L’Inps sperimanta la digitalizzazione delle domande di congedo di maternità

Parte il progetto che punta a riconoscere il congedo di maternità attraverso i dati già in possesso dell’Istituto, senza obbligare le future madri a presentare una specifica richiesta

Un congedo di maternità riconosciuto senza dover compilare moduli, inoltrare richieste o ripetere informazioni che la pubblica amministrazione già possiede. È questa la prospettiva aperta dall’INPS con la sperimentazione della cosiddetta “virtualizzazione delle domande di congedo di maternità”, presentata a Bologna presso la Direzione regionale dell’Istituto per l’Emilia-Romagna. Un progetto che potrebbe modificare profondamente il rapporto tra lavoratrici, aziende e sistema previdenziale, trasformando una procedura tradizionalmente basata sull’iniziativa della cittadina in un servizio attivato direttamente dall’amministrazione.

La novità consiste nel superamento della domanda come passaggio necessario per avviare il procedimento amministrativo. Il sistema, partendo dal certificato telematico di gravidanza e incrociando le informazioni già presenti negli archivi INPS, dovrebbe essere in grado di predisporre automaticamente la pratica per il congedo di maternità. Un meccanismo che punta a eliminare passaggi burocratici considerati superflui, riducendo il rischio di dimenticanze e alleggerendo il lavoro degli uffici.

La sperimentazione coinvolge alcune realtà imprenditoriali del territorio bolognese e rappresenta un primo banco di prova prima di un’eventuale estensione del modello a livello nazionale. Non si tratta, quindi, di una procedura già generalizzata a tutte le lavoratrici, ma di un progetto destinato a verificare concretamente la possibilità di automatizzare l’accesso a una delle principali tutele della genitorialità.

Il principio alla base dell’iniziativa è semplice: se lo Stato dispone già delle informazioni necessarie per riconoscere un diritto, perché dovrebbe chiedere nuovamente alla cittadina di fornirle? Una domanda che riassume la filosofia dei servizi pubblici proattivi, nei quali è l’amministrazione ad anticipare le esigenze degli utenti anziché limitarsi a rispondere alle richieste ricevute.

Durante la presentazione, il direttore regionale INPS Emilia-Romagna, Francesco Ricci, ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa, sottolineando come il progetto rappresenti un ulteriore passo verso la semplificazione dei servizi e il rafforzamento della collaborazione con le imprese.

Sulla stessa linea Maria Sciarrino, direttore centrale Ammortizzatori sociali, che ha spiegato come il nuovo sistema intenda utilizzare i dati già disponibili per predisporre automaticamente la pratica, eliminando l’onere della domanda a carico della lavoratrice. Un cambiamento che dovrebbe consentire anche alle sedi territoriali dell’INPS di dedicare maggiori risorse alle situazioni più complesse, riducendo le attività ripetitive.

I vantaggi potenziali sono significativi, soprattutto per le future madri. La gravidanza rappresenta un periodo nel quale gli adempimenti sanitari, familiari e lavorativi possono accumularsi, rendendo particolarmente gravoso anche un semplice obbligo amministrativo. Eliminare la necessità di presentare una domanda significa ridurre il tempo dedicato alla burocrazia e limitare il rischio che un errore nella compilazione o una scadenza dimenticata possano rallentare il riconoscimento della prestazione.

Il sistema potrebbe inoltre favorire le lavoratrici meno informate sulle procedure previdenziali o con maggiori difficoltà nell’utilizzo dei servizi digitali. L’automatizzazione, infatti, non richiederebbe necessariamente una particolare familiarità con il portale INPS, con le credenziali di accesso o con le modalità di compilazione delle richieste online.

Anche per le imprese si prospettano benefici concreti. La possibilità di utilizzare direttamente le informazioni già trasmesse attraverso i flussi contributivi UniEmens potrebbe ridurre duplicazioni, comunicazioni e verifiche amministrative. Per gli uffici del personale e per i consulenti del lavoro, una procedura più integrata potrebbe tradursi in un risparmio di tempo e in una gestione più ordinata delle assenze per maternità.

Antonio Pone, direttore generale vicario e direttore centrale Entrate contributive dell’INPS, ha richiamato proprio l’importanza delle informazioni contributive nella costruzione del nuovo modello. L’Istituto, ha osservato, gestisce già una grande quantità di dati in formato digitale, una condizione che consente di sviluppare servizi capaci di utilizzare in maniera proattiva le informazioni disponibili.

Ma accanto alle opportunità emergono anche alcune criticità che la sperimentazione dovrà affrontare. La prima riguarda l’affidabilità dei dati. Un procedimento automatizzato funziona correttamente soltanto se le informazioni utilizzate sono complete, aggiornate e coerenti. Eventuali inesattezze nei flussi contributivi, variazioni contrattuali non ancora registrate o incongruenze tra le diverse banche dati potrebbero determinare errori nella predisposizione delle pratiche.

In questi casi sarà fondamentale garantire alla lavoratrice la possibilità di verificare le informazioni, correggere eventuali anomalie e ottenere rapidamente l’intervento di un operatore. La semplificazione non dovrà trasformarsi in una procedura rigida, nella quale diventi più difficile contestare un errore proprio perché la pratica è stata generata automaticamente.

Un altro aspetto delicato riguarda la tutela della riservatezza. Il certificato di gravidanza contiene informazioni riconducibili alla salute della persona e richiede quindi particolari garanzie nel trattamento dei dati. L’integrazione tra archivi sanitari, previdenziali e contributivi dovrà rispettare i principi di necessità, proporzionalità e sicurezza previsti dalla normativa sulla protezione dei dati personali.

La disponibilità delle informazioni da parte dell’INPS non significa, infatti, che tutti i soggetti coinvolti nel procedimento debbano potervi accedere indistintamente. Sarà necessario definire con precisione quali dati potranno essere utilizzati, da chi e con quali modalità, evitando che la maggiore efficienza amministrativa comporti una circolazione non necessaria di informazioni sensibili.

Esiste poi una questione sostanziale che riguarda le differenti modalità di fruizione del congedo. La maternità obbligatoria non si traduce sempre in un percorso identico per tutte le lavoratrici. La normativa contempla, in presenza delle condizioni previste, diverse possibilità di distribuzione del periodo di astensione, comprese le forme di flessibilità e la fruizione interamente successiva al parto.

Un sistema basato esclusivamente sulle informazioni disponibili potrebbe non essere sufficiente a individuare automaticamente tutte le scelte e le circostanze personali. Per questo sarà importante comprendere come la nuova procedura gestirà le opzioni esercitabili dalla lavoratrice, le certificazioni eventualmente necessarie e le situazioni che richiedono valutazioni specifiche.

La vera sfida sarà dunque distinguere ciò che può essere automatizzato da ciò che necessita ancora di una decisione consapevole della persona interessata. Eliminare una domanda amministrativa non deve significare eliminare la possibilità di scegliere tra le alternative previste dalla legge.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alle lavoratrici con rapporti di lavoro discontinui, contratti a termine, più posizioni contributive o situazioni occupazionali non standard. Proprio questi casi potrebbero mettere maggiormente alla prova un sistema progettato per riconoscere automaticamente le condizioni di accesso alla prestazione.

Un ulteriore rischio riguarda il cosiddetto divario digitale, che potrebbe assumere una forma diversa rispetto al passato. Se da un lato l’automazione riduce la necessità di utilizzare personalmente i servizi online, dall’altro potrebbe rendere più complicato comprendere come sia stata elaborata una pratica o individuare il referente al quale rivolgersi in caso di problemi. Per questo sarà essenziale mantenere canali di assistenza accessibili, anche attraverso gli sportelli territoriali e gli intermediari abilitati.

Il successo del progetto non potrà quindi essere misurato soltanto attraverso il numero delle domande eliminate o il risparmio di tempo ottenuto dagli uffici. Sarà necessario valutare anche la correttezza delle pratiche predisposte, i tempi effettivi di riconoscimento delle prestazioni, la gestione delle anomalie e il livello di soddisfazione delle lavoratrici.

Il direttore centrale Tecnologia, informatica e innovazione, Massimiliano D’Angelo, ha sintetizzato la filosofia dell’intervento affermando che innovare significa anche eliminare una domanda, non soltanto digitalizzarla. Una distinzione importante, perché la trasformazione digitale della pubblica amministrazione non dovrebbe limitarsi a trasferire su uno schermo gli stessi adempimenti precedentemente svolti su carta, ma ripensare le procedure per renderle realmente più semplici.

Il confronto bolognese ha coinvolto anche il mondo delle imprese, delle cooperative e delle professioni, con la partecipazione di Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, Massimo Montorzi, dell’Area Relazioni industriali e lavoro di Confindustria Emilia – Area Centro, e Lorenzo Fabbri, presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Bologna. Una partecipazione significativa, considerando che l’efficacia del nuovo sistema dipenderà anche dalla qualità delle informazioni trasmesse dalle aziende e dal coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti.

Il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha attribuito al progetto un valore che va oltre la semplice innovazione informatica. «Per anni abbiamo chiesto alle donne di dimostrare il proprio diritto, oggi è lo Stato che lo riconosce per primo», ha dichiarato, indicando nella proattività un nuovo modello di welfare, capace di accompagnare le persone senza costringerle a cercare continuamente risposte negli uffici pubblici.

Un obiettivo ambizioso, che tuttavia dovrà confrontarsi con la realtà operativa. L’eliminazione della domanda non coincide automaticamente con l’immediata erogazione dell’indennità, né risolve da sola tutte le difficoltà che possono emergere nella gestione del rapporto di lavoro durante la maternità. Sarà quindi importante chiarire anche quali effetti concreti la sperimentazione produrrà sui tempi di lavorazione e sui pagamenti.

La digitalizzazione potrebbe rappresentare un passo avanti anche sul terreno dell’uguaglianza, rendendo l’accesso alle prestazioni meno dipendente dalla capacità individuale di orientarsi tra norme, scadenze e procedure. Ma perché questo risultato sia effettivo occorrerà evitare che l’automazione favorisca soprattutto le situazioni amministrativamente più semplici, lasciando le altre alle prese con percorsi ancora più complessi.

Resta infine aperta una questione di metodo: quanto spazio avranno le lavoratrici, le organizzazioni sindacali, i patronati e i professionisti nella valutazione dei risultati? Una sperimentazione realmente efficace dovrebbe prevedere un monitoraggio trasparente, capace di individuare non soltanto i benefici organizzativi per l’Istituto, ma anche le eventuali difficoltà incontrate dalle persone direttamente interessate.

La sperimentazione avviata a Bologna rappresenta dunque un’occasione importante per ripensare il funzionamento della previdenza pubblica. Il passaggio da un’amministrazione che attende le domande a una che riconosce preventivamente i diritti potrebbe segnare un cambiamento significativo nel rapporto tra Stato e cittadini.

Ma la vera innovazione non sarà semplicemente cancellare un modulo. Sarà riuscire a costruire un sistema nel quale la tecnologia renda i diritti più facilmente accessibili, senza sacrificare la riservatezza, la possibilità di scelta e il controllo umano sulle decisioni amministrative.

La sfida dell’INPS sarà dimostrare che meno burocrazia può significare anche maggiori garanzie. Perché una maternità davvero tutelata non ha bisogno soltanto di procedure più veloci, ma di un’amministrazione capace di riconoscere le esigenze e le differenze di ogni lavoratrice, senza lasciare indietro nessuna.

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