L’arcivescovo celebra il 25° della santificazione di Beretta Molla. E’ morta per dare alla luce una figlia

L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, sarà a Magenta alla basilica alle 21 mercoledì 24 aprile per le celebrazioni del venticinquesimo della canonizzazione della santa.

Incinta, con un tumore all’utero, preferì morire anziché accettare cure che arrecassero danno al feto. Fu canonizzata nel 2004 da papa Giovanni Paolo II. Nata a Magenta nel 1922 riposa nella cappella della Famiglia Molla al cimitero di Mesero. L’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, sarà a Magenta alla basilica alle 21 mercoledì 24 aprile per le celebrazioni del venticinquesimo della canonizzazione della santa.

A Giuliana Pelucchi, autrice della toc­cante biografia pubblicata sempre dalle Paoline, il marito  raccontò: “Amava tut­te le cose belle che Dio ci ha donato. Mi è sempre sembrata una donna del tutto normale, ma, come mi disse monsignor Carlo Colombo, la santità non è fatta so­lo da segni straordinari. È fatta soprat­tutto dell’adesione, quotidiana, ai dise­gni imperscrutabili di Dio”.

Alcuni giorni prima del suo ultimo parto, manifesta la volontà di donare la sua vita per salvare quella della sua creatura: «Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui». Il mattino del 21 aprile 1962, dà alla luce Gianna Emanuela e il mattino del 28 aprile, nonostante tutti gli sforzi e le cure per salvare entrambe le vite, tra indicibili dolori, dopo aver ripetuto la preghiera «Gesù ti amo, Gesù ti amo», muore santamente.

Aveva 39 anni. I suoi funerali furono una grande manifestazione unanime di commozione profonda, di fede e di preghiera.

«Meditata immolazione», così Paolo VI ha definito il gesto della beata Gianna ricordando, all’Angelus domenicale del 23 settembre 1973, «Una giovane madre della diocesi di Milano che, per dare la vita alla sua bambina sacrificava, con meditata immolazione, la propria».

La figlia Gianna Emanuela, che è diventata medico ge­riatra. Ha scritto: «Sento in me la forza e il coraggio di vivere, sento che la vita mi sorride e desidero essere per lei motivo di orgoglio, dedicando la mia vita alla cura degli anziani, i suoi malati predilet­ti. Credo che ne sarà felice».