La piccola impresa tiene vive le comunità: «È un presidio sociale del territorio»

Andrea Rinaldi
Il presidente della Piccola Industria di Confindustria Varese e consigliere della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate mette al centro il valore delle PMI oltre i numeri economici: trattengono le persone dove vivono, creano lavoro e relazioni, reinvestono parte della ricchezza prodotta

«La piccola impresa è un presidio sociale: trattiene le persone dove vivono, crea comunità, reinveste sul territorio parte dei proventi».

C’è forse in queste parole la sintesi più efficace della visione con cui Andrea Rinaldi sta affrontando il suo mandato alla presidenza del Comitato Piccola Industria di Confindustria Varese. Imprenditore, amministratore unico di Præzision di Bodio Lomnago e consigliere della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Rinaldi ha raccontato in una lunga intervista a VareseNews lo stato di salute, le difficoltà e soprattutto le prospettive delle piccole e medie imprese varesine.

Un universo che, nella provincia di Varese, non rappresenta una componente marginale dell’economia, ma ne costituisce l’ossatura. L’87% delle imprese associate a Confindustria Varese ha meno di cento addetti e il 72% ne ha meno di cinquanta. Dietro queste percentuali ci sono aziende spesso profondamente radicate nei luoghi nei quali sono nate, capaci di creare occupazione e di mantenere vive filiere, competenze e relazioni.

È qui che il ragionamento economico di Rinaldi diventa anche un ragionamento sociale. «Il tessuto varesino è fatto di PMI, tante e diversificate, con nicchie di eccellenza praticamente dappertutto: ogni volta che si parla con una PMI si trova una storia». Una caratteristica che considera peculiare rispetto allo stesso panorama europeo e che non deve necessariamente essere superata inseguendo un unico modello di crescita dimensionale: «Non tutte diventeranno grandi, perché la tradizione varesina è un’altra».

Essere piccoli, però, non significa poter restare fermi. Energia, accesso al credito, transizione digitale, intelligenza artificiale, sostenibilità e difficoltà nel reperire competenze stanno cambiando rapidamente il terreno sul quale le imprese devono muoversi.

Uno dei problemi più immediati è rappresentato dai costi: secondo i dati richiamati da Rinaldi, circa il 60% delle aziende non è ancora riuscito a trasferire sui prezzi di vendita l’aumento dei costi di produzione. Una parte significativa dei rincari continua quindi a essere assorbita direttamente dai bilanci, riducendo i margini e, nel medio periodo, la capacità di investire.

C’è poi il credito. Per Rinaldi l’accesso ai finanziamenti resta fondamentale proprio perché la piccola impresa non dispone della struttura finanziaria dei grandi gruppi. Ma cambia anche il modo nel quale l’azienda deve presentarsi alla banca: solidità dei fondamentali, capacità di raccontare il proprio percorso ESG e conoscenza di strumenti di finanza alternativa possono diventare elementi decisivi per sostenere nuovi progetti.

La transizione digitale sarà uno dei punti centrali del suo mandato. L’intelligenza artificiale, sostiene Rinaldi, è ormai entrata nella quotidianità delle aziende: la questione è imparare «come farsi aiutare e non schiacciare», affrontando contemporaneamente il tema della sovranità dei dati e accompagnando le PMI in un cambiamento che, per strutture meno organizzate, può risultare molto più complesso.

Ma la sfida forse più importante riguarda le persone. Domanda e offerta di lavoro non sempre riescono a incontrarsi, mancano alcune delle competenze richieste dalle aziende e le piccole imprese devono imparare a essere più attrattive. Formazione, dialogo con gli ITS, welfare aziendale, flessibilità e qualità dell’ambiente di lavoro diventano così parte della competitività quanto gli investimenti e la tecnologia.

E anche qui ritorna il ruolo sociale dell’impresa. Raccontare ai ragazzi che dietro la porta di una PMI possono esserci mestieri, professionalità e percorsi che non conoscono significa offrire loro una possibilità in più di immaginare il proprio futuro senza necessariamente cercarlo altrove.

Rinaldi indica infine un criterio molto semplice con il quale vorrebbe misurare il proprio mandato: la concretezza. Non proclami, ma imprese che possano dire di essere riuscite, anche grazie al lavoro della Piccola Industria, a realizzare un progetto che prima non riuscivano a portare a termine.

Forse è proprio questa la buona notizia: in un’economia che tende spesso a misurare tutto attraverso le dimensioni, esiste ancora una rete diffusa di piccole imprese che non produce soltanto fatturato. Produce lavoro vicino a casa, competenze, relazioni e appartenenza. E contribuisce, ogni giorno, a tenere vive le comunità nelle quali è nata.

L’intervista integrale ad Andrea Rinaldi è disponibile su VareseNews.

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