Il commercio estero si conferma uno dei principali punti di forza dell’economia varesina. Nei primi sei mesi del 2026 le imprese della provincia hanno esportato merci per oltre 7,4 miliardi di euro, registrando una crescita del 14,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se confrontato con quello nazionale: nello stesso arco temporale, infatti, le esportazioni italiane sono aumentate del 4,5%. Varese cresce dunque a un ritmo più che triplo rispetto alla media del Paese, confermando la capacità del suo sistema produttivo di competere sui mercati internazionali.
È quanto emerge dagli ultimi dati ISTAT elaborati dal Centro Studi di Confindustria Varese, che restituiscono l’immagine di un territorio fortemente orientato all’export, ma anche di un’economia caratterizzata da profonde differenze tra mercati di destinazione e settori produttivi.
Il dato più evidente riguarda il saldo commerciale, vale a dire la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni. Nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro, con un incremento del 78,6% rispetto al corrispondente periodo del 2025. A determinare questo risultato contribuisce anche la contrazione delle importazioni, scese del 7,4% a circa 4,5 miliardi di euro, in controtendenza rispetto al dato italiano, che registra invece un aumento del 4,3%.
L’ampliamento dell’avanzo commerciale rappresenta un elemento significativo, anche se deve essere interpretato con attenzione. Da una parte testimonia la crescita del valore delle merci vendute all’estero; dall’altra riflette la diminuzione degli acquisti dall’estero. Quest’ultimo fenomeno, tuttavia, non può essere considerato automaticamente un segnale positivo: potrebbe dipendere anche da una minore domanda di materie prime, componenti o beni intermedi da parte delle imprese. I dati disponibili non consentono di stabilire quanto abbiano inciso questi fattori.
Un primo elemento di cautela emerge osservando l’andamento trimestrale. Dopo un primo trimestre particolarmente dinamico, caratterizzato da un aumento delle esportazioni del 22%, il periodo aprile-giugno ha registrato una crescita dell’8,2% rispetto agli stessi mesi del 2025. Il ritmo di espansione si è quindi sensibilmente ridotto, pur rimanendo positivo. Nel secondo trimestre le importazioni sono diminuite del 3,1% e il saldo commerciale è aumentato del 29,5%.
Il rallentamento non cancella i risultati raggiunti, ma evidenzia una dinamica meno uniforme rispetto a quanto potrebbe suggerire il dato complessivo del semestre. Per comprendere se si tratti di una semplice normalizzazione dopo trimestri di forte espansione oppure dell’inizio di una fase di minore crescita, sarà necessario osservare l’evoluzione dei prossimi mesi.
La geografia delle esportazioni offre una delle chiavi di lettura più interessanti. La crescita varesina si concentra soprattutto al di fuori dell’Unione europea, mentre i mercati comunitari mostrano complessivamente segnali di debolezza.
Tra gennaio e giugno, infatti, le esportazioni verso i 27 Paesi dell’Unione europea sono diminuite del 3,5%, attestandosi a circa 2,94 miliardi di euro. L’area comunitaria rappresenta ormai il 39,5% dell’export provinciale, mentre il restante 60,5% è destinato ai mercati extra UE, che hanno registrato una crescita del 30,1%, raggiungendo un valore complessivo di 4,5 miliardi di euro.
È una differenza che racconta due velocità dell’internazionalizzazione varesina. Il mercato europeo continua a rivestire un ruolo fondamentale, ma il contributo alla crescita arriva soprattutto dalle destinazioni esterne all’Unione.
La Germania rimane il primo partner commerciale della provincia, con esportazioni per 741 milioni di euro, pari al 10% del totale. Tuttavia, gli acquisti tedeschi di prodotti varesini sono diminuiti del 3,3%. Il segno negativo interessa anche la Spagna, in calo dell’1,5%, il Belgio, che perde il 14,4%, e la Polonia, con una flessione del 14,5%. Si distinguono invece Francia e Paesi Bassi, che registrano rispettivamente incrementi del 3,6% e del 3,7%.
La situazione cambia sensibilmente guardando oltre i confini comunitari. Gli Stati Uniti consolidano il proprio ruolo di secondo mercato di destinazione dell’export varesino, con vendite per 700 milioni di euro e una crescita del 29,5%. Un risultato che conferma il peso del mercato americano per il sistema produttivo provinciale.
Particolarmente dinamica anche la Svizzera, verso la quale le esportazioni aumentano del 50,1%, raggiungendo i 410 milioni di euro. Il Regno Unito cresce del 15%, arrivando a 441 milioni, mentre la Turchia registra un incremento del 15,9%.
Ma il dato più sorprendente riguarda l’Arabia Saudita. Le esportazioni verso il Paese mediorientale sono aumentate del 192,4%, raggiungendo i 224 milioni di euro. Una crescita che porta il mercato saudita al settimo posto tra le principali destinazioni delle merci varesine, davanti a partner consolidati come Polonia, Cina e Turchia.
Il risultato saudita si inserisce in un’espansione più generale delle vendite verso il Medio Oriente, cresciute dell’85,7% fino a raggiungere 689 milioni di euro, pari al 9,3% delle esportazioni provinciali. Anche l’Asia orientale registra un incremento significativo, del 32,6%, con un valore complessivo di 917 milioni. La Cina, tuttavia, presenta una situazione differente: le esportazioni verso il mercato cinese rimangono sostanzialmente stabili, con un aumento dello 0,1%.
Questi numeri suggeriscono che la crescita internazionale dell’economia varesina non dipende da un’espansione generalizzata su tutti i mercati, ma dalla capacità di alcuni comparti di intercettare la domanda proveniente da specifiche aree geografiche. Un modello che offre importanti opportunità di sviluppo, ma che rende necessario monitorare anche la concentrazione delle vendite e la loro continuità nel tempo.
Per comprendere meglio le ragioni dell’incremento delle esportazioni occorre osservare la struttura produttiva del territorio. Il settore metalmeccanico continua a rappresentare la componente principale del commercio estero provinciale, generando il 55,8% delle esportazioni complessive. Nei primi sei mesi del 2026 ha venduto all’estero prodotti per oltre 4,15 miliardi di euro, con una crescita del 15,7%, mentre le importazioni sono diminuite del 6,5%.
All’interno di questo comparto, tuttavia, emergono differenze molto marcate. A distinguersi è soprattutto l’industria dei mezzi di trasporto, in larga parte riconducibile al settore aerospaziale, che registra un incremento delle esportazioni del 48,1%. Ancora più significativo il risultato degli aeromobili, dei veicoli spaziali e dei relativi dispositivi, le cui vendite all’estero aumentano del 57,5%.
L’aerospazio si conferma così uno dei principali protagonisti dell’espansione internazionale varesina. La presenza sul territorio di una filiera industriale specializzata in produzioni tecnologicamente avanzate costituisce un elemento distintivo dell’economia provinciale. La crescita delle esportazioni di questo comparto contribuisce a spiegare la forte dinamica complessiva della metalmeccanica.
Occorre comunque ricordare che le esportazioni aerospaziali possono risentire delle tempistiche di consegna di commesse di grande valore. Incrementi particolarmente elevati, quindi, non necessariamente si traducono in una crescita della stessa intensità nei trimestri successivi.
Risultati positivi arrivano anche dal comparto dell’elettronica e dell’ottica. Le esportazioni di computer, apparecchi elettronici e ottici aumentano del 21,6%, sostenute in particolare dagli strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione e dagli orologi, che registrano una crescita del 48%. Si tratta di produzioni che evidenziano il peso delle competenze tecnologiche e delle lavorazioni specializzate all’interno del sistema manifatturiero locale.
Più contenuti gli incrementi delle apparecchiature elettriche, in crescita del 4,3%, e dei prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature, che avanzano del 3,2%.
Non tutta la metalmeccanica, però, partecipa alla fase espansiva. Le esportazioni di macchinari e apparecchi meccanici diminuiscono del 4,3%, mentre quelle dei prodotti della metallurgia arretrano del 5,8%. Particolarmente evidente è la difficoltà delle macchine per la formatura dei metalli e delle altre macchine utensili, che registrano una contrazione del 19,8%.
È un dato da non sottovalutare, perché la meccanica strumentale rappresenta un comparto importante per la tradizione industriale varesina. La sua flessione, contemporanea alla forte espansione dell’aerospazio, evidenzia come le imprese del territorio stiano affrontando condizioni di mercato profondamente differenti a seconda delle specializzazioni produttive.
Un’altra sorpresa arriva dalle altre industrie manifatturiere, che registrano un incremento delle esportazioni del 182,2%. In termini assoluti, il valore delle vendite all’estero raggiunge circa 581 milioni di euro, contro i 206 milioni del primo semestre 2025. A sostenere questa crescita è soprattutto il comparto della gioielleria, della bigiotteria, degli articoli connessi e delle pietre preziose lavorate, le cui esportazioni aumentano addirittura del 291,4%.
Si tratta di uno degli incrementi percentuali più rilevanti dell’intera rilevazione. La sua entità rende questo comparto particolarmente importante anche per interpretare il risultato aggregato dell’export provinciale. Al tempo stesso, la forte variazione suggerisce prudenza nel considerare il dato come indicativo di una tendenza strutturale, senza disporre di ulteriori informazioni sulla composizione e sulla continuità dei flussi commerciali.
Nel tessile, abbigliamento e pelletteria il bilancio complessivo è positivo, con esportazioni in crescita del 10,4%, per un valore di circa 626 milioni di euro, e importazioni in diminuzione del 10,7%.
Anche in questo caso, però, le performance dei singoli comparti risultano molto diverse. I prodotti tessili registrano una flessione del 5,3%, mentre l’abbigliamento cresce del 28,1% e gli articoli in pelle del 16,4%.
La distinzione è significativa per un territorio storicamente legato alla produzione tessile. Il risultato complessivo del settore nasconde infatti una contrazione delle esportazioni tessili, compensata dalla crescita delle altre componenti della filiera. È un andamento che merita attenzione per comprendere come stiano cambiando gli equilibri interni di uno dei comparti tradizionali dell’industria provinciale.
Più moderata la crescita del settore chimico-farmaceutico, che rappresenta il 12,2% delle esportazioni varesine. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite all’estero raggiungono circa 906 milioni di euro, con un incremento del 3,5%, mentre le importazioni diminuiscono del 2,9%.
A sostenere il risultato è soprattutto il farmaceutico, le cui esportazioni crescono dell’8,6%, mentre i prodotti chimici registrano una lieve flessione dello 0,3%. Il comparto mantiene quindi un andamento complessivamente positivo, seppure meno dinamico rispetto alla metalmeccanica.
Sostanzialmente stabile, invece, il settore della gomma e delle materie plastiche, che rappresenta il 6,3% dell’export provinciale. Le esportazioni aumentano appena dello 0,6%, mentre le importazioni crescono dell’8,6%. Nel dettaglio, gli articoli in materie plastiche registrano una variazione pressoché nulla, pari al -0,03%, mentre quelli in gomma crescono dell’8,3%.
Accanto ai comparti in espansione, i dati evidenziano difficoltà anche in altre produzioni. Le esportazioni alimentari diminuiscono del 12,3%, mentre quelle delle bevande registrano una contrazione particolarmente marcata, pari al 36,8%. Segno negativo anche per i mobili, in calo del 18,2%, per il legno, che perde il 5,3%, e per la carta e i prodotti di carta, le cui esportazioni arretrano dell’11,8%.
Nel complesso, il quadro che emerge dai primi sei mesi del 2026 è quello di un’economia provinciale capace di ottenere risultati decisamente superiori alla media nazionale, ma caratterizzata da una crescita fortemente differenziata. L’espansione dell’export è sostenuta soprattutto dai mercati extraeuropei e da alcune produzioni specifiche, mentre una parte importante della manifattura tradizionale continua a incontrare difficoltà.
La combinazione tra aerospazio, produzioni tecnologiche e forte incremento della gioielleria contribuisce a delineare un sistema industriale nel quale alcune specializzazioni assumono un peso crescente. Parallelamente, la debolezza di diversi mercati europei e la contrazione delle esportazioni di macchinari, tessili e altre produzioni tradizionali mostrano come i risultati aggregati non siano rappresentativi dell’andamento di tutte le imprese.
C’è inoltre un elemento metodologico da considerare: le statistiche analizzano il valore delle merci esportate a prezzi correnti. Non permettono quindi, da sole, di distinguere quanto della crescita dipenda dall’aumento delle quantità vendute e quanto dalle variazioni dei prezzi o dalla diversa composizione dei prodotti esportati.
La sfida per il sistema produttivo varesino sarà trasformare i risultati raggiunti in una crescita duratura, senza dipendere eccessivamente dalle performance di pochi settori o da incrementi particolarmente elevati su singoli mercati.
Il secondo semestre rappresenterà un passaggio importante per valutare la solidità di questa espansione. Il rallentamento registrato tra aprile e giugno invita infatti a osservare con attenzione l’evoluzione degli ordinativi internazionali e delle esportazioni nei prossimi mesi.
Per il momento, il dato più significativo resta la capacità della provincia di Varese di aumentare sensibilmente le proprie vendite all’estero, ampliando contemporaneamente il saldo commerciale. Un risultato che conferma il peso dell’internazionalizzazione nell’economia locale, ma che mette anche in evidenza una questione fondamentale: dietro la crescita record dell’export convivono settori in forte espansione e comparti che continuano a perdere terreno.

