Una storia di valori, volontà e caparbietà

La prima sede della Cassa Rurale in via Abbazia a Busto Garolfo.
L'enciclica di Papa Leone XIII, «Rerum Novarum», ha smosso le coscienze dei padri fondatori, che il 6 ottobre 1897 fondano la «Cassa Depositi e Prestiti Santa Margarita»

I cieli di fine Ottocento erano solcati da idee, speranze e progetti, da cui prendevano corpo i cavalloni tumultuosi e inarrestabili delle ideologie e dei movimenti che hanno caratterizzato il Novecento. E che sono, ancor oggi, alla base di molte differenze di pensiero e comportamenti della nostra società. In questo crogiolo ribollente arriva a un suo primo compimento quello che conosciamo come il movimento del cattolicesimo sociale e a gettarne le basi è Papa Leone XIII, ricordato oggi come il “Papa dei lavoratori”, nella sua splendida enciclica “Rerum Novarum”, resa pubblica il 15 maggio 1891. «È necessaria la collaborazione di tutti», è l’appello del Sommo Pontefice che propone il pensiero ufficiale della chiesa sulla questione operaia, presentando una soluzione che si oppone sia al liberalismo sia al socialismo. In estrema sintesi, Papa Leone XIII ribadisce il diritto naturale alla proprietà privata, sottolineandone il valore sociale; attribuisce allo stato il compito di promuovere il bene pubblico e privato, conferendogli però un carattere di supplenza alla iniziativa privata; condanna la lotta di classe; riconosce agli operai il diritto a un giusto salario e a costituire proprie organizzazioni. E, poi, soprattutto, invita a risolvere la questione sociale con l’azione combinata di Chiesa, Stato, impiegati e datori di lavoro, e invita i cristiani a organizzarsi, promuovere associazioni, società di mutuo soccorso, gettando così le basi della moderna dottrina sociale cristiana. E fu proprio quello scritto ad ispirare i padri fondatori della nostra Bcc, che raccolsero senza indugi l’appello ad aiutare i deboli, evitare le discriminazioni, dare a tutti la possibilità di vivere una vita degna di tale nome, dando vita alla «Cassa depositi e prestiti Santa Margarita». Per la verità, nel cielo di fine Ottocento a Busto Garolfo, più che i problemi della classe operaia, che affliggono le vicine Legnano e Busto Arsizio, ci sono le speranze dei contadini. Dalla metà dell’Ottocento, infatti, tutta l’Italia stava facendo i conti con la forte crisi agricola, particolarmente penalizzante per un’attività basata su cereali e bozzoli, come quella della Busto Garolfo di allora. Bisognava aiutare i contadini a non cadere nel giogo dell’usura e, più ancora, bisognava aiutare la ripresa economica, per garantire un benessere alle famiglie del paese. E su queste necessità nacque la cassa: per sostenere il cosiddetto “settore primario” e per integrare i redditi delle famiglie contadine. Una banca nata per le famiglie e le imprese, dunque, nata per aiutare, per dare solidarietà, cooperazione, mutuo soccorso.

Questo vollero fare i soci fondatori, di cui è un vanto tramandare i nomi alle nuove generazioni: Pietro Berra, Luigi Borsa, Pietro Caglio, Domenico Crespi, Angelo Giacobbe, Pietro Marazzini, Patrizio Paganini, Teodoro Parotti, Paolo Pinciroli, Angelo Sartorelli, Carlo Sartorelli, Giovanni Tunici, Battista Zanzottera. E, ovviamente, quei tre sacerdoti che più di altri sono stati il motore propulsivo per la nascita della nostra banca: don Pietro Longoni, don Angelo Tettamanzi e don Giovanni Besana, l’allora parroco di Busto Garolfo, che è stato il primo presidente della nostra Cassa, e che ne resse le sorti per 11 anni: dal 6 ottobre 1897, giorno della fondazione, al 1908. La Cassa aiutò da subito tante persone. La reale misura dell’interesse e del coinvolgimento del paese nella sua banca ci viene dal numero dei soci: dai sedici iniziali, infatti, nel giro di quattro lustri si salì ai 198 che si contavano all’alba della prima guerra mondiale. Sempre i numeri ci danno l’idea anche dello sviluppo della banca. Oggi, forse, fanno sorridere, ma allora erano tanti soldi, i risparmi di tante persone. Così, sempre nello stesso lasso di tempo, si passò dai 12.607 lire di depositi del 1898, ai 242.595 della vigilia della Grande Guerra. Sempre tra la fine dell’Ottocento e il 1914, la Cassa mise a disposizione delle famiglie e delle aziende 340mila lire. Di questi, 165mila andarono all’agricoltura, e per la metà servirono ad acquistare bestiame bovino; 87mila finanziarono “esigenze famigliari” e altrettanti sovvenzionarono acquisti, fabbricazione o sistemazione di edifici destinati a sede di cooperativa o abitazione civile. Insomma, la Cassa Rurale ha accompagnato lo sviluppo economico di Busto Garolfo. Un impegno importante, significativo, che continua ancor oggi e che nel tempo non è mai mutato. Così, tra le due guerre, la nostra banca ha finanziato anche l’acquisto di beni di largo consumo, permettendo alla nostra gente di migliorare la qualità della propria vita, e ha prestato aiuto alle nascenti attività industriali, soprattutto del settore tessile. Negli anni Trenta del secolo scorso, i soci erano già più che raddoppiati (534 nel 1936), e nel frattempo la Cassa aprì la sezione agraria, chiamata a sostenere i contadini: in pratica, in cambio del conferimento di grano si fornivano anticipazioni ai contadini e li si aiutava a imparare ad utilizzare nuovi mezzi per migliorare la redditività delle colture. In quel periodo sono stati tanti i tentativi di far scomparire la Cassa depositi e prestiti Santa Margarita: ricordarlo è doveroso dal punto di vista storico, anche se sono storia dimenticata, perché la caparbietà della gente di Busto Garolfo, unita all’amore per la banca, ha aiutato la «Cassa» a superare ogni difficoltà e a scongiurare i pericoli e le ipotesi di assorbimenti sotto istituti ben più grandi. E così si arriva negli anni Cinquanta e a tutto il periodo della ricostruzione e del cosiddetto boom economico. In quegli anni, l’attuale Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate è soprattutto la banca delle famiglie. In tanti, infatti, hanno potuto comprare la casa grazie ai mutui della Bcc. E, così, mentre le norme bancarie di allora stabilivano che i mutui sulla casa non potevano durare più di 5 anni, la particolarità della nostra banca fece sì che le nostre famiglie potessero ottenere un rinnovo. E, quindi, pianificare su 10 anni un acquisto tanto importante e significativo. Nel frattempo i soci crescono, la solidità della struttura anche. E, negli anni Settanta, la Cassa di Busto Garolfo comincia a rispondere all’appello dei paesi vicini e si allarga sul territorio, ottenendo l’autorizzazione per operare ad Arconate, Dairago, Legnano, San Giorgio su Legnano, Canegrate, Parabiago, Casorezzo e Inveruno. «Gli ultimi tre decenni del secolo scorso rappresentano il consolidamento della nostra Bcc: sono anni in cui le piccole e medie imprese, gli artigiani e, soprattutto, le famiglie dei nostri paesi trovano nella banca un punto di riferimento certo.

Gli anni, in cui, da radici forti e ben piantate, germogliano frutti e nuovi fiori -ricorda il presidente della nostra Bcc, Roberto Scazzosi-. La Cassa cambia nome, diventa Bcc, si adegua ai mutamenti della società. E come un figlio diventato grande, comincia a guardarsi intorno. E se oggi la nostra Bcc è l’unica banca locale dell’Altomilanese e del Varesotto, già a quei tempi la nostra era l’unica Cassa Rurale, tra le tante sorte su questo territorio, ad essere rimasta viva». Il “secolo breve” si chiude con lo sguardo della nostra banca che si allarga, dando forza e corpo alla voglia di aiutare e di mettersi al servizio non più solo di uno o due campanili, ma di un intero territorio. Così, nel 1999, arriva la fusione per incorporazione della varesina Bcc di Buguggiate e quel matrimonio segna la nascita della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate come la conosciamo oggi. «La nostra dimensione diventa territoriale, gli orizzonti si espandono -spiega Scazzosi- e i vari consigli di amministrazione che si sono succeduti nel primo decennio del terzo millennio portano avanti un piano per congiungere anche operativamente le aree di Busto Garolfo e Buguggiate: cosa che aviene nel 2007, in occasine del centodecimo». L’espansione sul territorio prosegue con l’apertura della filiale di Gallarate del 2009, quando la crisi globale già mordeva il tessuto economico e la nostra banca aveva già coniato lo slogan “Aiutiamoci a crescere”, la cui ratio ha dato forma a iniziative innovative che hanno accompagnato il cammino della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate negli ultimi dieci anni: dagli Univa Bond, al mutuo cooperativo per il terzo settore fino al Merito Casa, frutto dell’intesa con i costruttori per facilitare l’acquisto della prima casa; dal sostegno ai progetti di microcredito per le famiglie e le persone in cerca di lavoro, agli accordi con associazioni di categoria e sindacati per anticipare la cassa integrazione ai lavoratori e agli artigiani in attesa dell’erogazione del sussidio da parte dell’Inps. Il periodo 2009-2013 è stato, in tutta Italia, quello più difficile dal punto di vista economico dal dopoguerra al terzo millennio. “Anni della grande crisi”, sono stati definiti, che hanno visto cadere sul campo centinaia di piccole e medie imprese dell’Altomilanese e del Varesotto. «In questo quadro che si è via via complicato, come tutte le Bcc sparse per l’Italia, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha giocato nel suo territorio un ruolo che da più parti è stato definito come “anticiclico”, non facendo mancare il credito a soci (nel frattempo cresciuti fino a quota 3.600, ndr) e clienti -nosta il direttore generale, Luca Barni-. E, anzi, aumentando anno dopo anno la percentuale degli impieghi verso la clientela nel momento più acuto del bisogno. Così, mentre tutto il sistema bancario ha chiuso il quinquennio con un saldo negativo sul tema degli impieghi, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha fatto segna re nello stesso periodo un +10%. E nel 2014, l’istituto risulterà essere la terza banca, tra tutte quelle del Credito Cooperativo italiano, per il finanziamento alle imprese». «Cinque anni, quelli dal 2009 al 2013, in cui il mondo bancario nel suo complesso è stato messo sotto pressione: situazione che ha alfine portato la Banca Centrale Europea ad intervenire con iniezioni di capitale -riprende il presidente Scazzosi-. Così, nel 2014, abbiamo messo a disposizione dell’economia locale tutti i 35 milioni di euro che ci sono stati assegnati dalla Bce. Tutto questo mentre a partire dal 2013 si sono intensificate le iniziative rivolte alla compagine sociale, per tentare di dare delle risposte ai bisogni maggiormente sentiti dalle persone. È nata così la nostra mutua, destinata ai soci e ai loro familiari, e hanno preso corpo iniziative come quella di consegnare in anticipo la cosiddetta “busta arancione”, per aiutare i soci a comprendere la loro posizione pensionistica e valutare iniziate per guardare con maggiore serenità al futuro. Ed è alfine giunto l’anno del nostro 120°, proprio mentre l’intero mondo del Credito Cooperativo italiano affronta il processo della cosiddetta “autoriforma” che, per quanto ci riguarda, ci porterà all’interno del gruppo bancario di Iccrea-Holding».

 

HANNO DETTO

Mauro Colombo, Vice presidente BCC Busto Garolfo e Buguggiate

 

 

 

 

 

 

«I pilastri della nostra Bcc, in 120 anni, sono stati essenzialmente tre: la fedeltà e la perseveranza dei soci; la capacità dei clienti di comprendere la differenza di una banca che si fonda su principi di solidarietà; le persone che hanno lavorato con noi e per noi»

Ignazio Parrinello
Vice Presidente vicario BCC Busto Garolfo e Buguggiate

 

 

 

 

 

 

 

 

«Quella della nostra banca è una storia di successo. Un cammino fecondo e positivo che è partito nell’Ottocento, si è ulteriormente incrementato alla fine del Novecento con la fusione tra Altomilanese e Varesotto e che, senza dubbio alcuno, ha ancora grandi prospettive»

 

Giuseppe Barni, Componente comitato esecutivo BCC Busto Garolfo e Buguggiate

«La longevità e la continua crescita  della nostra Bcc è una storia  che ha quasi dell’incredibile, se  pensiamo che sul nostro territorio  tutte le altre banche locali sono  ormai scomparse. Il merito è di  ogni socio, nessuno escluso, che  in questi 120 anni ha creduto nel  nostro progetto»

 

Diego Trogher, Componente comitato esecutivo BCC Busto Garolfo e Buguggiate

«Dopo 120 anni, essere ancora  oggi protagonisti dell’economia  locale, significa avere un legame  forte con il territorio, le persone e  il suo tessuto sociale e produttivo.  Legame che, unito ai valori che ci  contraddistinguono, rappresenta  la vera forza del nostro istituto»