LIUC, 35 anni di storia e una nuova sfida: «Radici forti per continuare a innovare e guardare al mondo»

Liuc laureati
Liuc laureati (foto ufficio stampa)
L’Università Cattaneo celebra l’anniversario della fondazione con i suoi protagonisti. Quasi 15mila laureati, immatricolazioni in crescita del 20% e 151 accordi internazionali. Galdabini: «Il più importante investimento di una comunità imprenditoriale nell’alta formazione». Una targa ricorda i 300 fondatori.

Trentacinque anni di storia, quasi 15mila laureati, una rete di 151 accordi con università di tutto il mondo e un legame con le imprese che continua a rappresentare il tratto distintivo dell’Ateneo. La LIUC – Università Cattaneo ha celebrato mercoledì 14 ottobre il suo 35esimo anniversario, riunendo la comunità accademica, i rappresentanti delle istituzioni e gli imprenditori che hanno contribuito alla nascita di un progetto allora innovativo: realizzare a Castellanza un’università capace di coniugare formazione, ricerca, cultura d’impresa e apertura internazionale.

Un anniversario che non è stato soltanto l’occasione per ripercorrere il passato, ma anche per delineare le sfide dei prossimi anni, dall’intelligenza artificiale alla trasformazione delle professioni, dall’internazionalizzazione alla necessità di costruire nuove competenze.

Gervasoni: «La nostra stella polare non è cambiata»

«Oggi festeggiamo l’importanza delle nostre radici e la voglia di continuare a volare». Con queste parole il rettore Anna Gervasoni ha riassunto il significato della ricorrenza, richiamando la visione degli imprenditori che il 14 ottobre 1991 diedero vita al Libero Istituto Universitario Carlo Cattaneo.

«Siamo stati fedeli alla nostra missione, la rotta non è cambiata e la nostra stella polare ci ha guidato attraverso un periodo di enormi cambiamenti», ha ricordato Gervasoni.

Il progetto originario prevedeva un’università ispirata al modello dei campus americani, caratterizzata da una forte interazione con le imprese, dall’internazionalizzazione e dalla formazione di competenze manageriali e tecnologiche.

Un modello che, secondo il rettore, ha anticipato alcune trasformazioni del sistema universitario italiano: l’integrazione tra economia e tecnologia, il lavoro di squadra, l’insegnamento attivo, l’utilizzo dell’inglese, gli stage aziendali e il coinvolgimento diretto degli studenti.

Il riferimento culturale rimane Carlo Cattaneo, figura capace di unire pensiero e azione, conoscenza scientifica e applicazione pratica. Una concezione dell’istruzione che continua a ispirare l’Ateneo.

«Insegnare l’impresa, l’economia, la dinamica tecnologica e quant’altro è fare cultura», ha sottolineato Gervasoni, ricordando come l’attività professionale alla quale vengono preparati gli studenti comporti precise responsabilità sociali.

Dal 1991 all’intelligenza artificiale: come è cambiata l’università

Il rettore ha ripercorso anche le grandi trasformazioni che hanno accompagnato i primi 35 anni della LIUC. Nel 1991 l’Europa si preparava al Trattato di Maastricht, l’Unione Sovietica era prossima alla dissoluzione e il World Wide Web muoveva i primi passi. Oggi lo scenario è quello di un’economia globale frammentata, di nuovi equilibri geopolitici e di tecnologie che stanno rivoluzionando il lavoro e l’apprendimento.

«Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, con le sue fortissime implicazioni sulla didattica e la ricerca, ci poniamo domande su: che cosa significa imparare, che cosa significa insegnare, educare», ha osservato Gervasoni.

Richiamando anche le riflessioni proposte recentemente alla LIUC da Federico Faggin, pioniere dell’informatica, il rettore ha insistito sulla necessità di accompagnare i giovani nell’apprendimento attraverso l’esperienza, favorendo la cooperazione e non soltanto la competizione.

Un approccio che trova applicazione nelle attività didattiche, nei laboratori, nei centri di ricerca e nei progetti dedicati all’imprenditorialità studentesca, comprese le iniziative per la nascita di startup e spin-off.

I numeri raccontano la crescita dell’Ateneo. Le immatricolazioni registrano un incremento del 20% nell’anno accademico in corso, mentre i laureati dall’apertura dell’università sono quasi 15mila. Sono 151 gli accordi internazionali e, secondo quanto illustrato dal rettore, la LIUC si è confermata nel 2025 al primo posto per internazionalizzazione tra gli atenei piccoli non statali nella classifica Censis.

Anche l’attrazione di studenti stranieri è in aumento: gli immatricolati con cittadinanza estera, che erano 29 nel 2025, sono saliti a 36 nel 2026, secondo i dati presentati durante la celebrazione.

Grassi: «L’università deve avere il coraggio di cambiare»

A tracciare le prospettive future è stato il presidente della LIUC, Roberto Grassi, che ha richiamato la responsabilità di trasformare l’eredità dei fondatori in un nuovo percorso di sviluppo.

«Trentacinque anni fa una comunità di imprenditori ebbe una visione. Decise che investire sui giovani, sulla conoscenza e sull’Università significava investire sul futuro delle imprese e del territorio», ha ricordato.

Da quella scelta è nata un’istituzione con un’identità precisa: «LIUC è un’Università nata dalle imprese per le imprese, come diciamo sempre. Non semplicemente vicina alle imprese».

Un rapporto che, nelle intenzioni del presidente, dovrà rafforzarsi ulteriormente, soprattutto di fronte alle trasformazioni tecnologiche e produttive.

«L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui produciamo, lavoriamo e prendiamo decisioni. La transizione digitale e quella ambientale stanno trasformando intere filiere. Le competenze hanno cicli di vita sempre più brevi».

Per questo, ha aggiunto Grassi, «anche l’Università deve avere il coraggio di cambiare. Non per inseguire ogni trasformazione. Ma per comprenderla. E, quando possibile, anticiparla».

Il cambiamento non dovrà però snaturare l’Ateneo: «Per LIUC questo non significa cambiare identità. Significa rendere la nostra identità ancora più forte e contemporanea».

Il nuovo piano strategico e il ruolo della Business School

Il presidente ha anticipato le linee del piano strategico sul quale l’università sta lavorando, con l’obiettivo di costruire una LIUC più internazionale, più connessa alle imprese, più innovativa e più forte nella ricerca.

«Università, Business School, ricerca, imprese, Alumni e territorio devono essere sempre meno mondi separati e sempre più parti di un unico ecosistema», ha spiegato Grassi.

Le aziende dovranno portare nell’università problemi concreti, tecnologie, esperienze e professionalità. L’Ateneo, a sua volta, sarà chiamato ad aiutare il sistema produttivo a comprendere i cambiamenti, sviluppare competenze e attrarre giovani talenti.

Un ruolo crescente sarà affidato alla LIUC Business School, destinata a diventare un partner per la trasformazione delle imprese e per la formazione lungo tutto l’arco della vita professionale.

«Oggi la formazione non finisce più con la laurea. L’Università deve essere capace di accompagnare le persone durante tutta la loro vita professionale», ha evidenziato il presidente.

L’intelligenza artificiale, in questo scenario, viene considerata anche uno strumento per migliorare l’organizzazione interna e liberare risorse da destinare alla didattica e alla ricerca, valorizzando quelle qualità che, secondo Grassi, nessuna tecnologia può sostituire: «La capacità di giudizio, la creatività, la leadership, la responsabilità delle decisioni».

Il percorso di riposizionamento strategico coinvolgerà anche il nuovo amministratore delegato Maurizio Milan, ringraziato pubblicamente dal presidente durante la cerimonia.

Un impatto economico di oltre 135 milioni di euro in Lombardia

Il legame tra università e territorio emerge anche dai dati economici ricordati da Grassi. Secondo l’ultima analisi disponibile, l’impatto generato dalla LIUC ammonta a 80,9 milioni di euro sul territorio locale e a 135,7 milioni a livello regionale.

Numeri che comprendono il valore prodotto da un ecosistema fatto di studenti, famiglie, imprese, occupazione, ricerca e innovazione.

«Siamo sufficientemente piccoli per conoscerci, per mantenere una relazione diretta con gli studenti, per essere veloci. Ma siamo inseriti in un sistema industriale sufficientemente grande e importante per poter avere un impatto che va molto oltre le nostre dimensioni», ha sottolineato Grassi.

La crescita, ha precisato, dovrà essere accompagnata da una gestione attenta delle risorse: «Un’Università che vuole crescere deve essere anche un’Università economicamente sostenibile».

Galdabini: «La LIUC è un patrimonio delle nostre imprese»

A ribadire il valore dell’investimento compiuto dagli imprenditori varesini è stato Luigi Galdabini, presidente di Confindustria Varese, che ha confermato il sostegno dell’associazione all’Ateneo.

«L’Università LIUC è ancora un asset fondamentale di Confindustria Varese e del modo di interpretare il ruolo delle nostre imprese e dell’Associazione che le rappresenta sul territorio e nella società», ha dichiarato.

Per Galdabini, il progetto conserva oggi tutta la sua attualità, soprattutto in un contesto caratterizzato dalla denatalità, dalla difficoltà delle imprese a reperire personale qualificato e dalla crescente distanza tra competenze richieste e disponibili.

«La competitività spesso si gioca sulla sfida di saper gestire al meglio le risorse scarse o sempre più introvabili. E la risorsa oggi più scarsa per motivi di denatalità, di trend demografico e di mismatch di competenze è proprio quella umana».

Da qui l’importanza di continuare a investire nella formazione e nella ricerca, considerate leve decisive per il futuro del sistema produttivo.

Galdabini ha ricordato anche il contributo dei centri di ricerca dell’università, che negli anni hanno accompagnato le aziende nei processi di riposizionamento competitivo, nei passaggi generazionali, nell’accesso a nuove forme di finanza e nell’introduzione delle tecnologie.

«Un luogo dove il sapere si è incontrato e ha contaminato il saper fare. E viceversa», ha detto il presidente di Confindustria Varese, individuando proprio in questo scambio l’elemento distintivo dell’Ateneo.

«Il saper fare ha potuto trovare, più che in altri contesti accademici, ascolto, facendo, con le proprie esigenze e le proprie sfide, da motore di creazione di un nuovo sapere».

La LIUC, ha ribadito, «rappresenta ancora oggi il più importante investimento di una comunità locale di imprenditori nell’alta formazione e nella ricerca. Di questo, come Confindustria Varese, siamo orgogliosi».

Le nuove sfide: startup, innovazione e Piano Varese 2050

Guardando al futuro, Galdabini ha richiamato la collaborazione tra LIUC e Confindustria Varese nell’ambito del Piano #Varese2050 e di MILL, individuando alcune priorità per lo sviluppo economico del territorio.

Tra queste, la valorizzazione dei cluster industriali, la costruzione di un ecosistema dell’innovazione, la nascita di nuove startup, il potenziamento della logistica e dei trasporti e l’attrattività del territorio per imprese e talenti.

«Per questo rilanciamo l’impegno di Confindustria Varese nel sostegno alla LIUC per le sfide sempre più complesse che l’attendono nel futuro», ha affermato.

Il presidente ha voluto inoltre ricordare alcuni imprenditori che hanno accompagnato il percorso dell’università: Flavio Sottrici, Antonio Bulgheroni, Paolo Lamberti e Pierangelo Rostoni.

A loro e agli altri protagonisti della fondazione ha riservato una definizione precisa: «Pionieri di un percorso che continua ancora oggi».

Fermi: «Avete accettato il rischio, scegliendo il territorio»

Alla cerimonia ha partecipato anche Alessandro Fermi, assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione, che ha portato il ringraziamento della Regione Lombardia per il contributo offerto dalla LIUC alla formazione dei giovani e allo sviluppo del territorio.

«Voglio esprimere la mia riconoscenza verso chi, 35 anni fa, con grande coraggio, ha costruito qui una serie di opportunità per ragazzi, famiglie e imprese», ha dichiarato Fermi.

«Avete accettato il rischio, scegliendo il territorio e oggi lo spirito di allora è ancora lo stesso».

Una targa per i 300 fondatori e un libro per raccontare la storia

Uno dei momenti più significativi della giornata è stato lo scoprimento, da parte del rettore Anna Gervasoni e del presidente Roberto Grassi, di una targa con i nomi dei 300 imprenditori fondatori della LIUC, destinata a rimanere esposta all’interno dell’università.

Un riconoscimento a una comunità imprenditoriale che seppe unire risorse, idee e visione per dare vita a un’istituzione accademica destinata a crescere oltre i confini provinciali.

Durante la celebrazione è stato presentato anche il volume «LIUC – Ali grandi, radici forti», curato da Anna Gervasoni e Federica Sottrici. Il libro ripercorre la storia dell’Ateneo attraverso fotografie, documenti e testimonianze dei primi anni, comprese immagini delle lezioni e delle attività iniziali.

Parte del materiale storico è stato raccolto in una mostra allestita nei pressi dell’Aula Magna, mentre la Biblioteca Mario Rostoni ospita un’esposizione bibliografica dedicata a Carlo Cattaneo, alle sue opere e agli studi sulla sua figura.

Il presidente Grassi ha voluto ricordare anche coloro che hanno guidato l’università nel corso dei decenni, citando in particolare Toto Bulgheroni, Paolo Lamberti e il predecessore Riccardo Comerio, oltre ai soci fondatori, ai docenti, al personale e agli studenti.

Il messaggio conclusivo della giornata è stato quello di un’università che intende continuare a crescere senza perdere il legame con le proprie origini.

«I primi 35 anni ci hanno consegnato una grande storia. I prossimi devono consegnarci una nuova ambizione», ha concluso Grassi, richiamando l’insegnamento di Carlo Cattaneo: «Trasformare la conoscenza in azione».

Una sfida che la LIUC si prepara ad affrontare partendo proprio dalla visione dei suoi fondatori: fare dell’università non soltanto un luogo di formazione, ma un motore di innovazione, opportunità e sviluppo per le nuove generazioni.

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