Due facce della stessa medaglia

L'editoriale del presidente del Consiglio di Amministrazione

Le banche raccolgono il risparmio e finanziano le aziende, ma non prima di assicurarsi garanzie adeguate. Le imprese investono, rischiano, creano occupazione e favoriscono lo sviluppo dell’economia. Alzi la mano chi non è convinto che queste sarebbero le risposte più diffuse alla richiesta di definire banche e imprese. Perché il sentire comune è questo e, diciamocelo, almeno in parte c’è del vero. Il diverso ruolo da sempre interpretato dai due soggetti banche e imprese appunto, infatti, sta alla base di un rapporto caratterizzato da un equilibrio difficile da trovare, ben sintetizzato da quelle che, ancora una volta nel sentire comune, sono le definizioni che gli uni danno degli altri. E, così, gli imprenditori lamentano il totale disinteresse, o almeno la scarsa attenzione, delle banche ai loro progetti e alle loro idee per sostenere la propria crescita e lo sviluppo. Le banche, di contro, denunciano una scarsa leggibilità della “governance” della gestione aziendale e l’indisponibilità degli imprenditori a rendere effettivamente trasparenti i propri bilanci. Anche Basilea e l’introduzione del rating per calcolare il livello di rischio delle imprese, non sono serviti a risolvere la dicotomia. Anzi, il nuovo accordo è diventato l’ennesima occasione di lettura contrapposta della realtà. Così le banche parlano di un metodo, tutto sommato efficace, per rendere più flessibile e trasparente il sistema di valutazione del rischio, nell’ottica di rispondere in modo più preciso ed immediato alle diverse necessità delle imprese. Gli imprenditori, invece, percepiscono un peggioramento nell’accesso al credito per le aziende di piccole e medie dimensioni e, più in generale, indicano Basilea come l’ennesimo alibi del mondo bancario per evitare di ampliare la disponibilità di credito. Una strada per riavvicinare i due soggetti, passa sicuramente da un mutamento dei comportamenti. Così all’impresa, specie alla medio-piccola, si chiede di seguire una nuova cultura, basata sulla trasparenza della modalità di gestione, per arrivare a mettere ordine e organizzazione al suo interno. Dalla banca, invece, ci si aspettano una maggiore capacità di individuare i bisogni delle aziende e degli input precisi per coordinare il passaggio ad un rigoroso controllo della gestione finanziaria. Tutto questo, però, non è sufficiente. Esiste infatti la possibilità di far collaborare banca e impresa, nel comune obiettivo di una crescita complessiva del sistema a cui si fa riferimento e per il quale entrambi i soggetti hanno l’interesse ad operare. È, in altre parole, un problema di valori. Per prima cosa, di valore del territorio in cui si opera, inteso come luogo in cui il globale viene ricollocato nella sua giusta dimensione: quella di grande opportunità per un sistema (innanzitutto territoriale) che ha sicuramente al suo interno le risorse per proporre qualcosa di originale e di competere sul mercato mondiale. Il problema, semmai, è di definire o ridefinire i confini del proprio sistema territoriale, conoscere tutte le potenzialità -magari le eccellenze- che si trovano al suo interno e acquisirle per metterle a fattor comune. Banche e impresa, in sintesi, sono le facce di una medesima medaglia, che acquista valore proprio perché ha un fronte e un retro: due facce, dunque, che assieme concorrono a darle peso e che, quando vanno d’accordo, sono in grado di fare la differenza per un sistema territoriale. Le sfide dell’economia, del lavoro, della ricchezza, della crescita e della necessaria solidarietà, in questo terzo millennio si vincono soltanto unendo le forze trasversali alle filiere per dare vita a dei sistemi. Ecco allora la necessità per le banche di mettersi in gioco, dando il proprio contributo a disegnare strategicamente il futuro di un determinato territorio, che per diventare grande ha bisogno sì di regole, ma anche di investimenti sulle idee e sui progetti. È in questa direzione, ad esempio, che la mia Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha lanciato un percorso assieme alle Confartigianato del Varesotto e dell’Altomilanese: un’unione nata per dare valore al territorio e per sostenerne la crescita economica e sociale. Francamente, non conosco un altro modo per fare banca.

di Silvano Caglio

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