Molto prima che il linguaggio della finanza parlasse di microcredito, cooperazione o inclusione economica, nelle campagne italiane si sperimentavano già forme concrete e sofisticate di mutualità comunitaria. In questo solco si colloca l’esperienza dei Monti Frumentari, istituzioni nate alla fine del Quattrocento per rispondere a un bisogno primario: garantire la sopravvivenza economica e sociale delle comunità rurali in un contesto segnato da povertà, carestie e cronica scarsità di moneta.
L’iniziativa fu promossa dai Francescani, che seppero leggere con lucidità le fragilità del mondo contadino e tradurre in pratica un principio evangelico tanto semplice quanto rivoluzionario: sottrarre i più deboli al ricatto dell’usura. I Monti Frumentari si diffusero per oltre due secoli, soprattutto nell’Italia centrale e meridionale, diventando un presidio stabile nelle aree agricole più esposte alle oscillazioni dei raccolti e alle emergenze alimentari.
Il loro funzionamento era tanto elementare quanto efficace. In assenza di denaro circolante, il grano stesso diventava moneta di scambio e strumento di credito. I contadini poveri ricevevano una quantità di frumento per affrontare la semina e garantire il sostentamento della famiglia nei mesi più difficili. La restituzione avveniva dopo il raccolto: il grano veniva riconsegnato “colmo” rispetto a quanto ricevuto “a raso”, con un interesse minimo, generalmente compreso tra il 4 e il 6 per cento. Un tasso lontanissimo dalle pretese dei prestatori privati, che spesso condannavano intere famiglie a un indebitamento perpetuo.
Non si trattava di beneficenza, ma di una forma di responsabilità condivisa. Il Monte Frumentario non era un ente distante, bensì un’istituzione comunitaria, gestita secondo regole collettive e fondata sulla fiducia reciproca. Chi riceveva il grano sapeva di doverlo restituire, non a un soggetto astratto, ma alla propria comunità, contribuendo così alla continuità del sistema e alla protezione di altri contadini in difficoltà. In questo senso, il Monte Frumentario rappresentava una vera e propria banca del grano, radicata nel territorio e intimamente legata ai ritmi della vita agricola.
Questa pratica generava legami profondi e rafforzava la coesione sociale. Il credito non era solo uno strumento economico, ma un mezzo per consolidare relazioni di solidarietà, responsabilità e appartenenza. In un’epoca segnata da instabilità climatica, carestie ricorrenti e assenza di tutele pubbliche, i Monti Frumentari aumentarono la resilienza delle comunità rurali, offrendo una risposta concreta e collettiva al rischio della marginalizzazione.
Riletti oggi, i Monti Frumentari appaiono come un esempio sorprendentemente attuale di mutualità cooperativa ante litteram. Dimostrano che, anche in contesti di estrema scarsità, è possibile costruire sistemi di credito equi, sostenibili e orientati al bene comune. Un patrimonio storico spesso dimenticato, ma che continua a parlare al presente, ricordando che l’economia, prima ancora di essere tecnica o finanza, può essere relazione, fiducia e responsabilità condivisa.

