Il valore aggiunto della nostra semplicità

Il direttore Luca Barni
L'editoriale del direttore della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate

“La resistenza del credito noioso”: così ha recentemente titolato in prima pagina Il Sole 24 Ore, tracciando una differenza ben precisa tra il modo di fare banca in maniera “tradizionale”, in cui si inserisce a pieno titolo la nostra Bcc, rispetto alle modalità che negli ultimi anni hanno caratterizzato l’operatività degli istituti di credito di maggiori dimensioni. Per capire meglio bisogna ripartire da una distinzione fatta alcuni anni fa dal Wall Street Journal, che aveva diviso il mondo degli istituti di credito tra banche “glamour” e “boring banks”: letteralmente, banche noiose. Naturalmente il quotidiano Usa inneggiava al primo modello, quello alla moda, aggressivo, votato all’acquisizione di importanti asset (con l’obiettivo della crescita dimensionale), all’incremento dello shareholder value (cioè il valore per gli azionisti), alla massimizzazione sia del ROE (return of equity, che esprime la redditività netta globale del capitale portato in azienda a titolo di rischio) sia del Rarorac (Risk adjusted return on risk adjusted capital, che è un altro indice di performance). Banche glamour fatte soprattutto di acronimi, di indici, di statistiche, di profitti e che, in questi anni, sono state tutte tese ad attivare quote sempre più crescenti di asset nel merchant banking e nel capital markets, per arrivare a distribuire generosi bonus e importanti stock option ai top manager particolarmente agguerriti e aggressivi. Bene: ma chi ha vinto questa sfida tra banche “alla moda” e banche “noiose”? Il Sole 24 Ore non ha dubbi: di fronte alla crisi che sempre più sta mordendo l’economia globale è proprio il modello bollato come “noioso” a reggere, a creare maggior valore aggiunto. Un modello nel quale noi ci siamo sempre mossi, distinguendoci per una semplicità di fare banca che, lo sapevamo, giorno dopo giorno dava valore aggiunto ai nostri soci e ai nostri clienti. E, alla resa dei conti, anche gli analisti e gli osservatori ci hanno dato ragione. Del resto, il ruolo di una Bcc, della nostra Bcc è semplice: raccogliere risorse da impiegare esclusivamente nel proprio territorio, consigliare ai clienti investimenti in linea con una misurata e attenta propensione al rischio, vendere solo servizi che necessitano alla clientela. E questo ha significato, per venire all’operatività quotidiana, aver operato una raccolta diretta senza aver mai venduto titoli strutturati e lavorato sulla raccolta indiretta ponendo grande attenzione ai titoli: già nel 2004 il nostro consiglio di amministrazione aveva deliberato di non vendere titoli al di sotto di un determinato rating. Le risorse raccolte sono state impiegate nel settore che più rappresenta il tessuto del nostro territorio, cioè il retail (fino a 250mila euro), che a dicembre rappresentava il 36% dei nostri impieghi (percentuale che arriva al 50% se consideriamo gli affidamenti fino a 500mila euro). E questo significa sostenere quel “capitalismo molecolare” che è la struttura industriale prevalente del nostro territorio, e di cui noi rappresentiamo il corrispondente di riferimento nel mondo finanziario. In sintesi, nel tempo siamo rimasti fedeli al nostro Dna, subendo a volte critiche per la nostra dimensione e la nostra operatività limitata al territorio, abbiamo evitato la strada della complessità percorsa da altri Istituti, soprattutto nel campo della innovazione finanziaria. E oggi, che tutti ci riconoscono il valore aggiunto della nostra semplicità, continueremo con orgoglio a fare banca noiosamente tradizionale.

Luca Barni

 

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