Mutualità, sviluppo locale e Costituzione: il Credito Cooperativo nel solco dell’articolo 45 della Costituzione

Bcc
In evidenza la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità. Lo Statuto delle BCC, che declina con precisione operativa e finalità concrete quanto la Costituzione, che oggi compie 165 anni, afferma sul piano dei princìpi

L’articolo 2 dello Statuto delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen rappresenta una delle espressioni più coerenti e concrete dell’articolo 45 della Costituzione italiana. Non è solo una coincidenza terminologica: entrambi i testi — il primo di natura statutaria, il secondo di rango costituzionale — pongono al centro la cooperazione mutualistica senza fini di speculazione privata come pilastro di un modello economico fondato sulla solidarietà, la responsabilità condivisa e l’inclusione.

Il parallelismo è evidente. L’articolo 45 della Carta costituzionale afferma che «la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata». Un riconoscimento non solo formale, ma sostanziale: la cooperazione viene considerata uno strumento prezioso per promuovere sviluppo economico e coesione sociale, tanto che la Repubblica ne favorisce l’incremento «con i mezzi più idonei» e ne garantisce il rispetto dei princìpi attraverso «opportuni controlli».

Su questo impianto costituzionale si innesta lo Statuto delle BCC, che declina con precisione operativa e finalità concrete quanto la Costituzione afferma sul piano dei princìpi. Il testo statutario parla esplicitamente di mutualità, di assenza di fini speculativi, ma anche di un impegno a «favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali», perseguendo non solo il miglioramento economico, ma anche «morale e culturale». È un’idea di banca che non si limita al credito: è educazione al risparmio, promozione della previdenza, incentivo alla coesione sociale e alla «crescita responsabile e sostenibile del territorio».

La funzione sociale, evocata dalla Costituzione, nello Statuto si traduce in orientamento esplicito al «bene comune» e in un’adesione concreta alla «Carta dei Valori del Credito Cooperativo», che rappresenta un vero e proprio manifesto etico del settore. La democrazia economico-finanziaria e lo scambio mutualistico tra soci, previsti nello Statuto, sono strumenti attraverso cui si realizza la partecipazione attiva dei cittadini alla vita economica, rispondendo alla logica di una società che si costruisce dal basso, con responsabilità condivise.

In questo senso, la BCC non è soltanto un attore economico: è un soggetto civico. La sua attività quotidiana rappresenta una forma concreta di attuazione della Costituzione, un esempio di economia civile in cui il profitto non è mai fine a se stesso, ma diventa mezzo per generare valore sociale. Ed è proprio in questo punto che si tocca la sostanza più profonda dell’articolo 45: la cooperazione, per essere riconosciuta e sostenuta dalla Repubblica, deve dimostrare la sua utilità pubblica, la sua capacità di costruire una società più equa e coesa.

Quando il Presidente della Repubblica afferma che «per queste funzioni la Repubblica vi è riconoscente» e che le realtà cooperative sono «parte di quella società civile che rende fecondo il nostro Paese», riconosce un fatto evidente: le Banche di Credito Cooperativo, con il loro modello mutualistico e radicato nel territorio, sono interpreti attuali e fedeli della volontà costituzionale. Portano avanti una funzione economica, ma anche e soprattutto sociale, dimostrando che un altro modo di fare banca è non solo possibile, ma necessario.

In un tempo in cui la fiducia nelle istituzioni è spesso messa alla prova e l’economia sembra dominata da logiche speculative e impersonali, il Credito Cooperativo continua a rappresentare un presidio di legalità, prossimità e solidarietà. Ecco perché l’articolo 2 dello Statuto e l’articolo 45 della Costituzione non sono due testi giuridici da accostare teoricamente, ma due voci dello stesso coro: quello di un’Italia che crede ancora nei legami, nella responsabilità condivisa e nella costruzione paziente e quotidiana del bene comune.

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