La stretta del credito e l’eccezione cooperativa

Bcc
In un sistema bancario sempre più prudente, le Bcc confermano la centralità dell’economia di prossimità

Nel momento in cui il credito si fa più selettivo e l’accesso ai finanziamenti diventa un percorso a ostacoli per imprese e famiglie, emerge con chiarezza una linea di frattura nel sistema bancario: quella tra le banche commerciali e le Banche di Credito Cooperativo. I dati lo mostrano in modo netto.

Negli ultimi tre mesi del 2025, le banche dell’area euro hanno infatti registrato un inasprimento dei criteri di concessione del credito alle imprese superiore alle attese. A rilevarlo è la Banca Centrale Europea, che indica tra le cause principali le preoccupazioni sulle prospettive economiche e una minore propensione al rischio da parte degli istituti. Una dinamica che non appare transitoria: per il primo trimestre successivo, le banche prevedono un ulteriore irrigidimento delle condizioni di erogazione per le aziende, un lieve inasprimento per i mutui e un rafforzamento più marcato delle restrizioni sul credito al consumo. Il quadro complessivo è quello di un’offerta finanziaria sempre più prudente, guidata da criteri standardizzati e da valutazioni macroeconomiche.

Eppure, osservando il mercato del credito in Italia, si nota come questa tendenza non si traduca ovunque allo stesso modo. Le Banche di Credito Cooperativo continuano a svolgere un ruolo anticiclico, mantenendo un forte presidio nei settori più esposti alle restrizioni del credito bancario tradizionale. A ottobre 2025, gli impieghi lordi a clientela delle BCC raggiungevano i 142,8 miliardi di euro, con quote di mercato particolarmente rilevanti proprio dove il credito è più difficile da ottenere: il 23,1% dei finanziamenti alle imprese artigiane e della piccola manifattura, il 25,2% del credito destinato alle attività turistiche, il 24,5% di quello rivolto ad agricoltura e pesca.

Non si tratta di nicchie marginali, ma di comparti centrali per l’economia reale, spesso penalizzati quando le banche commerciali irrigidiscono i criteri di concessione. Le BCC coprono inoltre il 15,7% dei crediti al settore delle costruzioni e delle attività immobiliari, l’11,4% di quelli destinati al commercio e il 10,2% del totale dei finanziamenti alle famiglie consumatrici. Una presenza che evidenzia una diversa filosofia di allocazione del credito, più legata alla conoscenza diretta dei territori che alla sola logica del rischio aggregato.

Questa differenza trova spiegazione anche nel modello operativo. Le 216 Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen operano con 4.099 sportelli distribuiti capillarmente sul territorio nazionale e rappresentano l’unica banca presente in 808 Comuni italiani. I loro 1 milione e 500 mila soci sono parte integrante delle comunità locali e contribuiscono a orientare le scelte creditizie verso un sostegno concreto all’economia di prossimità.

Mentre le banche commerciali, come evidenziano i dati della Bce, rispondono all’incertezza economica con un generale irrigidimento dei criteri di erogazione, le BCC continuano a sostenere famiglie e imprese, soprattutto quelle di dimensioni minori, grazie a un patrimonio complessivo di 28,8 miliardi di euro che consente solidità e continuità operativa. Non una deroga alle regole di prudenza, ma un diverso modo di applicarle: valutando non solo i numeri, ma anche le storie, i progetti e la tenuta sociale dei territori.

In un contesto europeo segnato da una crescente avversione al rischio, il confronto tra i dati mette quindi in luce due approcci distinti al credito. Da una parte un sistema bancario orientato alla restrizione e alla standardizzazione, dall’altra un modello cooperativo che continua a garantire accesso ai finanziamenti e a sostenere l’economia reale, confermando che, anche nel credito, la differenza non è solo teorica, ma misurabile nei numeri.

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