il 52% delle aziende manifatturiere del varesotto ha investito nell’informatizzazione

univa
da sinistra Giovanni Berutti e Dario Gioria
Adesso occorre tenere gli occhi puntati sulla formazione. Servono tecnici specializzati sia laureati che diplomati.

Il 52% del sistema manifatturiero del Varesotto abbia investito nel corso del 2017 in sistemi produttivi digitali, ciò che colpisce è che a far da traino è proprio il comparto meccanico e siderurgico. Qui sale al 60% la quota di aziende che ha utilizzato almeno uno strumento agevolativo messo a disposizione dal Piano Nazionale Impresa 4.0.

I dati diffusi da Univa sono buoni. Il 2017 si è chiuso con un andamento orientamento alla crescita. La maggior parte delle imprese intervistate dall’Ufficio Studi Univa (62,5%) ha registrato una produzione in aumento, mentre il 31,4% ha dichiarato livelli stabili. Le previsioni sono improntate alla stabilità: il 71,3% delle imprese del campione si attende un mantenimento della produzione intorno ai valori attuali, il 22,4% si aspetta invece un aumento (queste ultime sono principalmente imprese della siderurgia e meccanica varia) e solo il 6,3% si aspetta un peggioramento. La dinamica del portafoglio ordini risulta più improntata alla stabilità: il 45,3% delle imprese intervistate dichiara ordini stabili, il 35,7% in aumento, il 19% in riduzione. Bene, l’export. Le vendite all’estero del metalmeccanico hanno registrato una leggera crescita rispetto al 2016 (+2,3%). All’interno del settore si evidenziano però delle profonde differenze di risultato tra i diversi comparti. Le esportazioni aerospaziali trainano la crescita del commercio estero nel settore, registrando un +10,6% rispetto al 2016; cresce anche l’export di computer e prodotti di elettronica e ottica (+7,3%); dei prodotti della metallurgia (+7,7%) e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+1,1%); frenano i prodotti in metallo (-1%) e le apparecchiature elettriche (-3,7%). Restano invece abbastanza stabili i macchinari (-0,5%), sebbene le diverse categorie abbiano registrato andamenti molto diversi sia in termini di dinamiche, che di mercati di sbocco.

Ma la tecnologia è solo un aspetto della sfida, come ha chiarito nella propria relazione il Presidente delle imprese “Meccaniche” di Univa, Giovanni Berutti, confermato alla guida del Gruppo merceologico: “La priorità si chiama formazione. Non può esistere progresso senza un aumento e un cambiamento delle competenze. La corsa verso il digitale delle imprese rischia di perdere slancio se imprenditori, manager, lavoratori e giovani studenti non sapranno rimanere al passo col necessario know-how richiesto dall’industria 4.0. Occorre dunque investire prima di tutto su un nuovo modello scolastico-formativo”.

A dare i giusti contorni della partita che stanno giocando le imprese su questo fronte è il Presidente delle aziende “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie”, Dario Gioria, anche lui rieletto per un nuovo biennio: “I dati ci dicono che nei prossimi cinque anni le imprese del settore metalmeccanico avranno bisogno di 93.550 profili specialistici e tecnici di cui 22,5% laureati e il 40% diplomati. Ciò vuol dire che dobbiamo, come sistema, promuovere e incentivare modelli di alternanza scuola-lavoro di qualità, là dove esiste una efficace ed effettiva interazione tra la scuola e l’impresa attraverso la co-progettazione del percorso formativo e la co-valutazione dei risultati ad esempio”. Ma Gioria avverte: “L’alternanza non si improvvisa, richiede investimenti per le scuole ed anche per le aziende che devono mettere a disposizione degli studenti strumenti e forme di tutoraggio di livello”.

Ben sapendo che la formazione, però, non si gioca solo sul lato dei giovani e dei rapporti con la scuola, ma anche dentro le stesse aziende: “In questo senso – afferma Giovanni Berutti -l’introduzione del diritto soggettivo alla formazione con il rinnovato Contratto Collettivo Nazionale rappresenta un elemento significativo non solo per i lavoratori che ne beneficeranno e per l’impresa, ma anche per l’intera società. Le 24 ore di formazione previste dal Contratto Nazionale rappresentano, però, di per sé solo un punto di partenza”. Occorre alzare l’asticella, continua il ragionamento Dario Gioria: “La diffusione della cultura della formazione in azienda deve prescindere da qualsiasi obbligo derivante da accordi collettivi, altrimenti si rischia di cadere nel campo del dovere da ottemperare e dell’aggravio di lavoro. Si tratta, invece, di metabolizzare il potenziale insito nel fare formazione dandone la giusta lettura non in termini di ritorni immediati. La formazione rappresenta una leva competitiva che non si pone affianco all’innovazione tecnologica, ma che, anzi, con l’innovazione tecnologica è intrinsecamente legata”.