Giorno della memoria: la storia della famiglia nascosta nelle scuole di San Giorgio su Legnano e salvata dalla deportazione

Nissim, Avram e Sara Contente
Nissim, Avram e Sara Contente
Per non dimenticare la generosità e il coraggio della nostra gente

Una famiglia si è salvata dalla deportazione a San Giorgio su Legnano nascosta, dopo l’8 settembre, dal Segretario Comunale Giacomo Bassi in un’aula della Scuola Elementare (ora palazzo comunale) e salvata dalla deportazione

Si tratta della famiglia Contente, padre, madre e tre figli (Nissim, Avram e Sara), che da ottobre 1943 a maggio 1945 abitarono in una sala dell’attuale municipio di San Giorgio su Legnano, allora scuola elementare.

Nel 1943, dopo il bombardamento su Milano, la famiglia Contente si rifugiò a Canegrate e dopo l’8 settembre il padre Israel, che lavorava a Milano, venne a sapere che erano ricercati dalla Polizia. In quegli stessi giorni si era consumato la strade di Meina, nella quale furono uccisi e gettati nel lago 16 ebrei. Così la famiglia Contente raccolse i suoi pochi avere e tentò di raggiungere con mezzi di fortuna il confine con la Svizzera, senza però riuscire a superarlo per l’intransigenza di un graduato svizzero-tedesco. Tornati a Canegrate, mamma Paola prese il coraggio a due mani e andò nell’ufficio di Giacomo Bassi, allora segretario comunale a San Giorgio su Legnano, a chiedere aiuto. E Bassi decise di aiutare la famiglia Contente, salvandola dalla deportazione.

Ho parlato diverse volte con Nissim, ricorda Roberto Mezzenzana nel libro San Giorgio su Legnano non dimentica la sua storia, l’ultimo volta per telefono nel mese di aprile di quest’anno. Sempre lucido e attento nelle sue affermazioni, nei suoi ricordi, anche nei minimi particolari: “Ho una memoria di ferro” mi diceva.Per metterlo alla prova l’anno scorso gli chiesi se si ricordava chi erano i suoi compagni di gioco sul campetto dell’oratorio, allora in piazza IV Novembre, di fianco alla scuola elementare: lui scavalcava il muro e partecipava alle partite con i ragazzi presenti. Mi mandò uno scritto: Nuto (Benvenuto Rossi), ai miei occhi, in proiezione futura, mi figuravo sarebbe stato una persona bonaria; Angelino (Mezzenzana), era di poche parole ma sembrava avere “sens of humor”; Natalino Colombo, giocava bene come difensore, e aveva anche astuti artifizi per non far giocare bene l’avversario; Fresca Fantoni Benito Pierino, era già posato, riflessivo e a mio parere di allora, si dimostrava più maturo di noi; Morelli, purtroppo non gli ricordo qualche particolare caratteristica, era schivo e di poche parole;Battistino Rossi (nipote del Bassi), frequentava già la facoltà di medicina e ai miei occhi di diciottenne, era come se fosse un marziano; DonLuigi, coadiutore, molto simpatico, doveva conoscere la nostra situazione anche se non lo dava a vedere; Mili (Emilio Candiani), è facile dire, che data la professione di famiglia, a 18 anni fosse già maturo e disincantato, ma per quanto ricordi giocava a calcio con poco riguardo delle caviglie degli antagonisti. Noi sapevamo i rischi che correvamo, ma mai avremmo potuto immaginare quello che è stata la SHOAH. Io e mio fratello, in quell’oratorio eravamo, come se fossimo uno di loro, uno come gli altri e in quelle poche ore, potevamo essere dimentichi di tutto quello che succedeva intorno a noi. Con l’incoscienza dei giovani, o forse per la mia immaturità, quelle ore passate all’oratorio, con ragazzi miei coetanei, mi facevano dimenticare la nostra situazione. Di fronte alla scuola c’era un villino dove dimorava una maestra che si chiamava Toia. La guardavo attraverso le doghe della tapparella, quando attraversava la strada e aveva l’aria di essere arcigna: ma forse non lo era affatto. E poi Giorgio, il custode. Aveva l’aria paciosa di buona persona, di cuore buono. Subodorava forse qualcosa, ma non faceva mai domande. Apprezzava la buona cucina, per quanto di cucina si potesse trattare in quell’epoca di fame, e non disprezzava di famigliarizzare con un po’ di vino. Grazie a quelle terribili circostanze, ho potuto conoscere persone serene (per forza erano giovani) e ogni tanto penso a quell’epoca. Ma è perché avevo diciott’anni?”

Il 25 Aprile 2019 è stata inaugurata, dal sindaco Walter Cecchin, con Marialuisa Rosi e Roberto Mezzenzana, una targa posta all’ingresso dell’aula che ha ospitato, da ottobre 1943 a luglio 1945, la famiglia Contente.

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