Festa dei Nonni, valorizzare la “generazione custode”: una risorsa per l’Italia che invecchia

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Non soltanto custodi della memoria e delle tradizioni, ma protagonisti della vita economica e sociale del Paese. I nonni italiani rappresentano una risorsa insostituibile per le famiglie, le comunità e i territori. Eppure, proprio mentre il loro contributo diventa sempre più importante, crescono le difficoltà legate all’invecchiamento della popolazione, alla carenza dei servizi sociosanitari e alle disuguaglianze territoriali.

La Festa dei Nonni, che si celebra il 2 ottobre, preceduta dalla Giornata Internazionale delle Persone Anziane promossa dalle Nazioni Unite il 1° ottobre, diventa così un’occasione per riflettere sul valore della terza età e sulla necessità di superare quella che Papa Francesco aveva definito la “cultura dello scarto”.

A richiamare l’attenzione su questi temi è l’ANPA, l’Associazione Nazionale Pensionati Agricoltori di Confagricoltura, che invita le istituzioni a cambiare prospettiva: gli anziani non devono essere considerati esclusivamente un costo sociale ed economico, ma una risorsa da valorizzare attraverso politiche capaci di promuovere la longevità attiva e garantire una migliore qualità della vita.

I numeri restituiscono la dimensione di una trasformazione demografica ormai strutturale. Secondo i dati del Censis 2026 riportati dall’associazione, l’Italia è il Paese più vecchio d’Europa: gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione, pari a circa 14,8 milioni di persone. Una percentuale destinata ad aumentare ulteriormente. Le previsioni demografiche dell’Istat, diffuse il 31 agosto 2026, indicano infatti che entro il 2050 gli ultrasessantacinquenni raggiungeranno il 34,5% della popolazione italiana.

Il fenomeno assume proporzioni particolarmente significative nelle aree interne, dove l’indice di vecchiaia sfiora già oggi i 223 anziani ogni 100 giovani, rispetto a una media nazionale di 182,6. Un divario che racconta non soltanto l’invecchiamento della popolazione, ma anche le difficoltà dei piccoli centri, sempre più esposti allo spopolamento e alla progressiva riduzione dei servizi essenziali.

In questo scenario, il ruolo dei nonni diventa ancora più prezioso. Il Rapporto Longevità del Censis, pubblicato nel luglio 2026, evidenzia come gli anziani costituiscano uno dei principali pilastri del welfare informale italiano. Il 37,9% dei nonni si occupa quotidianamente dei nipoti, permettendo ai genitori di conciliare gli impegni professionali con quelli familiari. Il 36,4% delle persone anziane, inoltre, fornisce un sostegno economico diretto a figli e nipoti.

Un contributo spesso silenzioso, ma determinante per l’equilibrio di milioni di famiglie. Dietro queste percentuali si nasconde una realtà fatta di nonni che accompagnano i bambini a scuola, si occupano della loro crescita, sostengono economicamente le nuove generazioni e mantengono vivi i legami familiari. Una rete di solidarietà intergenerazionale che svolge una funzione essenziale, soprattutto in un contesto caratterizzato dalle difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia.

Ma se gli anziani rappresentano una risorsa fondamentale per la società, chi si prende cura di loro quando diventano fragili?

È questa una delle questioni centrali sollevate dall’ANPA. L’allungamento della vita, infatti, non coincide necessariamente con un miglioramento delle condizioni di salute e dell’autonomia personale.

“La speranza di vita deve far rima con la qualità della vita”, sottolinea Vittorio Brianti, presidente di ANPA Confagricoltura.

Secondo i dati richiamati dall’associazione, a fronte di una speranza di vita di 83,7 anni, quella in buona salute si ferma a 59,1 anni. Una differenza di oltre 24 anni che mette in evidenza la necessità di rafforzare la prevenzione, l’assistenza e i servizi dedicati alla popolazione anziana. Si tratta di due indicatori statistici differenti, il cui divario segnala una criticità sanitaria e sociale, senza significare necessariamente che tutti gli anni successivi siano caratterizzati da disabilità o bisogno di assistenza.

“I dati Istat indicano che la speranza di vita in buona salute si ferma ad appena 59,1 anni, lasciando un gap di oltre 24 anni caratterizzato da fragilità e bisogni di assistenza quotidiana”, osserva Angelo Santori, segretario generale dell’ANPA.

Un ulteriore elemento emerge dal Censis: per il 69,4% degli anziani, l’ingresso effettivo nella vecchiaia coincide con la perdita dell’autosufficienza. Una percezione che sposta l’attenzione dall’età anagrafica alle condizioni concrete dell’esistenza e alla possibilità di continuare a vivere autonomamente.

Particolarmente delicata è la situazione delle persone che, pur non essendo completamente non autosufficienti, hanno bisogno di un aiuto quotidiano. Una fascia di fragilità intermedia che, secondo l’associazione, non trova risposte adeguate nel sistema pubblico e finisce per gravare prevalentemente sulle famiglie.

La questione diventa ancora più urgente nei piccoli comuni, nelle campagne e nelle aree montane, dove gli anziani svolgono una funzione che va ben oltre quella familiare. Sono loro, in molti casi, a mantenere vivi i borghi, custodire le tradizioni agricole, tramandare conoscenze e contribuire alla cura del territorio.

È quella che l’ANPA definisce la “generazione custode”, un patrimonio umano e sociale che rischia di essere indebolito dalla progressiva scomparsa dei servizi di prossimità.

“Nei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti, gli anziani rappresentano un’insostituibile generazione custode che presidia le comunità e tutela il territorio dal dissesto idrogeologico”, spiega Santori.

Un ruolo che, tuttavia, non sembra trovare un adeguato riconoscimento nelle politiche assistenziali. Secondo i dati del Censis riportati dall’associazione, appena l’1,9% degli anziani usufruisce dell’Assistenza Domiciliare Integrata o di infermieri pubblici. Anche l’obiettivo del PNRR di raggiungere una copertura del 10%, osserva l’ANPA, non sarebbe sufficiente a soddisfare i bisogni complessivi della popolazione anziana.

Alle difficoltà assistenziali si aggiungono le profonde differenze territoriali nell’accesso alle cure. Uno studio del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, pubblicato nel dicembre 2025, ha messo a confronto Lombardia, Toscana e Molise, evidenziando importanti disparità.

Nelle regioni del Nord e del Centro considerate dall’indagine, oltre il 60% dei comuni dispone di una buona copertura sanitaria a breve distanza. Nelle aree rurali del Molise, invece, il 19,5% degli anziani risiede in comuni privi di strutture sanitarie raggiungibili entro 30 minuti di viaggio.

Dati che evidenziano quanto il luogo di residenza possa incidere concretamente sulla possibilità di ricevere assistenza, soprattutto per chi ha difficoltà motorie, non dispone di un’automobile o non può contare sul sostegno quotidiano dei familiari.

Per affrontare queste criticità, l’ANPA rivolge alle istituzioni quattro richieste, con particolare attenzione ai borghi rurali, alle campagne e alle aree interne e montane.

La prima riguarda il potenziamento delle infrastrutture digitali, attraverso lo sviluppo della banda ultralarga, indispensabile per ridurre il divario tecnologico e rendere accessibili servizi come la telemedicina. La seconda punta alla valorizzazione della generazione custode, attraverso la tutela dei servizi essenziali nei piccoli centri: trasporti, uffici postali, presidi sanitari e strutture delle forze dell’ordine.

La terza richiesta riguarda il rafforzamento della sanità di prossimità, della medicina territoriale, delle Case di Comunità e dell’Assistenza Domiciliare Integrata, per evitare che gli anziani siano costretti a lunghi spostamenti per ricevere cure e assistenza.

Infine, l’associazione chiede una piena e rapida attuazione della legge delega 33 del 2023, con interventi concreti a sostegno delle persone non autosufficienti e dei caregiver familiari, sui quali ricade una parte rilevante del lavoro di cura.

Proprio il sostegno ai caregiver rappresenta uno dei temi al centro del dibattito istituzionale in occasione della Festa dei Nonni. Secondo quanto comunicato dall’ANPA, il disegno di legge del Governo dedicato ai caregiver familiari dovrebbe approdare in Aula il 2 ottobre per l’esame conclusivo, prima del successivo passaggio al Senato.

“È un bel regalo per la Festa dei Nonni. La dotazione finanziaria resta del tutto insufficiente anche se l’importo supera qualsiasi stanziamento precedentemente disposto dalle leggi in materia”, commenta Angelo Santori, sottolineando come il riconoscimento del ruolo dei caregiver debba essere accompagnato da risorse adeguate.

La sfida, dunque, non riguarda soltanto l’assistenza alle persone anziane, ma il modello di società che l’Italia intende costruire nei prossimi decenni. In un Paese destinato a invecchiare ulteriormente, valorizzare il contributo dei nonni significa riconoscere il ruolo della solidarietà tra generazioni, investire nella qualità della vita e garantire che nessuno sia costretto a lasciare il proprio territorio a causa della mancanza di servizi.

Significa anche superare una visione della vecchiaia legata esclusivamente alla fragilità, riconoscendo agli anziani il diritto di continuare a partecipare attivamente alla vita delle comunità.

La Festa dei Nonni diventa così qualcosa di più di una ricorrenza dedicata agli affetti familiari: un’occasione per richiamare l’attenzione sul contributo di una generazione che continua a sostenere il Paese e sulla responsabilità collettiva di garantirle dignità, autonomia e adeguate condizioni di vita.

“Costruire un Paese a misura di anziano non è una scelta regressiva o una rinuncia allo sviluppo, ma è la condizione indispensabile per continuare a fare dell’Italia uno dei Paesi più avanzati al mondo”, conclude Vittorio Brianti, richiamando le considerazioni del Censis.

Un messaggio che riassume il significato più profondo della ricorrenza: valorizzare la generazione custode non significa soltanto riconoscere ciò che i nonni hanno fatto per la società, ma creare le condizioni affinché possano continuare a esserne protagonisti.

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