Cassazione: la presunzione di ricavi in nero non basta per la condanna per evasione fiscale

La sentenza è importante per tutti i contribuenti. I calcoli del Fisco da soli non bastano per una condanna.

Va dimostrato che ci sono ricavi in nero, la presunzione di ricavi illecito da parte del fisco non può mai giustificare da sola la sentenza di condanna per evasione fiscale. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 25979 del 12 giugno 2019. La Corte ha accolto il ricorso di un piccolo produttore di vongole di Ancora. L’imprenditore era stato condannato sulla base di calcoli presuntivi. In base alla dimensione delle sue vongole i ricavi presunti erano troppo bassi per il fisco e, che ipotizzava che il soggetto vendesse una parte delle sue vongole in nero. L’imprenditore è stato condannato in prima istanza senza ulteriori accertamenti da parte del giudice.

La Cassazione è intervenuta e ha stabilito che i calcoli presuntivi di ricavi in nero, possono avere soltanto valore indiziario e, quindi, devono essere valutati in sede penale congiuntamente ad altri elementi.

La sentenza è importante per tutti i contribuenti. I calcoli del Fisco da soli non bastano per una condanna, anche se non si rientra nei parametri elaborati per i ricavi ritenuti congrui.