allora la Società Trenno. Questo progetto così innovativo portò la figura di Vietti Violi a grandi successi, sia in Italia che all’estero. Il complesso di San Siro, realizzato interamente in stile Liberty, è composto da piste di gara, di allenamento, tribune e scuderie, immersi in un giardino botanico di oltre 1.500.000 mq. Da oltre un secolo, l’impianto è uno dei più prestigiosi palcoscenici ippici a livello mondiale. Le sue piste sono considerate tra le più selettive al mondo e, grazie ai diversi tracciati (quattro per corse in piano, uno per corse in siepi, uno per steeple-chase e uno per cross country), è possibile disputare dei convegni di corse su distanze diverse, dai 1000 ai 3000 metri per le corse in piano e sino a 5000 metri per le corse ad ostacoli. Sull’erba del galoppo milanese hanno corso alcuni tra i più grandi purosangue della storia dell’ippica, come ad esempio Tenerani, Ribot, Sirlad, Tony Bin e Falbrav. Nomi prestigiosi emergono anche tra i fantini, con Enrico Camici, Frankie Dettori e Mirko Demuro, solo per citarne alcuni.

Tempio dello sport, certo, ma non solo. Il complesso dell’Ippodromo di San Siro è unico nel suo genere, sia per la vastità degli spazi che per la coesistenza di valori ambientali, architettonici e culturali. Non a caso nel 2004 è stato dichiarato monumento di interesse nazionale, ed è tuttora il solo ippodromo al mondo ad aver ricevuto questo riconoscimento.

Monastero della visitazione Santa Maria, Milano
Sabato: 10:00 – 18:30
Note: Slot di visita: ogni 15 min. 15 persone a slot
Domenica: 10:00 – 18:30
Note: Slot di visita: ogni 15 min. 15 persone a slot

Il monastero della Visitazione occupa gran parte dell’isolato che va da via Santa Sofia con un fianco lungo la via San Calimero fino alla piazza Cardinal Ferrari con la grande ortaglia che finisce sulla via Mercalli. Nel quartiere ticinese e nella zona che rimase ricca di ampi spazi coltivati fino alle fine del XIX secolo con affaccio e accesso principale sulla fossa interna (la cerchia dei navigli) nei pressi dell’incrocio con il corso di Porta Romana.

Arrivate a Milano nel 1713, le monache di Santa Maria della Visitazione (le visitandine) si imposero da subito come il più importante luogo di formazione delle giovani milanesi tra i 43 monasteri presenti a Milano tra la fine del 700 e la fine dell’800. In questo periodo le mura della clausura videro passare oltre 300 educande, la maggior parte delle quali uscì con una formazione tale da poter garantire un buon matrimonio. Proprio grazie all’attività educativa il monastero non subì la scure delle soppressioni napoleoniche o asburgiche e perciò la vita intra muros procedette con continuità dal 700 fino all’autunno del 2017 quando le quattro suore rimaste si trasferirono nel monastero di Soresina in provincia di Cremona. L’ordine monastico era stato fondato all’inizio del 600 da parte di San Francesco de Sales (vescovo di Ginevra in esilio ad Annency capitale della Savoia a causa del calvinismo e considerato il San Carlo del Piemonte) e da Santa Giovanna Francesca Frémiont de Chantal

Nato tardo barocco con il grande corridoio con altissima volta a botte che ricorda quelli del palazzo di Brera alla semplicità degli interni alterna dettagli cesellati come il lavabo nei pressi del refettorio fino al ricco altare della chiesa con riferimenti sia a temi mitologici quali il pellicano che si strappa la carne dal petto per darla ai suoi piccoli metafora di Cristo che dona il suo corpo ai fedeli, che al mondo del teatro con la scritta che sovrasta il tabernacolo “sic dilexit” (così tanto [Dio] ha amato [il mondo] che riassume la devozione eucaristica che nel 700 si esplicava in forme pubbliche come le Quarant’ore o le processioni del Corpus Domini. Progetto architettonico di Bernardo Quarantini all’inizio del XVIII secolo e di Giacomo Moraglia per la facciata di epoca successiva (secolo XIX), all’interno nasconde opere pittoriche di notevole interesse, quali la grande pala d’altare, opera del veneziano Gianbattista Pittoni, datata 1734. Altre pale si trovano agli altari minori e sono opera del Cisterna (1920), Gianbattista Sassi (1752). Nei pennacchi della cupola sono visibili figure di santi, legati alla congregazione religiosa, opera di Valentini (1894). L’altare maggiore, in pregevoli marmi, proviene da un soppresso monastero francescano e qui posto nel 1787. In controfacciata si può ammirare un monumentale organo (1806) della Famiglia Bernasconi di Varese, tra le grandi case costruttrici di organi a canne. Il grande e vasto edificio, mantiene quella asciuttezza propria delle costruzioni maggiori milanesi: facciata sobria, quasi scarna, che custodisce al proprio interno vasti cortili e giardini, sui quali si affacciano fronti ornati da articolati livelli di finestrature assai ampie. Così è anche per questo edificio, la cui parte pubblica, la chiesa visitabile, è assai piccola parte di quel grande recinto che serra più cortili, un’area a orto, lunghi corridoi ornati di motti e figure di santi per l’edificazione delle donne che in essi passavano, per recarsi dal luogo di lavoro alla chiesa e da questa al sobrio refettorio. La chiesa, per la conformazione del lotto preesistente, non si attesta su due aule contrapposte separate da un muro, come nei monasteri più antichi, sempre milanesi, di san Maurizio o san Paolo Converso, ma si articola in una pianta a due bracci ortogonali, il cui snodo è il grande altare. È una manifestazione evidente della forte sottolineatura della celebrazione della Messa che, dalla Riforma cattolica scaturita dal Concilio di Trento, plasma tutta la manifestazione della religiosità dei fedeli e ancor di più degli Ordini religiosi, come la Visitazione. Alla sinistra dell’altare maggiore si trova la grata che permette la visione del grande coro di clausura, ampia aula con un sobrio coro in legno e pregevoli opere su tela raffiguranti differenti santi. La chiesa di clausura si può oggi vedere dalla vetrata posta a protezione della grata lignea e, oltre questa, si vede il coro ligneo con la forma propria di questo Ordine religioso femminile, il coretto da cui le inferme potevano seguire la preghiera comune e una serie di quadri raffiguranti santi legati alla tradizione di santa Giovanna Francesca di Chantal (1572-1641) e san Francesco di Sales (1567-1622) vescovo di Ginevra esule ad Annecy. La più grande santa nota fu Santa Margherita Alacoque per la devozione al Sacro Cuore di Gesù, devozione che ebbe nuovo impulso dalla metà del secolo XIX.

Palazzina Appiani, Milano

Palazzina Appiani sorge nel cuore di Milano, immersa nel verde di uno dei parchi più belli della città: Parco Sempione.

Quando nel 1796 le truppe francesi guidate da Napoleone irruppero in Milano, per la città si aprì una breve ma intensa stagione politica e civile che la vide protagonista di grandi piani destinati a conferirle una dimensione metropolitana e culturale degna di una capitale. Anche l’architettura dovette rispondere a questa esigenza di cambiamento e trasformazione con progetti che celebrassero la magnificenza del potere napoleonico. Il riordino urbanistico della vasta area intorno al Castello Sforzesco ne divenne l’emblema; concepita come una grande piazza d’armi, munita persino di un arco trionfale – l’Arco della Pace – e di un’arena per spettacoli pubblici, disegnata nel 1805 da Luigi Canonica sul modello degli antichi circhi romani.

Oggi l’Arena Civica è una delle poche architetture rimaste a testimonianza degli ambiziosi piani di Napoleone, che qui volle anche una tribuna d’onore per le sue apparizioni pubbliche: Palazzina Appiani.

Torre Gorani, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 30 minuti. Gruppi da 12 persone.
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 30 minuti. Gruppi da 12 persone.

Nel cuore della città di Milano, tra l’inizio di corso Magenta e la fine di via Meravigli, entrando in via Brisa prima di via Morigi, sorge Torre Gorani. Al centro di una piazza e isolata rispetto agli altri edifici, ai suoi piedi si possono ammirare gli scavi archeologici del Palazzo Imperiale di Mediolanum, i resti di palazzo Gorani, mentre tutt’attorno chiudono l’area candidi edifici contemporanei, frutto di una recente opera di riqualificazione, promossa da Finaval.

La Torre, risalente all’XI secolo, si erge sui resti del palazzo imperiale fatto costruire dall’imperatore Massimiano nel III sec. d.C. ed è ciò che rimane di Palazzo Gorani, un’ampia dimora che prese il nome dalla famiglia che vi abitò nel XVII secolo. I bombardamenti del 1943 distrussero il palazzo, lasciando solo il portale barocco, qualche muro e la torre. Dopo quarant’anni di abbandono, l’area e le testimonianze delle sue diverse stratificazioni hanno ora trovato la loro piena valorizzazione.

Torre Gorani presenta un alzato in laterizio e sulla sua sommità si aprono bifore e trifore, sormontate da una loggetta. L’intervento di recupero del contesto, curato dallo studio di architettura Cecchi & Lima, ha visto l’inserimento di una scala elicoidale e di nuove strutture per consentire la salita alla torre, di oblò sul pavimento della piazza per poter ammirare i pavimenti mosaicati del palazzo imperiale e la costruzione di nuovi edifici, nel pieno rispetto del valore storico del luogo.

Villa Simonetta, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 15 persone.
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 15 persone.

Villa Simonetta è l’unico esempio in Lombardia di villa patrizia rinascimentale suburbana, situata attualmente ai margini dello scalo Farini a Milano. La successione Gualtiera-Gonzaga-Simonetta colloca l’edificio in un costante dialogo con la città e il territorio, anche per la relativa vicinanza con il Castello Sforzesco. La stagione della residenza acquistata dai Simonetta alla fine del Cinquecento, in particolare, inserisce l’edificio nel filone del “vivere in villa” della nobiltà lombarda.

Nota nel passato anche con il suggestivo nome di Villa dell’Eco, grazie al singolare fenomeno acustico che a partire dal ‘600 rese il suo cortile meta di curiosi e scienziati di tutto il mondo, Villa Simonetta venne probabilmente edificata nel 1400 per volere di Gualtiero De Bascapé, cancelliere di Ludovico il Moro. Passato di proprietario in proprietario (dalla pia confraternita di Santa Corona ai fratelli Rabia, a Giovanni Pietro Cicogna), nel 1557, alla morte di Ferrante Gonzaga, con cui ebbe il momento di maggiore splendore, il complesso fu destinato al figlio Cesare, poi al nipote Ferrante II. È nel 1643 che la villa divenne proprietà della famiglia Simonetta, che ne ampliò le funzioni residenziali. Dopo altri innumerevoli passaggi (Castelbarco, Clerici, Osculati) e la successiva trasformazione in ospedale, fabbrica di candele e persino in osteria, il complesso subì i danni dei bombardamenti aerei del 1943. Acquistata dal Comune di Milano nel 1959, che ne assicurò la rinascita, Villa Simonetta nel 1973 venne infine assegnata come prestigiosa sede alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.

La data precisa della prima costruzione è sconosciuta, ma è certo che nei primi anni del Cinquecento esistesse già il primo corpo della villa, detta allora la “Gualtiera”, dal nome del proprietario Gualtiero De Bascapé, che la destinò a residenza nobiliare di campagna. La villa ebbe il momento di più glorioso sviluppo architettonico con Ferrante Gonzaga, governatore di Milano, che chiamò l’architetto di fiducia Domenico Giunti per ristrutturarla e farne una “villa di delizie”. Siamo a metà del Cinquecento: è in questo periodo che il solenne edificio venne alleggerito da portici e loggiati affrescati con motivi a fronde e tralci, presenti anche sulle volte dello scalone interno, come da altri elementi architettonici che ancora oggi attraggono lo sconosciuto visitatore. La villa doveva allora già presentarsi in tutta la sua bellezza se Paolo Giovio, nel 1549, poteva scrivere a Don Ferrante di essere rimasto stupefatto dall’impressione di essere entrato “nella meravigliosa casa di Merlino”, una dimora fantasiosa e ridente grazie ai giochi prospettici e nello stesso tempo austera e dignitosa. La facciata di stile classicheggiante, comprende un portico a nove arcate, con volta a botte, sorretto da pilastri adornati da semicolonne in stile toscano e poggianti su basamenti quadrati. Tutta la villa era originariamente affrescata con dipinti raffiguranti le imprese dei Gonzaga, di cui si conservano solo alcuni frammenti.

Villa Necchi Campiglio, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Domenica: 10:00 – 18:00

Appartata nel cuore di un signorile e tranquillo quartiere del centro milanese, Villa Necchi Campiglio venne progettata nei primi anni ’30 dall’architetto Piero Portaluppi su incarico delle sorelle Nedda e Gigina Necchi e di Angelo Campiglio, marito di Gigina, esponenti di una borghesia industriale lombarda colta e al passo coi tempi.

L’edificio, inserito in un incantevole giardino corredato da campo da tennis e piscina (tra le prime private in città), è scandito da ampi volumi lineari; mentre il piano terra fungeva da prestigiosa zona di rappresentanza, con il magnifico spazio verandato sul verde, quello superiore era adibito a zona notte. Spazi concepiti per padroni di casa operosi, ma capaci comunque di godersi il proprio tempo libero in compagnia di ospiti e amici, anche in maniera non convenzionale per quegli anni: per questo furono pensate la sala per proiezioni e la palestra. Ambienti dove l’innovazione si traduceva nel comfort e nell’efficienza di ascensori, montavivande, citofoni interni, porte blindate scorrevoli e caveau murati. Tutte caratteristiche che, per lusso e modernità, fecero della Villa una delle residenze simbolo dell’epoca.

Lo splendore degli arredi déco, degli oggetti d’uso e di importanti pezzi d’arte è stato impreziosito in tempi recenti dal lascito delle collezioni de’ Micheli e Gian Ferrari, ricche di opere: da Tiepolo e Canaletto fino a Sironi, De Chirico, Martini e Wildt. Dal novembre 2017 la villa si è arricchita della Collezione Guido Sforni (1935-1975): 21 opere su carta di grandi artisti del Novecento come Picasso, Fontana, Modigliani Matisse e altri. La Villa oggi è aperta a tutti, rispettando così il volere delle sorelle Necchi che nel 2001 affidarono la dimora al FAI proprio per farne un luogo da vivere e frequentare, grazie anche al fresco giardino, ai numerosi eventi in calendario e a un elegante bistrot nascosto nel verde.

Villa Gromo di Ternengo, Robecco sul Naviglio
Sabato: 10:00 – 17:00
Note: Sono previste partenze ogni 30 minuti per una durata della visita di circa 60 minuti
Domenica: 10:00 – 17:00
Note: Sono previste partenze ogni 30 minuti per una durata della visita di circa 60 minuti

Il borgo di Robecco sul Naviglio, situato tra il comune di Abbiategrasso e quello di Magenta nel territorio compreso tra il Parco del Ticino ed il Parco Agricolo sud , è riconosciuto per la sua ampia presenza di ville e dimore nobiliari come uno dei borghi più belli dell’intera Lombardia. Sviluppatosi grazie alla presenza del Naviglio, il comune conobbe il periodo di maggiore splendore a partire dal XVI secolo, quando diverse famiglie milanesi edificarono qui le loro residenze di campagna investendo notevoli somme nella creazione di latifondi. Molto caratteristico il borgo vecchio con i vicoli stretti e le antiche dimore, per lo più ville. Affascinanti anche le storiche ville che, nascoste all’interno dei muri perimetrali, accompagnano il percorso lungo la riva del Naviglio.

La storia di Villa Gromo di Ternengo inizia in epoca romana, precisamente in età imperiale. Sui resti delle costruzioni romane, a partire dal 600 d.C., venne edificato l’antico castello di Robecco, feudo dei nobili Pietrasanta. Nel 1340 Giovannolo Casati, tutore di Giovanni e Filippo Maria Visconti, sposò Beatrice Pietrasanta ottenendo in dote alcune proprietà a Robecco e fu lui a trasformare il borgo fortificato in residenza nobiliare. A seguito del cambiamento del concetto di villa, non più solo edificio padronale, ma anche luogo di delizie e villeggiatura, la severa Villa trecentesca fu addolcita dallo stile barocco, con l’opera di ampliamento e restauro avvenuta nel 1679, quando il reggente di Milano, Danese Casati ed il di lui nipote, il Conte Ferdinando Casati, intervennero con la creazione di due nuove ali verso il giardino e sovrastando la facciata con un’elegante altana, dandole le attuali sembianze. La Villa è sempre stata tramandata di generazione in generazione all’interno della stessa famiglia sino ad oggi e dalla morte di Ferdinando Casati, ha più volte cambiato il suo nome perché portata come dote nuziale della figlia primogenita, venendo così unita al patrimonio del marito.

Espressione del Barocco Lombardo più puro, la villa, con pianta ad “U” rivolta verso il parco, si articola intorno ad un unico asse prospettico, lungo oltre 800 metri, il cosiddetto “Cannocchiale”, che dall’esedra dell’ingresso, prosegue con la corte nobile ed attraversa la villa e l’ampio parco retrostante di 16 ettari cintato su tre lati dalle antiche mura, mentre le acque del Naviglio Grande fanno da barriera naturale sul lato est. Il parco, che segue il progetto seicentesco della villa, ha una parte trattata a parterre in ghiaia e ornata da statue in pietra molera ed una parte all’inglese. La disposizione degli interni, modificata nell’ala nord nel tempo, ha la parte di rappresentanza al piano terra e al primo piano le camere da letto e la biblioteca, servite da un austero scalone.

Villa Bagatti Valsecchi, Varedo
Sabato: 10:00 – 18:00
Domenica: 10:00 – 18:00

La villa Bagatti Valsecchi si trova a Varedo, un comune della provincia di Monza e Brianza, all’interno di un parco eclettico su modello inglese di 64500 mq., unico giardino storico inserito nel PLIS, piano locale di interesse sovracomunale del Parco Grugnotorto Villoresi.

La villa fu costruita nel 1878, trasformando una cascina già censita nel 1721, dagli architetti Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, discendenti dai nobili milanesi Bagatti a cui nel 1523 le monache del monastero di Santa Maria Maddalena avevano ceduto i loro terreni di Varedo. Nel XVI secolo, dopo l’unione con i Valsecchi, la famiglia vi si stabilì per sfuggire alle periodiche epidemie di peste. Nel 1884 ebbe inizio la sistemazione del grande parco.

L’originario corpo centrale settecentesco a un solo piano viene ampliato con la costruzione di due ali laterali e il rialzo di un piano, a sua volta sovrastato da una loggia, realizzata dai Bagatti nel 1882 con le colonnine della torre campanaria del chiostro quattrocentesco milanese di Sant’Erasmo. Lo stile è un barocchetto lombardo che si esprime con composta sobrietà all’esterno e con maggiore varietà e importanza decorativa all’interno.

Borgo di Binasco e il castello, Binasco
Sabato: 10:00 – 13:30 / 14:00 – 17:30
Note: Turni di visita ogni 30 muniti. Numero max visitatori prenotabili per gruppo: 12
Domenica: 10:00 – 13:30 / 14:00 – 17:30
Note: Turni di visita ogni 30 muniti. Numero max visitatori prenotabili per gruppo: 12

La cittadina di Binasco si trova a pochi kilometri a Sud di Milano in ambiente rurale(fa parte del Parco Agricolo Sud Milano). Vanta notevoli tracce storiche e una economia caratterizzata da alcune attività industriali, che si affiancano all’attività agricola.

Il borgo di Binasco si raccoglie intorno al suo castello, costruito per volere dei Visconti, tra il 1280 e il 1310 con funzioni sia militari che residenziali. Residenziali perché vi soggiornavano le famiglie ducali durante gli spostamenti nei loro territori e per le battute di caccia nei boschi ricchi di selvaggina, cervi e cinghiali, che circondavano il borgo. Militari perché vi risiedeva stabilmente una guarnigione di soldati sotto la responsabilità del Castellano.

L’importanza del Castello di Binasco è legata alla posizione del borgo che si trovava esattamente sul confine tra i territori milanesi e i territori pavesi, delimitati da un corso d’acqua che ancora oggi attraversa il paese: il Ticinello, che, in passato, fungeva anche da porto fluviale.

Il museo della macchina per il caffè, Binasco
Sabato: 10:00 – 13:30 / 14:00 – 17:30
Note: Turni di visita ogni 30 minuti. Numero max visitatori per gruppo: 12
Domenica: 10:00 – 13:30 / 14:00 – 17:30
Note: Turni di visita ogni 30 minuti. Numero max visitatori per gruppo: 12

La cittadina di Binasco si trova a pochi kilometri a Sud di Milano in ambiente rurale (fa parte del Parco Agricolo Sud Milano). Vanta notevoli tracce storiche e una economia caratterizzata da alcune attività industriali, che si affiancano all’attività agricola. Fra queste è particolarmente evidente l’attività del Gruppo Cimbali che, si può affermare, costudisce la “culla” dove è nata e si è sviluppata la tecnologia delle macchine da caffé: quelle che tutti i giorni vediamo in qualsiasi bar.

Grazie a Gruppo CIMBALI, il MUMAC (MUseo della MAcchina per Caffè) apre le sue porte alle Giornate del FAI. Nato nel 2012, in occasione dei cento anni di attività del Gruppo e grazie alla lungimiranza della famiglia Cimbali, il museo quest’anno celebra il suo decennale e ospita la più ampia esposizione permanente dedicata alla storia e alla cultura delle macchine per il caffè espresso professionali, i contenuti culturali di archivio e MUMAC Library, la biblioteca storica del caffè. La collezione del museo, nella quale sono confluite i fondi Cimbali e Maltoni, racconta la storia di un intero settore del made in Italy e di tutti i marchi che ne hanno rappresentato le pietre miliari dagli albori ad oggi, attraverso pezzi memorabili, unici e iconici esposti nelle sale e grazie alla ricca documentazione presente nel suo archivio.

L’esterno del Mumac costituisce una presenza di forte impatto, anche simbolico: dai murales esterni realizzati da artisti di street art che raccontano l’intera filiera del caffè dalla piantagione alla tazzina, al giardino esterno del centenario Cimbali, alle linee curve delle doghe del rivestimento che rimandano all’espandersi dell’aroma di caffè.

Palazzo Edison, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 15 persone.
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 15 persone.

La sede della società elettrica Edison si trova in un imponente palazzo al numero 31 di Foro Buonaparte, all’incrocio con via Luigi Illica. Costruito su progetto dell’architetto Enrico Combi tra il 1891 e il 1892 per conto della Società Strade Ferrate del Mediterraneo, nel 1923 il palazzo fu acquistato dalla Società Edison. Recentemente sono state completate due nuove aree: l’Orangerie destinata ad usi uffici e la Caffetteria, una moderna area ristoro dotata di bar.

Nel cuore di Inzago, Inzago
Sabato: 10:00 – 17:00
Note: Turni ogni ’30 minuti – Gruppi da 15 persone
Domenica: 10:00 – 17:00
Note: Turni ogni ’30 minuti – Gruppi da 15 persone

La storia più antica di Inzago si snoda attorno a due piazze: la Maggiore, un grande vuoto coi suoi fantasmi medievali, e di Vona, con la Parrocchiale e due antichi edifici.

Solo nella seconda metà del Quattrocento Inzago divenne città d’acque: il Naviglio andò a delimitare l’abitato a sud dove si insediarono solo alcune delle tante ville storiche che ad Inzago sono disperse nell’edificato.

A nord scorre la roggia Crosina, derivata dal Naviglio a Cassano per azionare un complesso di mulini ed irrigare i giardini locali, poi prolungata sino a Gessate. Ne permangono ancora suggestivi scorci.

Gaggiano, tra storia e arte
Sabato: 10:00 – 17:00
Note: Sono previste partenze ogni 30 minuti per una durata della visita di circa 90 minuti
Domenica: 10:00 – 17:00
Note: Sono previste partenze ogni 30 minuti per una durata della visita di circa 90 minuti

Le visite si svolgeranno nel borgo di Gaggiano, in milanese “Gaggian”, comune dell’Abbiatense attraversato dal Naviglio Grande e, per tale contesto paesaggistico, anche detto la “Piccola Burano”. Fil rouge del percorso saranno proprio le acque del naviglio, da sempre e tutt’ora fattore caratterizzante la geografia di questo territorio, risorsa preponderante ed indispensabile per l’economia e la vita quotidiana degli abitanti del comune, e non solo.

Il “Navigium de Gazano” fu realizzato per volere del ducato di Milano a seguito della vittoriosa battaglia di Legnano del 1176. Da qui, prese avvio quel corso d’acqua che nei secoli successivi ha contribuito in maniera significativa all’agricoltura, al trasporto di merci e dunque allo sviluppo socio – economico del territorio. Forse in pochi ricordano la figura che in passato si nascondeva dietro la gestione del Naviglio, ossia il camparo, che per otto lire mensili regolava l’afflusso delle acque tramite la regolazione delle serrande, i cui attrezzi di manovra sono tuttora custoditi nella Casa delle Chiavi. Le Bocche della Gamberina e la Casa delle Chiavi, situate nel territorio di Gaggiano, permettevano, mediante il sistema delle chiuse e delle relative chiavi, la gestione dell’affluenza delle acque e l’irrigazione dei campi circostanti il Naviglio Grande.

Proprio lungo le sponde del Naviglio, cuore pulsante della vita del territorio, nel corso dei secoli, oltre alla Casa delle Chiavi, sono stati edificati gli edifici più importanti. Il Santuario di Sant’Invenzio, chiesa principale di Gaggiano, affacciata sul Naviglio, fino al 1990 è stata anche l’unica chiesa del comune. L’edificio attuale, completato tra XVII e XVII secolo, sorge sul luogo di un’antica chiesa la cui fondazione risale al Duecento. Il Santuario, oltre ad essere di grande interesse architettonico, presenta un ricco e interessante apparato decorativo sia esternamente che internamente, nel quale spicca per importanza un affresco raffigurante la Madonna delle Grazie di fattura trecentesca. Villa Marino, situata a pochi passi dal Ponte Vecchio, è conosciuta con tale nome da quando, nell’800, si è dato rilievo ad una tradizione popolare diffusasi a seguito dell’errata lettura di un’opera letteraria del secolo precedente che ne legava vicende e costruzione a Tommaso Marino. La villa e il grande parco che la circonda sono oggi una residenza privata, in parte adibita dai proprietari a struttura ricettiva ed azienda agricola, nota per la produzione e lavorazione del riso, prodotto acquistabile presso il punto vendita della villa. Ponte Vecchio, primo e per qualche secolo anche unico ponte di Gaggiano, fu distrutto quasi interamente nel 1859 dall’esercito austriaco in ritiro dopo la sconfitta subita a Magenta dai Franco – Piemontesi, ed è stato poi ricostruito nel 1869 a guisa del precedente. La sala consiliare del Comune di Gaggiano viene ricordata per l’affresco, risalente al 1492, che si conserva al suo interno, raffigurante una Vergine col Bambino, detta Madonna della Barbatolla. Palazzo Venini Uboldi è un imponente edificio che si staglia sulla riva del Naviglio e la cui costruzione cominciò nel 1719 per volontà di Giorgio Venini, uomo d’affari e Tesoriere del senato di Milano. Nel corso dei secoli ha cambiato più volte proprietà e utilizzo e alla fine del XVIII secolo divenne sede della prima scuola pubblica di Gaggiano. Oggi è stato trasformato in complesso residenziale. All’interno del palazzo è presente un piccolo oratorio, l’Oratorio di San Francesco, che deve il nome al conte Francesco Venini (fratello di Giorgio) che ne ordinò la costruzione nel 1750.

Biblioteca del parco Sempione, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 10 minuti. Gruppi da 10 persone.
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 10 minuti. Gruppi da 10 persone.

Immersa nel verde, la Biblioteca del Parco, definita anche “biblioteca giardino”, sorge sulla sommità del Monte Tordo nel Parco Sempione, quasi nascosta alla vista dei passanti. Il colossale Monumento equestre di Napoleone III indica al visitatore la via d’accesso all’insolita piccola architettura, una sorta di “capanna vetrata nel bosco”. L’area verde del Parco, vasto giardino all’inglese posto tra Castello Sforzesco e Arco della Pace e delimitato dall’Arena Civica e dal Palazzo della Triennale, nel corso del Novecento si è arricchito della presenza di singolari opere che sono memoria viva dei grandi eventi storici, culturali e artistici della città di Milano.

L’edificio, realizzato nel 1954 in occasione della X Triennale come Padiglione di Soggiorno o infrastruttura ricreativa, è uno degli interventi più interessanti costruiti a Milano negli anni Cinquanta con la tecnica del cemento armato a vista e l’ambizioso intento di raggiungere l’unità delle arti. Progettato dagli architetti comaschi Ico Parisi e Silvio Longhi e dall’ingegnere Luigi Antonietti, il Padiglione è stato realizzato su committenza della Cementeria di Merone all’insegna del tema dell’industrializzazione. In seguito, la costruzione destinata a durare oltre il tempo dell’esposizione è stata donata al Comune di Milano che le ha assegnato la funzione di biblioteca civica rionale.

La Biblioteca del Parco si connota per una singolare qualità estetica. Funzionalità, tecnologia e ricerca formale trovano una sintesi perfetta in questa struttura leggera e minimale con la trasparente facciata continua e l’inedita copertura monolitica, una sorta di origami pietroso che poggia sul terreno mediante pilastri a V trapezoidali. Pianta e volume a settore di chiocciola hanno il proprio centro generatore nella scultura Grande Motivo di Francesco Somaini, mentre il prospetto esterno si sviluppa in un arco di circonferenza e quello interno disegna un tratto di spirale. Il lessico razionalista di Ico Parisi sembra qui riflettere sulle declinazioni organiche della matrice geometrica.

Cittadella degli archivi, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita 15 persone ogni 15 minuti. Ultima visita 17.45
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita 15 persone ogni 15 minuti. Ultima visita 17.45

La struttura, che occupa un’area di circa 20.000 mq nel quartiere Niguarda, periferia Nord di Milano, risale al 1964. Inizialmente destinata ai servizi logistici, tra cui il ricovero di automezzi e il deposito di materiale elettorale, dal 2011 ospita la Cittadella degli Archivi. Distintasi fin da subito per le numerose iniziative culturali promosse, la Cittadella sta contribuendo in maniera attiva a rivitalizzare l’area cittadina che la ospita nel quadro dell’impegno dell’Amministrazione comunale per la riqualificazione delle periferie urbane.

Aperto al pubblico nel 2016, il polo archivistico del Comune di Milano custodisce attualmente circa 80 km lineari di documenti per un totale di 500.000 buste. Di particolare pregio è il cosiddetto “Fondo Storico”, costituito da migliaia di fascicoli oggetto di costante studio e valorizzazione, che raccoglie la documentazione amministrativa dal 1802 (anche se in alcune pratiche sono presenti carte risalenti al Cinquecento) al 1927.

Attualmente è in fase di realizzazione un nuovo impianto di archiviazione, che porterà l’intero complesso della Cittadella a circa 190 km lineari complessivi di documenti. Il nuovo polo prenderà il nome di Mi.MA – Milano Metropolitan Archives – e sarà una novità assoluta nel mondo degli archivi. È infatti la prima volta che si realizza un impianto archivistico di queste dimensioni, a conferma che la Cittadella non è solo un luogo affascinante perché custodisce la memoria storica di Milano, ma anche un centro di straordinaria eccellenza e avanguardia, destinata a diventare il più grande polo archivistico europeo.

Locanda officina Monumentale, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 15 persone.
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti. Gruppi da 15 persone.

LOM si affaccia sul Cimitero Monumentale, una delle più alte manifestazioni dell’intelligenza milanesi e grandioso esempio della sconfinata creatività artigiana del territorio. Una piccola oasi inaspettata nel cuore di Milano. A pochi passi da LOM il nuovo ADI Design Museum, a creare un legame topografico con la storia della creatività, della produttività e del design. Oltre a essere spazio di lavoro per i suoi ospiti, LOM accoglie una sala conferenze, workshop per attività di formazione e una foresteria pensata per le relazioni che arrivano da fuori Milano e devono trattenersi in città. In futuro la Locanda si attiverà per percorsi di residenza.

LOM, ex cascinapertinenziale al Cimitero Monumentale divenuta poi officina, in seguito luogo dismesso, è frutto di un attento intervento di recupero urbano, inserito nella mappa dei luoghi della manifattura milanese. LOM nasce dall’incontro tra Andrea Borri, Michele Borri, Stefano Micelli e Alfredo Trotta e incarna un’idea di futuro artigiano in cui produttività, ricerca, sperimentazione, comunicazione e osmosi con l’esterno si incontrano per potenziarsi a vicenda. L’apertura ufficiale è stata durante il mese di settembre 2021, in occasione della Milano Design Week.

Il restauro conservativo di LOM è stato curato e diretto dallo studio Andrea Borri Architetti. Grandissima attenzione è stata posta alle tematiche del recupero e delrispetto dell’originalità del luogo. Così i mattoni sono stati riportati a vista, gli elementi risultati da attività di smontaggio sono stati recuperati e reintegrati, l’uso di materiali nuovi è stato ridotto al minimo, il giardino è pensato per accogliere specie vegetalia basso fabbisogno idrico e in grado di attirare insetti impollinatori in modo naturale. Elemento iconico e riconoscibile la facciata dove il movimento delle finestre invita al dinamismo, al dialogo con l’esterno, alla curiosità verso le attività di ricerca e sviluppo negli ambiti fashion e design che gli ospiti di LOM portano avanti quotidianamente in questi spazi.

Palazzo Inps, Milano
Sabato: 10:00 – 17:30
Note: Turni di visita ogni 15 minuti 20 persone
Domenica: 10:00 – 17:30
Note: Turni di visita ogni 15 minuti 20 persone

Il palazzo INPS si trova in Piazza Missori e costituisce un esempio significativo di architettura moderna a Milano. Realizzato nel 1931 su progetto dall’architetto Marcello Piacentini, figura emblematica dell’architettura del periodo fascista in Italia, raccoglie in sé le tracce dell’architettura moderna e della confluenza di stili diversi.

La visita permetterà di scoprire i tratti molteplici di questo palazzo, dalla facciata austera, nitida, levigata e scandita da alte colonne ioniche con le citazioni del neoclassicismo lombardo di Piermarini, alle finestre ad arco e nelle ali laterali divaricate si intravede di matrice stilistica romana.

I visitatori potranno, poi, scoprire gli elementi iconografici, architettonici e storici del palazzo, con una visita che vedrà la scoperta della sala rotonda posta al primo piano con l’orologio progettato da Piacentini affiancato da due geni alati in marmo lustro realizzati da Maraini, e pavimenti con tessiture di marmi bianchi e neri disposti a raggiera intorno ad un occhio centrale. Percorrere la monumentale scala elicoidale, preceduta da una coppia di colonne in marmo nero e impreziosita dalla figura del fanciullo con cornucopia in legno all’inizio della balaustra della scala realizzata dal designer milanese Mario Quarti, e scoprire la sala riunioni e la vista privilegiata sulla piazza Missori.

Panifici militari caserma XXIV maggio, Milano
Sabato: 10:00 – 12:00 / 13:00 – 19:00
Note: Turni di visita ogni 20 minuti 25 persone – ultimo ingresso 18.20
Domenica: 10:00 – 12:00 / 13:00 – 19:00
Note: Turni di visita ogni 20 minuti 25 persone – ultimo ingresso 18.20

Nell’anno 1881, si pensa ad un “Quartiere delle Milizie” per trovare un adeguato acquartieramento militare nella Milano di fine ‘800. La “Società Fondiaria Milanese” acquista terreni inedificati, compresi nella fascia tra corso Magenta, corso Sempione, la Piazza d’Armi e la Stazione di Smistamento “Sempione”. Solo nel 1886, la Società Fondiaria Milanese fornisce al Comune di Milano un’area di 116.500 metri quadri per le nuove costruzione in fondo a via Vincenzo Monti, a nord dei nuovi quartieri borghesi. Le prime caserme ad essere edificate furono quella di Cavalleria (Montebello) oggi sede del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri, degli Alpini (Majnoni) oggi non più esistente, per terza quella del “Distretto Militare” su via Mascheroni e per ultima la sede del “Panificio Militare”.

Progettata nel 1892 con inizio lavori di realizzazione nel 1894, la caserma fu consegnata definitivamente al Demanio Militare nell’anno 1898. La struttura, dotata di uffici ed alloggi per il personale del vettovagliamento, con 8 forni, era per l’epoca all’avanguardia, con elevatori che servivano per trasportare ai vari piani superiori della struttura (al 2° oppure al 3°) grani e farine. Al piano intermedio c’erano magazzini per la conservazione delle materie prime, mentre al secondo piano erano dislocati cinque macinatoi. I piani, tra essi collegati uno scivolo, permettevano di sviluppare tutto il processo produttivo della panificazione: dalla macinatura del grano alla cottura del pane.

La caserma produsse il pane e distribuì il vettovagliamento per tutte le caserme della Lombardia. In essa si producevano pagnotte del peso di circa 350 grammi cadauna. La razione giornaliera per i militari era costituita da due pagnotte e, giornalmente, si sfornavano oltre 70 quintali di pane per tutti i militari della Lombardia. Il Panificio Militare, denominato Caserma “BESOZZI”, durante la Seconda guerra mondiale, ha garantito, con il pane sfornato, il sostentamento dell’intera città di Milano. Nel periodo 1954 – 1957, gli ultimi sei Panifici militari rimasti, tra i quali quello di Milano, furono definitivamente chiusi. Il Distretto Militare di Milano – operativo sin dal 1897, rimase nel pieno delle sue funzioni sino al giugno 2007 quando, a seguito della sospensione del servizio militare di leva (i famosi 3 giorni) obbligatorio nel 2005, avvenne la riconfigurazione in Centro Documentale di Milano, detentore di tutti i fascicoli matricolari dei soldati di Milano e provincia e delle province di Monza, Lodi e Pavia per complessivi 18 km lineari di documenti.

Palazzo Orsini, Milano
Sabato: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15′ per gruppi di massimo max 15 persone
Domenica: 10:00 – 18:00
Note: Turni di visita ogni 15′ per gruppi di massimo max 15 persone

Bellissimo palazzo storico di Milano, di grande pregio per l’architettura e le opere contenute, è dal 1996 proprietà di Giorgio Armani. E’ situato in Via Borgonuovo, 11 nel bellissimo quartiere di Brera a due passi dall’Accademia di Belle Arti e dal suo splendido giardino, che si può vedere dalle finestre di Palazzo Orsini.

Di proprietà dei marchesi Orsini, poi dalla famiglia Falcò Pio, è tra le più prestigiose dimore nobiliari di origine seicentesca.

L’ampia facciata è stata disegnata da Luigi Clerichetti alla metà del XIX secolo ed è scandita da finestre con eleganti cornici che al piano nobile vengono concluse da architravi, timpani e lunette; un corpo centrale lievemente sporgente evidenzia il portale di ingresso, sormontato da uno dei tre balconi presenti in facciata. Il cortile, con colonne tuscaniche binate a cui corrispondono lesene nel sottoportico, risale all’intervento seicentesco, mentre gli interni sono stati realizzati da Luigi Canonica alla fine del Settecento; tra gli elementi architettonici più rilevanti si distingue lo scalone d’onore a doppia rampa illuminato dalla lanterna che si apre sulla cupola sovrastante. Al piano nobile si trovano numerose sale finemente decorate, tra cui lo spogliatoio a pianta ovale dotato di arredi ottocenteschi e soffitto affrescato da Andrea Appiani con il motivo Amore trionfante (1787).

Progetto Mind, Milano
Sabato: 10:00 – 17:00
Note: Turni di visita ogni 20 minuti. Gruppi da 15 persone.
Domenica: 10:00 – 17:00
Note: Turni di visita ogni 20 minuti. Gruppi da 15 persone.

Il bene si trova nella ex Area EXPO 2015, nella zona di confine tra le Città di Milano e di Rho

L’area su cui il progetto MIND sta lavorando è quella dell’Esposizione Universale del 2015 che ha visto Milano ed hinterland protagonisti per un’intero anno di manifestazioni, convegni eventi che hanno richiamato visitatori da tutto il mondo.

Nell’area di 1,1 milioni di metri quadrati ereditata dall’Expo 2015, si sta reinventando un nuovo concetto di città in cui ci sarà più verde a disposizione, con spazi a disposizione per la socializzazione, laboratori, piste ciclabili, un nuovo ospedale.

Teatro civico Roberto De Silva, Rho
Sabato: 10:00 – 18:00
Domenica: 10:00 – 18:00

Rho, a 14 km circa a nord-ovest di Milano, è uno dei centri abitati più antichi della Lombardia e conserva ancora con chiarezza il decumano (via Matteotti, via Porta Ronca) e il cardo (via Madonna, via Garibaldi) risalenti all’epoca romana. All’inizio del ‘900 Rho era un piccolo borgo. La sua crescita inizia grazie all’insediamento di realtà industriali. Nel secondo dopoguerra gli stabilimenti produttivi delle manifatture tessili Chatillon e poi Castellana danno nuova forma all’urbanistica della città. Dal 2004 Rho è diventata famosa a livello internazionale per il Polo Fieristico, il più grande del mondo, che si estende per 9/10 sul territorio rhodense.

Dal 1975 nel cuore dell’area industriale di Rho inizia a operare la Diana De Silva Cosmétiques Spa, una delle più importanti aziende italiane nel settore cosmetico e della profumeria, nata sotto la guida del marito di Diana Bracco, Roberto De Silva, imprenditore illuminato con una grandissima passione per l’arte. In seguito l’azienda deve fare i conti con una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e nell’aprile del 2005 viene venduta alla Cosmoprod. I proprietari dell’area, Bracco Real Estate, nel 2012 hanno siglato un accordo con l’amministrazione comunale di Rho per dare vita al grande progetto di rigenerazione urbana che oggi con la costruzione del Teatro sta diventando una realtà.

Con la sua facciata di vetro, segno di apertura e trasparenza per la città, il teatro si affaccia in una nuova piazza, luogo di ritrovo e passeggio prima e dopo gli spettacoli. L’architettura del Teatro prevede spazi innovativi per varie attività, garantendo la massima flessibilità e la miglior risposta acustica in funzione delle esigenze specifiche dei diversi utilizzi ottenuta grazie a pannelli orientabili. La struttura è progettata con dotazioni tecnologiche all’avanguardia dal punto di vista ambientale, dal punto di vista energetico e delle attrezzature scenotecniche. Gli impianti di riscaldamento e raffrescamento sono stati realizzati utilizzando l’acqua di falda, in ossequio alla sostenibilità. L’idea del Teatro nasce dalla collaborazione tra la Bracco Real Estate e il Comune di Rho, ed è stato realizzato dallo Studio di architettura Banfi e Pezzetta, con gli studi Gola, Biobyte, Planning e Gallotti per il progetto scenico, acustico, esecutivo e di project managing.

Azienda agricola Salvaraja, Robecco sul Naviglio
Domenica: 10:00 – 17:00
Note: Sono previste partenze ogni 20 minuti per una durata della visita di circa 60 minuti.

Situata nel comune di Robecco sul Naviglio, l’Azienda Agricola Salvaraja si estende su oltre 150 ettari di territorio ricadenti interamente nel Parco Lombardo della Valle del Ticino, importante corridoio ecologico tra gli Appennini e le Alpi e patrimonio inestimabile di biodiversità. I suoi boschi, classificati come Zone di Protezione Speciale e Siti di importanza Comunitaria, si affacciano sulle rive del fiume e sono costituiti da Querco-Carpineti, l’associazione vegetale caratteristica della foresta planiziale.

Riserva privata di caccia fino agli anni ’70 si è poi trasformata in azienda agricola votata alla conservazione ambientale e alla produzione di Riso Carnaroli. Dal 2012 Salvaraja ha deciso di “aprire” i suoi territori al pubblico, uscendo dalla classica impostazione di azienda agricola privata da reddito. Sensibile alle problematiche ambientali, al clima ed all’ambiente, temi sui quali il FAI si sta impegnando in prima persona, l’azienda ospita percorsi didattici dall’infanzia alle campagne universitarie, corsi naturalistici e attività divulgative. L’azienda agricola prende il nome dalla Cascina Salvaraja, sede dell’azienda, risalente al 1400 e nei suoi terreni sono ancora visibili segni del passato antico fino a linee tedesche della seconda guerra mondiale.

Nell’inoltrarsi in querceti secolari, camminando su tappeti di mughetti, è facile incontrare caprioli, tassi, volpi, lepri e altri piccoli mammiferi. Tra i fitti salici che ricoprono le rive sabbiose del fiume, si possono osservare aironi e martin pescatori, poiane e falchi di palude, upupe, picchi e numerosi passeriformi. Le acque del Ticino, le lanche e le rogge sono popolate da anfibi e pesci di grande pregio conservazionistico, quali i tritoni e i lucci e le specie endemiche: trota marmorata e rana di Lataste.

Basilica di Santa Maria in Calvenzano, Vizzolo Predabissi
Sabato: 10:00 – 13:30 / 14:00 – 17:00
Note: Turni di visita ogni 30 muniti. Numero max visitatori per gruppo: 12
Domenica: 14:00 – 17:00
Note: Turni di visita ogni 30 muniti. Numero max visitatori per gruppo: 12

La Basilica è uno dei monumenti storici del paesaggio a Sud di Milano ed è parte di quel tessuto di insediamenti monastici che, intorno all’anno 1000, ha reso il territorio una delle regioni più fertili di Europa.

Abbazia cluniacense edificata alla fine del secolo XI inglobando una chiesa precedente altomedioevale e una struttura più antica. Tradizionalmente identificata come luogo di carcere del filosofo e senatore romano Severino Boezio, giustiziato a Pavia nell’anno 522.

Era il primo priorato cluniacense nella Diocesi di Milano, cui ne seguirono oltre cinquanta in Lombardia, promotori dell’emancipazione della Chiesa dal potere feudale.

Varese e provincia

Casa Macchi a Morazzone

Durante le Giornate Fai di Primavera sarà possibile visitare il cantiere in corso di Casa Macchi con il racconto dei restauratori e il nuovo Emporio, ma non solo.
Sabato e domenica sono anche in programma visite su temi storici e agricoli e legati alla botanica spontanea del luogo. –
In programma anche un percorso anche nel borgo di Morazzone, tra la chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio e la Chiesa di Santa Maria Madre alla scoperta del borgo e della sua storia sulle orme di Garibaldi e del Morazzone. Visite a cura degli apprendisti ciceroni del Liceo Artistico A. Frattini di Varese. – Sempre sabato e domenica in programma anche il Concerto di campane tirate a mano, a cura dello storico Gruppo Campanari di Morazzone. Il concerto solenne consiste in un variegato intreccio di suoni che si susseguono in un preciso ordine che potrete udire nei due appuntamenti: sabato 26 marzo alle ore 17 e di domenica 27 marzo alle ore 10

Il Castello di Cuasso a Cuasso al Monte
Durante le Giornate di Primavera i nostri ciceroni vi accompagneranno a visitare e individuare i resti più significativi dell’antico castello, restituito dopo secoli di oblio alla visita solo dopo i lavori di disboscamento e pulizia effettuati negli anni Settanta da un gruppo di ricercatori locali. Recenti sistemazioni ad opera della proprietà (Cave Bonomi) ha maggiormente messo in sicurezza e recintato il sito. Da notare che tutte le strutture sono in pietra con prevalenza d’utilizzo del cosiddetto ‘porfido rosso’ proveniente dalle vicine cave di pietra.

Villa Aletti Spartivento a Biumo Superiore di Varese 
Per la prima volta sarà aperta al pubblico e visitabile interamente villa Aletti Spartivento con il suo immenso giardino all’inglese: la visita comprenderà un itinerario all’interno del parco, dove sorgono maestose e lussureggianti specie arboree quali aceri, faggi, ippocastani, alternati a spazi erbosi, come vuole la tradizione del giardino all’inglese. I visitatori saranno anche accompagnati all’interno della villa, in un percorso che ne illustrerà la storia e l’architettura, oltre alle interessanti vicende dell’ultima famiglia proprietaria, gli Aletti. Immersi negli ambienti rosa pastello di questa villa dalle decorazioni eclettiche, avrete l’opportunità di scoprire alcune chicche e persino una stanza segreta.

La chiesa di Sant’Anna a Biumo Superiore di Varese
Aperta solo in occasione della festa di Sant’Anna, il 26 luglio di ogni anno, questa chiesina è un vero e proprio gioiellino settecentesco, poco conosciuto e ingiustamente dimenticato. In occasione delle Giornate di Primavera sarà possibile conoscerne la storia, l’architettura e soprattutto scoprirne i bei decori interni, che testimoniano, anche in questo piccolo oratorio, la vivacità dell’ambiente artistico varesino nel Settecento. Da qui, lasciando alle spalle la Villa Panza, fra muraglie che circondano i tanti parchi delle ville presenti sul colle di Biumo Superiore, è altresì comodo raggiungere la vicina Villa Aletti Spartivento, legata proprio alla chiesa di Sant’Anna per il matrimonio tra le famiglie Belloni-Aletti nel 1914.Aperta solo in occasione della festa di Sant’Anna, il 26 luglio di ogni anno, questa chiesina è un vero e proprio gioiellino settecentesco, poco conosciuto e ingiustamente dimenticato.

La chiesa di San Pietro in Silvis a Induno Olona
Durante le Giornate FAI di Primavera 2022 la visita alla chiesa di S. Pietro in Silvis sarà curata degli Apprendisti Ciceroni provenienti dalle scuole della zona. Il percorso di visita si concentrerà sulla storia di questo edificio religioso e sulla descrizione artistica e architettonica, con particolare attenzione agli affreschi visibili all’interno. Sarà un’occasione per scoprire piccolo tesoro della Valceresio, solitamente aperto in occasione di riti religiosi o di eventi culturali.

La Torre di Velate
Accompagnati dagli Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico E. Cairoli di Varese, i visitatori avranno la possibilità di visitare la Torre, in un percorso alla scoperta della sua storia, delle tecniche di costruzione e di quelle del consolidamento attuale.

Museo Agusta a Samarate

A Cascina Costa di Samarate sarà aperto al pubblico il Museo Agusta proprietà della Fondazione Leonardo Main Sponsor del FAI.-

Il Museo Agusta, nato nel 2003 grazie all’ impegno del Gruppo Lavoratori Anziani d’ Azienda, raccoglie nella sua sede museale le testimonianze dell’attività sia della storica Costruzioni Aeronautiche Giovanni Agusta sia della storica MV Agusta. Tra le moto, oltre ad una collezione completa, spiccano quelle del Reparto Corse che tanti allori diede al marchio.

Attraverso la visita del museo, oltre a vedere e toccare con mano gli elicotteri, si può apprendere la tecnologia dell’ala rotante, le tecniche di costruzione, i materiali aeronautici impiegati, con raffronti tra l’era pionieristica e l’attuale stato dell’arte. Il museo vuole ricordare l’impegno, l’entusiasmo, la professionalità, il sacrificio che da sempre contraddistinguono i lavoratori di Agusta: tutti hanno in comune la grande passione per l’azienda. Sono questi i segni invisibili di un successo che ha accompagnato Agusta in un secolo di storia.

Lonate Pozzolo

Il monastero di San Michele
La grandiosità dell’insieme degli spazi già conventuali, l’eleganza del grande quadriportico di chiara ispirazione dal Rinascimento lombardo, gli affreschi ritrovabili in vari punti dell’ex monastero, danno ancora oggi, nonostante le mutilazioni avvenute nel tempo, la misura della importanza rivestita nei secoli dal Monastero di San Michele e della ricchezza, anche materiale, che esso custodiva. A questo si aggiunge oggi l’efficiente ed intelligente riutilizzo come biblioteca civica e non solo, che le amministrazioni comunali hanno saputo fare, salvando un patrimonio storico artistico eccezionale e riannodando i legami da sempre esistiti tra questo `luogo’ e la comunità lonatese.

L’ex oratorio di San Pietro
Il presbiterio dell’ex Oratorio di San Pietro è una proprietà privata e pertanto normalmente chiuso al pubblico; già questo dettaglio sottolinea l’importanza e l’eccezionalità che viene offerta nella Giornata FAI di Primavera. A questo si aggiunge la sua collocazione in un moderno cortile di anonime case residenziali, ma lo stretto e scuro corridoio d’accesso (quanto resta della navata dell’antica chiesa) è la perfetta `anticamera’ della sorpresa che coglierà i visitatori. Sorpresa che dovette avvertire anche il sig. Bollazzi, quando nel 1977, venuto in possesso di questi ambienti, scoprì in un magazzino, diviso a mezz’altezza da un impiantito di legno, il ciclo di affreschi, ancora leggibile nella parte inferiore e quasi perfettamente conservato nella volta superiore. La famiglia Bollazzi ha poi provveduto nei primi anni ’90 del secolo scorso ad un prezioso restauro e già in altre occasioni ha concesso alla Delegazione FAI del Seprio la possibilità di far conoscere al grande pubblico un vero e proprio `gioiello nascosto’ del nostro territorio.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli  
L’edificio religiosa lonatese mostra con evidenza come lo spirito della Controriforma e le regole artistiche imposte dalla chiesa ambrosiana (grazie soprattutto all’opera dei due cardinali Borromeo) si diffondessero da Milano per venire applicati in tutto il territorio della diocesi con esiti importanti e notevoli. Ma dalle elaborazioni architettoniche si passava anche ad esempi pittorici che avevano coinvolgimento immediato nel pubblico dei fedeli, come in due casi presenti a Santa Maria degli Angeli. Sulla parete a fianco dell’altare spicca la tela della Vergine col bambino e i sette Arcangeli: opera questo interessante tanto per la difficile attribuzione (Daniele Crespi, Procaccini, anonimo della cerchia del Crespi) quanto per l’iconografia, poiché la devozione per i sette arcangeli non era usuale e diffusa, in quanto la Bibbia cita solamente Michele, Raffaele e Gabriele; mentre in questo caso anche la rappresentazione degli altri quattro denota una `precisione teologica’ attribuibile solo ad un sacerdote o ad una monaca di profonda cultura. L’altra opera significativa è la Crocifissione di Pietro di Johann Christoph Storer, pittore tedesco presente a Milano dagli anni quaranta del XVII secolo, che in questo quadro di forte drammaticità sviluppa sì continuità con gli artisti del Manierismo lombardo ma la riveste di una intensità ed una concitazione ascrivibile al gusto barocco.

Il chiostro e la torre campanaria della parrocchiale di Sant’Ambrogio
Il chiostro contiene anche testimonianze archeologiche di grande importanza per la storia di Lonate. I due altari votivi del I secolo dopo Cristo sono dedicati l’uno al dio Silvano e l’altro alla dea Diana, divinità minori della religione romana pre-cristiana, che testimoniano la presenza in loco di una comunità dedita alla pastorizia, al lavoro dei campi e alla caccia. Una colonna cilindrica in granito (precedentemente collocata presso il sagrato) che era sempre stata ritenuta essere un comune paracarro ma che poi, estratta dal terreno, si è rivelata essere un miliario romano collocato lungo la strada tardo-romana di raccordo tra Como e Novara che passava proprio nel territorio lonatese. Il miliario, successivamente, è stato utilizzato anche come acquasantiera forse per la cappella del castello o per la primitiva chiesa di Sant’Ambrogio. Dall’alto del campanile si gode una magnifica vista: verso est si vedono nettamente i nuovi grattacieli di Milano, verso sud-ovest la slanciata cupola antonelliana di San Gaudenzio di Novara, verso ovest il sedime aeroportuale di Malpensa. Lo sguardo, poi, può spaziare a 360° sulla catena alpina a partire dal Monviso e sul maestoso massiccio del Monte Rosa, le Alpi svizzere, sui colli varesini con il Sacro Monte e il Campo dei Fiori, sui colli brianzoli cui fanno sfondo il monte Barro, il Resegone, il San Martino, la Grigna e perfino gli Appennini dell’Oltrepò pavese.

La chiesa nuova di Sant’Antonino
La visita guidata all’edificio sacro consentirà l’approfondimento del significato dei volumi architettonici nel loro svolgersi e dei vari ‘segni’ presenti nell’organismo della chiesa: -il sagrato è uno spazio complementare del luogo di culto, di cui è parte funzionale; -è di immediata intuizione cogliere i distinti volumi della chiesa: il corpo centrale di forma quasi completamente rotonda, il corpo ellittico della Ecclesia Hiemalis, il basso nastro del deambulatorio che avviluppa il corpo centrale per poi slanciarsi con moto proprio in un movimento ardito ma ordinato e solenne. Le parti basse dall’una e dall’altra parte della chiesa chiariscono, già dall’esterno la loro funzione sussidiaria e partecipano solo nella giusta misura al volume complessivo. -non è stato dimenticato il tradizionale campanile che aveva il duplice scopo di contenere le campane e di costituirsi come elemento visibile a distanza. Il moto ascensionale del deambulatorio sarebbe svilito se avesse solo lo scopo di sorreggere le campane; la cella campanaria si accosta ma non partecipa al dinamismo della guglia. L’elemento che si può definire ‘drammatico’ è il canalone, di forma semiellittica, che si insinua nel volume compatto della torre e sale agile -in un gioco di luce e ombra- per reggere la croce. -la copertura della grande aula dei fedeli si presenta a strati sovrapposti per consentire l’ingresso della luce alle spalle dei fedeli. La presenza di vetrate colorate alle spalle dell’assemblea fornisce una luce calda e morbida.

Il percorso storico naturalistico di Via Gaggio  
Spazio anche per gli amanti della natura che potranno percorrere l’itinerario di via Gaggio, organizzato da Walter Girardi, coordinatore dell’ecomuseo della Brughiera e di Via Gaggio, e dagli apprendisti ciceroni delle scuole superiori.