Il camoscio degli Appennini non è più in via d’estinzione

Foto Massimiliano Marcelli
Cent'anni fa solo poche decine di esemplari, oggi sono più di duemila. Merito del progetto tutto italiano Life Coornata, premiato dalla Commissione Europea e da Legambiente

Life Coornata, un’esperienza di successo tutta italiana, finanziata dalla Commissione Europea, che ha visto collaborare tra loro diverse aree protette dell’Appennino centrale per la tutela del camoscio appenninico, riceve un importante riconoscimento: è stato selezionato tra i 23 migliori progetti Life Natura terminati e valutati nel 2015. Una selezione che conta, per questa edizione, solo due progetti italiani. Questo progetto di tutela del camoscio appenninico, un animale che abita esclusivamente sulle alte vette della nostra catena montuosa centrale, è iniziato nel 2010 e portato avanti dai parchi nazionali della Majella, di Abruzzo Lazio e Molise, del Gran Sasso Monti della Laga, dei Monti Sibillini, dal parco regionale del Sirente Velino e da Legambiente.

Si è concluso con successo e con giudizi lusinghieri da parte della Commissione Europea per la gestione delle attività e gli importanti risultati raggiunti, e si è aggiudicato anche il premio “Ambientalista dell’anno” indetto dal mensile La Nuova Ecologia e da Legambiente. La cerimonia di premiazione dei “Best Life” del 2015 si è tenuta a Bruxelles.

“Questo importante riconoscimento – sottolinea Franco Mari, project manager del progetto – premia la realizzazione di un complesso e articolato progetto che non sarebbe riuscito a cogliere i risultati sottolineati dalla Commissione Europea, senza la professionalità e la passione di tutte le persone che vi hanno preso parte. Va ascritto alla efficace collaborazione, condivisa sotto l’attento controllo e il supporto del gruppo esterno di monitoraggio rappresentato dalla dottoressa Iva Rossi. Rappresenta un riconoscimento a tutte le attività che i Parchi italiani e i tecnici impegnati per la conservazione del camoscio appenninico hanno portato avanti nel corso degli ultimi anni, legate insieme dallo strumento Life, che ha dimostrato la sua validità come elemento di importante supporto e raccordo alle attività di conservazione della natura anche nel nostro Paese. Si dimostra, inoltre – aggiunge Mari – tutta la validità del piano d’azione nazionale per il camoscio appenninico, che è stato centrato appieno da tutte queste attività progettuali culminate nel Life Coornata, tant’è che dalle poche decine di individui di camoscio appenninico presenti agli inizi del 900 nell’allora Parco Nazionale d’Abruzzo, si è arrivati oggi a più di 2000 animali distribuiti tra cinque diverse popolazioni”.

“Questa esperienza di successo del made in Italy – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – dimostra come, nel nostro Paese, la gestione faunistica dei grandi mammiferi non si possa riassumere solo in termini di criticità, di mancato coordinamento o di proposte farraginose su come affrontare questioni legate alla gestione di grandi carnivori o di ungulati selvatici. Si possono portare anche esempi di buone pratiche di gestione, come questo sul camoscio appenninico che, tra le altre cose, ha previsto anche la sperimentazione di tecniche innovative di cattura e rilascio degli animali mai usate prima su questa entità faunistica. Tutto questo – conclude il rappresentante di Legambiente – ci impegna a continuare, con rinnovato slancio e passione, l’azione di tutela su questo animale che ancora deve essere oggetto di attenzioni e di azioni coordinate per poter essere messo definitivamente in sicurezza”.

www.camoscioappenninico.it