Mentre la desertificazione bancaria avanza, il credito cooperativo continua a rappresentare uno degli ultimi argini alla perdita di servizi essenziali nei territori. In un’Italia in cui le grandi banche commerciali riducono progressivamente la loro presenza fisica, le Banche di Credito Cooperativo, le Casse Rurali e le Casse Raiffeisen confermano un modello alternativo, fondato sulla prossimità e sulla responsabilità verso le comunità locali. Oggi sono 216 gli istituti del credito cooperativo operanti in Italia, con una rete capillare di 4.099 sportelli distribuiti sull’intero territorio nazionale. In 808 Comuni queste banche rappresentano l’unico presidio bancario esistente. I loro soci sono circa un milione e mezzo, un dato che testimonia un radicamento profondo e diffuso, non solo economico ma anche sociale.
Il contesto generale, però, è segnato da numeri allarmanti. Nel solo 2025 sono stati chiusi altri 516 sportelli bancari, portando il numero complessivo degli sportelli attivi in Italia a 19.140 al 31 dicembre, stabilmente sotto la soglia dei 20 mila. Rispetto alla fine del 2024 il calo è stato di circa il 2,6%. È quanto emerge dall’aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, basato su dati di Banca d’Italia e Istat. Una riduzione che non ha colpito in modo uniforme il Paese, ma che ha accentuato squilibri territoriali già evidenti. Le regioni più penalizzate nel 2025 sono state Marche, Toscana, Calabria e Veneto, mentre tra quelle con la maggiore incidenza di Comuni privi di sportelli figurano Molise, Calabria, Valle d’Aosta, Piemonte e Abruzzo. All’estremo opposto si colloca l’Emilia-Romagna, con valori sensibilmente più contenuti.
Il fenomeno ha ormai dimensioni strutturali. I Comuni totalmente privi di sportelli bancari sono saliti a 3.457, pari al 44% del totale, 75 in più rispetto all’anno precedente. Le persone che non hanno accesso ai servizi bancari o rischiano di perderlo sono quasi 11,5 milioni. Di queste, circa 4,9 milioni vivono in Comuni completamente desertificati, mentre oltre 6,5 milioni risiedono in territori in via di desertificazione. Cresce anche il numero delle imprese coinvolte: sono 16.800 in più, rispetto alla fine del 2024, quelle che hanno la sede in Comuni privi di sportelli.
Contrariamente a una narrazione diffusa, la chiusura delle filiali non riguarda solo le aree interne o i piccoli centri. Dal 2021 al 31 dicembre 2025, nelle due maggiori città italiane, Roma e Milano, la percentuale di chiusure è stata rispettivamente del 14% e del 16,1%, superiore alla media nazionale dell’11,6%. Un dato che conferma come la logica di riduzione della rete fisica risponda più a strategie industriali che a reali dinamiche territoriali.
In questo scenario si inserisce il ruolo delle banche di prossimità, e in particolare del credito cooperativo a mutualità prevalente, che complessivamente detiene il 21,4% del totale degli sportelli bancari italiani. Non a caso, nel 2025 il Gruppo Iccrea è salito al primo posto nella classifica dei gruppi bancari per numero di sportelli, superando Intesa Sanpaolo, tallonata da Unicredit. Un risultato ottenuto non tanto attraverso nuove aperture, quanto grazie a una sostanziale stabilità della presenza territoriale, in un contesto in cui altri grandi gruppi hanno accelerato le chiusure. Secondo i dati sindacali, una parte significativa delle serrate dell’ultimo trimestre del 2025 è attribuibile proprio a Intesa Sanpaolo, mentre Banco Bpm ha registrato a sua volta numerosi tagli e per il 2026 è già annunciata la chiusura di circa novanta sportelli da parte di Bper.
La desertificazione bancaria viene spesso giustificata con l’aumento dell’utilizzo dei canali digitali, ma i dati raccontano una realtà diversa. Tra il 2024 e il 2025 l’uso dell’internet banking in Italia è cresciuto di poco più di un punto percentuale, passando dal 55,01% al 56,37%, restando ben al di sotto della media europea del 69,7%. In alcune regioni, come Lazio, Umbria e Veneto, si è addirittura registrata una diminuzione. Il divario è ancora più marcato tra le fasce di età più avanzate: nella popolazione tra i 65 e i 74 anni l’utilizzo dei servizi digitali è significativamente inferiore rispetto a Paesi come la Francia, dove nel 2025 il 78,3% dei cittadini utilizza l’internet banking contro il 56,4% degli italiani.
Come sottolinea il segretario generale nazionale di First Cisl, Riccardo Colombani, i dati smentiscono l’idea di un nesso causale diretto tra digitalizzazione e chiusura degli sportelli. In Europa convivono alti livelli di utilizzo dei servizi online e reti fisiche molto più capillari di quella italiana. In Francia, ad esempio, ci sono 48 sportelli ogni 100 mila abitanti, contro i 33 dell’Italia, nonostante un tasso di digitalizzazione nettamente superiore. Il paradosso è aggravato dal fatto che l’Italia ha l’indice di vecchiaia più alto d’Europa, rendendo ancora più problematica la rinuncia alla presenza fisica.
In questo quadro, le Banche di Credito Cooperativo continuano a restare dove altri se ne vanno. Non per inerzia, ma per scelta. Restano nei piccoli Comuni, nei quartieri periferici, nei territori meno redditizi, svolgendo una funzione che va ben oltre l’erogazione di servizi finanziari. Sono un presidio economico, ma anche sociale e civile, un punto di riferimento per famiglie, microimprese, artigiani, associazioni. In un Paese che rischia di abituarsi all’assenza, il credito cooperativo dimostra che un altro modello bancario è possibile. E che la presenza, oggi più che mai, non è un costo da tagliare, ma un valore da difendere.

