I filantropi italiani sono sempre più generosi

Lo rivelano due studi, firmati UNHCR e Centro Studi Fondazione Lang. L'81% degli intervistati ha dichiarato di aver donato nel 2015. La filantropia conferma la sua importanza come potenziale risorsa aggiuntiva per il non profit

Consapevoli dell’importanza di donare tempo, denaro e competenze per le principali cause sociali. Nettamente più disponibili a donare della media della popolazione italiana. È la fotografia dei comportamenti filantropici degli italiani più abbienti, ovvero quelli con un patrimonio superiore al milione di dollari, scattata da una ricerca condotta dall’UNHCR in collaborazione con Kairos Julius Baer SIM, società di riferimento nel settore del Private Banking e del Wealth Management. Prima assoluta nel panorama italiano, la ricerca mette in luce che solo il 10% del campione non considera tra le proprie priorità il donare per uno scopo sociale. Un terzo del campione definisce “molto importante” la possibilità di generare un impatto sociale positivo e il 16% degli intervistati si spinge a definirlo “estremamente importante”.

Inoltre, gli high net worth donano per cause sociali in percentuale molto più elevata della media delle popolazione italiana: l’81% fra gli intervistati ha dichiarato di aver donato nell’ultimo anno. Il dato relativo a questo segmento è nettamente superiore a quello riferito all’intera popolazione: soltanto il 28,2% ha fatto una donazione negli ultimi 12 mesi (Fonte: DOXA, monitoraggio sugli italiani e il No Profit, 2014).  Per quanto riguarda il genere, va rilevato che la percentuale di donatrici è più elevata di quella dei donatori: ha donato il 90% delle donne, contro il 76% di uomini.

Ancora bassa, invece, la percentuale dei big gift, ovvero le grandi donazioni: più di due terzi del campione, 7 su 10, dona meno di 10 mila euro l’anno, un dato significativamente più basso di quello relativo agli Stati Uniti un paese nel quale il 45% degli High Net Worth dona fino a 100 mila dollari all’anno, il 7,5% destina alla filantropia fino a 500 mila dollari e circa il 3% dona più di mezzo milione di dollari. In Italia, invece, non sembra che tra gli high net worth abbia ancora preso piede la pratica dei big gift: nessuno degli intervistati dichiara di donare oltre 100 milaeuro all’anno, e solo il 3% dona tra 51 mila e 100 mila euro.

La ricerca mette bene in evidenza come tra gli high net italiani si vada consolidando la consapevolezza che la ricchezza personale può essere utilizzata anche per generare dei cambiamenti sociali positivi – dichiara Federico Clementi, Responsabile Raccolta fondi UNHCR-. Per quanto ancora lontani dagli USA, un paese nel quale nel 2012 i cittadini più ricchi hanno donato 77,5 miliardi di dollari, pari a oltre il 40% del valore complessivo delle donazioni raccolte dagli enti No Profit, l’Italia è un paese nel quale si stanno creando le condizioni affinché le persone più ricche giochino un ruolo sempre più importante nel sociale. Certamente molto dipenderà anche da quanto le organizzazioni saranno in grado di garantire la massima accountability ed efficacia degli interventi”.    

La trasparenza e la capacità di documentare i risultati conseguiti sono infatti considerati i fattori chiave alla base della scelta di fare un’azione filantropica.

La decisione di donare per i ricchi italiani è essenzialmente una questione personale e privata, basata sulla sensazione di essere dei privilegiati e sul desiderio di sentirsi utili.  Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, non ha alcun peso invece l’aspetto pubblico e mediatico: l’80% degli intervistati non vorrebbe in nessun modo essere ringraziato pubblicamente o attraverso i media.

Al contrario, l’incentivo fiscale gioca un ruolo importante: oltre la metà del campione donerebbe di più se aumentassero i benefici fiscali; vi è dunque un importante potenziale di risorse aggiuntive per il no profit italiano.

Un’altra analisi interessante è quella elaborata dal Centro Studi di Fondazione Lang Italia su dati Ocse, Oxfam, Sole 24 Ore, Bnp Paribas, Fondation de France. Secondo la ricerca, i magnati italiani hanno aumentato le proprie donazioni, la maggior parte delle quali sono destinate a progetti legati al territorio. Il 36% premia cause di rilevanza nazionale, il 24% interventi a livello internazionale e il 20% preferisce le donazioni destinate al proprio territorio di appartenenza. Le loro motivazioni? Desiderio di aiutare gli altri (60%), senso del dovere (56%), passaggio intergenerazionale di un impegno filantropico avviato (52%). Secondo lo studio, l’Europa è l’area del mondo dove le donazioni filantropiche sono cresciute di più dal 2013 (9%). L’Italia, nonostante una proporzione minore di donatori (30%) rispetto ad altri paesi europei come Svizzera (70%) e Paesi Bassi (85%), è al terzo posto per quanto riguarda l’ammontare delle donazioni individuali (2,6 miliardi di euro) dopo Germania (4,16) e Regno Unito (11,53).