Proposte regolamentari di Federcasse per rendere il quadro di vigilanza più coerente con la natura e l’operatività delle Bcc

Centrale è il rafforzamento dell’articolo 97, richiamato come presidio del principio di proporzionalità normativa, secondo cui banche diverse per dimensione, modello di business e rischio non dovrebbero essere soggette alle stesse regole.

Augusto Dell’Erba, presidente di Federcasse, ha riportato al centro del dibattito il tema della proporzionalità normativa e del ruolo delle banche cooperative nel sostegno all’economia reale nel suo intervento al convegno “Il valore della biodiversità nel sistema bancario. A 35 anni dalla legge Amato”, organizzato da Banca Tema in collaborazione con la Fondazione Polo Universitario Grossetano,. Richiamando il documento presentato da Federcasse nel novembre 2025, Dell’Erba ha illustrato una serie di proposte regolamentari che mirano a rendere il quadro di vigilanza più coerente con la natura e l’operatività delle Banche di Credito Cooperativo.

«Auspichiamo che il Governo si impegni a favorire norme che ci portino a una valutazione del regime prudenziale diverso da quella attuale, ma che si possa fondare più sul leveraged ratios», ha dichiarato, spiegando come l’attuale impianto regolatorio, fortemente basato su modelli complessi e ponderazioni del rischio, risulti poco adatto a intermediari che operano prevalentemente nel credito di prossimità. Accanto a questo punto, Dell’Erba ha richiamato anche la necessità di un «rafforzamento dell’articolo 97, la revisione della definizione di enti piccoli e non complessi, l’estensione delle semplificazioni riconosciute agli enti piccoli e non complessi come enti dell’economia sociale», delineando un insieme di interventi pensati per ristabilire un principio di proporzionalità tra regole e dimensione degli operatori.

L’obiettivo, ha spiegato, è quello di costruire un quadro normativo più aderente alla realtà concreta delle banche cooperative, evitando che regole concepite per grandi gruppi bancari sistemici finiscano per penalizzare chi svolge una funzione territoriale e mutualistica. Dell’Erba ha riconosciuto che si tratta di una piattaforma ambiziosa, ma ha parlato apertamente di «una fase di nuova elaborazione», rivendicando la necessità di superare un impianto regolatorio figlio di un contesto storico ormai mutato. «Quella normativa che nasce dalla paura del 2009 è una normativa che ormai viene avvertita come superata», ha affermato, sottolineando come strumenti pensati per contenere i rischi della finanza globale finiscano oggi per ostacolare proprio le banche che non fanno speculazione, ma sostengono famiglie e imprese nei territori.

Nel ragionamento di Dell’Erba, il nodo centrale resta il rilancio dell’economia reale. Il messaggio, sintetizzato nell’affermazione secondo cui “il sistema economico ha bisogno di essere rilanciato”, richiama la fine della lunga fase emergenziale seguita alla crisi finanziaria del 2009 e mette in luce come una regolazione costruita sulla paura rischi oggi di frenare lo sviluppo. Senza un adeguato flusso di credito verso l’economia reale, ha osservato, il Paese non può crescere, e le banche territoriali devono essere messe nelle condizioni di operare efficacemente, senza essere appesantite da vincoli sproporzionati.

Entrando nel merito delle richieste avanzate da Federcasse, Dell’Erba ha ribadito la necessità di un regime prudenziale maggiormente basato sul leverage ratio, privilegiando indicatori semplici e trasparenti come il rapporto tra capitale e totale dell’attivo rispetto a modelli di calcolo complessi. Un’impostazione che risponde a un’esigenza di semplificazione e di maggiore leggibilità della vigilanza. Centrale è poi il rafforzamento dell’articolo 97, richiamato come presidio del principio di proporzionalità normativa, secondo cui banche diverse per dimensione, modello di business e rischio non dovrebbero essere soggette alle stesse regole. In questa prospettiva si colloca anche la richiesta di una revisione della definizione di “enti piccoli e non complessi”, con l’obiettivo di ampliare la platea degli intermediari riconosciuti come strutturalmente meno rischiosi e di estendere loro le semplificazioni regolamentari previste.

Infine, Dell’Erba ha evidenziato il valore politico e culturale del riconoscimento delle Banche di Credito Cooperativo come enti dell’economia sociale. Non semplici intermediari finanziari, ma soggetti che svolgono una funzione di interesse generale, contribuendo alla coesione dei territori e al sostegno dell’economia locale. Un ruolo che, secondo Federcasse, dovrebbe trovare un riscontro chiaro anche nelle regole, affinché la vigilanza non diventi un freno, ma uno strumento coerente con la missione mutualistica del credito cooperativo.

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